F1 | Hesketh, ricchi capricci

 

Sesto appuntamento della nostra collana dedicata ai team inglesi che hanno fatto la storia della F1. Oggi è il turno della Hesketh, team fondato dall’eccentrico lord Alexander Hesketh che ha militato qualche anno in F1, ha dato i natali alla stella di James Hunt per poi sparire dopo non troppo tempo senza il clamore e le bollicine dello champagne che avevano accompagnato il suo debutto. Una storia che vale la pena raccontare.

| di Federico Sandoli

 

Negli anni 70 una serie-TV, The Persuaders, raccontava di un ricco lord inglese, lord Brett Sinclair, che, appassionato di corse, aveva fondato un suo team e partecipava vincendo ad alcune corse. Dalla fiction alla realtà il passo è breve, infatti negli anni 70 un lord inglese, Alexander Hesketh, appassionato di corse e già proprietario di un team di F3, decise di fare il grande salto e debuttare nella massima formula.


Lungimirante, o solo fortunato come si diceva nell’ambiente, si avvalse di un giovane ingegnere di grandi speranze, Harvey Postlethwite e di un pilota di gran temperamento, sensibile al fascino femminile ma dotato di grandi potenzialità: James Hunt.


Al debutto la macchina palesa i soliti e prevedibili problemi di gioventù ma, nonostante i problemi, le prestazioni però sembrano esserci. Al GP di Svezia, infatti, la squadra riesce a conquistare il terzo posto regalando un sorriso al facoltoso proprietario. Non sarà l’unico di quella stagione. 


Nonostante l’episodio scandinavo, però, l’atteso salto di qualità vero e proprio tarda ad arrivare, e la squadra ripiomba nell’incubo dei problemi tecnici di inizio stagione.


L’impegno del giovane Postlethwite è totale. Verso la fine della stagione la squadra sembra alzare la testa riuscendo a finire a punti altre tre volte, con due podi, e conquistando il sesto posto finale nella classifica generale.


Galvanizzato dal risultato finale, Lord Hesket annuncia che per la stagione 75, la sua squadra sarà sicuramente protagonista andando a rompere l’egemonia di Ferrari, McLaren e Lotus.

 

 


La scuderia raccoglie consensi e simpatia. Si racconta che nel box Hesketh lo champagne fosse consumato a fiumi, anche dai meccanici, arrivando ad offrirlo addirittura ai giornalisti e ai tifosi che pian piano assediavano la piazzola di lavoro del team.


Con questa atmosfera gioiosa il team arriva in Olanda, dove nonostante i proclami, i risultati dovevano ancora arrivare. Ma quel giorno la roulette della F1 aveva deciso di far uscire il numero 24. Favoriti dal meteo variabile la macchina inglese si ritrovò in testa e, James Hunt, per niente intimorito, riuscì a tenere testa alla Ferrari di Lauda che, dopo aver provato ad attaccare la Hesketh, capì che contro Hunt quel giorno non c’era nulla da fare.


Finalmente entrato nel novero dei vincitori, il team comincia a diventare preda della campagna acquisti da parte delle altre squadre. Hunt si trasferisce alla McLaren, conquistando un discusso titolo, e Postlethwite alla Wolf per cominciare a dar vita al progetto F1 che arriverà a maturazione nel 1977.

 

 

Orfana dei suoi gioielli, Alexander Hesketh si rende conto che nulla può fare se non partecipare alle corse solo per assicurarsi i premi gara maturati gli anni precedenti. Ma la magra di risultati furono tali da far sparire il facoltoso patron dai box.

 


Unica nota positiva della stagione 1976 fu che i piloti Hesketh furono protagonisti del salvataggio di Niki Lauda, avvolto dalle fiamme, nel rottame della sua Ferrari al Nurburgring. In tutta la stagione fu davvero l’unica nota positiva. E, per il 1977 la situazione non migliorò, anzi problemi finanziari e di affidabilità relegarono la scuderia al ruolo di comprimaria.


Nel 1978, ormai totalmente demotivato, Hesket prova l’esperimento di mettere in macchina Divina Gallica, giusto per garantirsi degli sponsor. Ma inutilmente. Al Gran premio del Sud Africa, infatti, la squadra chiude i battenti e si ritira lasciando un bel ricordo ma niente di più.


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