F1 | Quel che manca a Verstappen

Che Max Verstappen fosse destinato a diventare un campione lo si è capito subito, fin dal momento in cui si è affacciato, giovanissimo, alla ribalta della Formula 1, per poi diventare presto un vincente.

Che poi possa diventare un Campione del Mondo è anche molto probabile, viste le più recenti sue performances con una Red Bull che in questa stagione sta offrendogli un mezzo decisamente formidabile.

Ma detto questo mi permetto di osservare che Verstappen sarà probabilmente, si, un Campione del mondo, magari già da quest’anno, però difficilmente diventerà un “personaggio”.

Tanto per intendersi: Mansell, Piquet, Senna, oltre a Villeneuve e persino Alonso, ed infine Hamilton sono stati personaggi conosciuti ed amati – o criticati e maldigeriti – ma comunque sempre “personaggi” per i quali la gente stravedeva e parteggiava. Diciamo che il percorso di Verstappen sembra piuttosto simile a quello di Vettel ( in versione pre-ferrarista ) o di Prost: piloti che hanno ottenuto titoli mondiali a ripetizione ed il riconoscimento delle proprie qualità eccelse ma che quasi mai hanno infiammato i cuori oppure suscitato quell’interesse spasmodico che ha travalicato l’ambiente degli appassionati puri della F1 per diventare protagonisti nei campi più disparati: “personaggi” appunto, capaci di interessare anche chi ben poco sa delle corse.

Tanto per fare un esempio un po’ lontano nel tempo, Manuel Fangio era un campione indiscusso con i suoi cinque titoli iridati, ma era piuttosto scostante, poco amato seppur apprezzato. Ben diversamente da Stewart, Graham Hill o Niki Lauda che hanno lasciato dietro di loro una scia di simpatia o di rispetto.

Ecco, quel che manca a tutt’oggi a Max Verstappen è la capacità di suscitare empatia.

E’ pur vero che è molto giovane, ma se riesce a maturare anche sotto il profilo della simpatia potrà entrare nell’olimpo dei “personaggi”.

 


Renato Ronco

giornalista, specializzato in motoring sportivo e commerciale dal 1963