USA 1982: quando "il tempo si fermò" grazie a Niki Lauda
 

 


USA 1982: quando “il tempo si fermò” grazie a Niki Lauda

Prediamo a prestito un’affermazione che Renato Ronco, apprezzato editorialista della nostra testata, ebbe a dire all’indomani della vittoria di Niki Lauda al GP USA 1982, corso sul cittadino di Long Beach.

Il conduttore di Crono aveva ragione: il tempo pareva essersi fermato già dal sabato, quando De Cesaris, con la splendida Alfa 182, progettata da Ducarouge e gestita dall’Autodelta del corpulento ingegner Chiti, centrò una fantastica pole position strappandola a Lauda su McLaren-Cosworth. Ne scaturì un siparietto simpatico con Lauda che, recatosi al box Alfa, raccomandò all’italiano di partire bene ma di non farsi illusioni perchè a metà gara lo avrebbe passato.

Ma mentre l’Alfa rideva, la Ferrari piangeva. La 126-C2 era una macchina sicuramente competitiva, con un effetto suolo talmente efficiente da arrivare a generare valori di carico vicino ai 25000 kg. Il cocktail perfetto, però, aveva bisogno delle giuste dosi e a Maranello faticavano a compensare la maggiore tenuta con la maggiore potenza e i nuovi pneumatici Good Year. Alla fine delle qualifiche, infatti, Gilles finì settimo mentre Pironi sprofondò più indietro in griglia, anche perchè bloccato nel suo giro buono da una Renault in fase di rientro ai box. Un po’ per sfregio ai regolamenti e un po’ per genialità, durante il warm up Forghieri fece sdoppiare l’ala posteriore ottenendo subito dei significativi miglioramenti e optando di usare quella configurazione per la corsa.

La gara partì subito con De Cesaris al comando su un Lauda che, sornione, si accomodò al secondo posto tenendo bene in vista l’Alfa. Villeneuve, autore di una solita grande partenza, si trovò subito nei primi sei e a combattere con Rosberg e la sua Williams. Davanti Lauda cominciò ad avvicinarsi all’italiano che infilò, al giro 35, alla fine del rettilineo andando a prendersi la prima posizione con autorevolezza.

Tutto finito? NO!

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Villeneuve e Rosberg si sfidarono ruota a ruota, senza mai commettere scorrettezze ma con una condotta dura, arrivando anche a passarsi a vicenda ripetutamente fino a quando Rosberg, in fondo al rettilineo, frenando al limite, obbligò il canadese a fare altrettanto. Risultato: la Ferrari partì in un testacoda controllato da Gilles, che riuscì a non far spegnere il motore e evitare i muretti del circuito.

Quando la gara sembrava assestarsi con Lauda primo, De Cesaris secondo, Rosberg terzo e un rimontante Villeneuve in quarta posizione, ecco il colpo di scena finale: un’innocua nuvola di fumo alzatasi dal posteriore della sua Alfa, fece distrarre l’italiano che non poté evitare un muretto e il mesto ritiro.

A quattro anni dall’ultima vittoria, Lauda vinse e convinse. Si, il tempo si fermò davvero. Chi non visse le imprese giovanili di Lauda con la Ferrari, l’averlo visto correre quel giorno rappresentò un’emozione grande per quanta intelligenza, stile e cinismo l’austriaco seppe trasmettere durante quell’ora e quaranta minuti di gara. A corsa finita andò addirittura da De Cesaris a raccomandargli di essere più freddo, perchè la macchina, secondo Lauda, andava sentita e soprattutto osservata solo in rettilineo, quando nessun ostacolo può interferire.

La Ferrari fece parlare di se solo per la squalifica a fine gara, nonostante il terzo posto conquistato, perchè ritenuta irregolare a causa dell’ala sdoppiata scatenando una ridda di polemiche che portarono alla protesta


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