Quello che la F1 non ha saputo fare

Settembre1994. Pista di Laguna Seca, California. Sta per partire l’ultima prova del Campionato di Formula IndyCar. Sono nella postazione di commento e mi appresto ad effettuare la telecronaca in diretta della gara. Ma nel giro di formazione accade qualcosa di inaspettato.

Anziché partire secondo lo schieramento delle qualifiche, a sorpresa per tutti, pubblico e stampa, non è il poleman a muoversi per primo ma è Mario Andretti, che ha il quinto tempo.

Il mitico Mario è alla sua ultima gara della carriera in Formula Indy. Ha 54anni ed ha vinto sia la 500 Miglia di Indianapolis che il titolo di Campione della F. Indy. In Formula 1 ha gareggiato e vinto anche con la Ferrari ed è stato Campione del Mondo nel 1978 con la Lotus. Ha gareggiato e vinto con le Ferrari e le Alfa Romeo Sport. Ha tentato anche la 24 Ore di Le Mans per poter conquistare il grande Slam giungendo secondo nel 1995

Mario è un pilota conosciuto in tutto il mondo ed amato dai tifosi americani. Quasi in ogni città o villaggio degli USA c’è un club di suoi fans. Affetto meritato perché Mario, oltre che un grande campione che ha corso con tutto e dappertutto è una persona umanamente squisita: e lo è sempre stato. Si, prima o poi ve lo dobbiamo raccontare il grande “Mario”.

Per la sua ultima gara la F. Indy ha dunque deciso di porgere un omaggio al grande pilota: effettuare tutto il primo giro davanti allo schieramento , mentre la folla di appassionati – e qui sono tanti e veri – applaude ed inneggia al grande campione che saluta dall’abitacolo, accompagnato dall’entusiasmo dello speaker e di tutto il paddock.

Il giro di ricognizione e di saluto di Mario Andretti

Quello che la Formula 1 non ha mai saputo fare!

Al termine del giro Mario riprende la sua posizione in terza fila e la gara di avvia allo start.

Una scena stupenda, emozionante, che ho vissuto in prima persona e con il privilegio di poterla raccontare in diretta al pubblico italiano di appassionati non solo della F. Indy ma di tutto lo sport automobilistico.

La cerimonia – così la si può definire – non era stata annunciata, ma in realtà era la conclusione di un’operazione che aveva preso il via ad inizio stagione con la prova di Phoenix, a marzo, quando Andretti aveva annunciato che quello sarebbe stato il suo ultimo anno di gare.

L’operazione si chiamava “ Arrivederci Mario” e per tutto l’anno aveva coinvolto, gara dopo gara, una serie di incontri con i tifosi. Addirittura la Coca-Cola aveva prodotto per tutto l’anno una serie di lattine della bevanda con l’immagine di Andretti e la scritta “ Arrivederci Mario” ( un cimelio che conservo gelosamente) che ora fa parte dei memorabilia della F. Indy e del pilota, insieme a magliette, cappellini e gadget vari che per tutto l’anno sono stati acquistati ed ambiti da una marea di appassionati. Un’ulteriore prova di quanto Andretti sia stimato ed amato negli USA.

Purtroppo in Formula 1 non si è mai stati capaci di salutare in questo modo i grandi protagonisti della storia ormai più che sessantennale della specialità.

Sappiamo che la Liberty Media, nuovo proprietario della categoria, ha grandi progetti per avvicinare la gente alle piste, alla F 1. Questo episodio legato all’addio alle corse di Mario Andretti potrebbe essere un’idea da seguire


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Renato Ronco

giornalista, specializzato in motoring sportivo e commerciale dal 1963

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