F1 | Wehrlein e lo strano triangolo Mercedes-Sauber-Ferrari

Negli ultimi sei mesi, il tedesco, da primo candidato al sedile Mercedes, è passato anche alla “panchina” in Sauber. Tra forniture di motore e giochi politici, facciamo il punto della situazione, con un po di fantasia…

di Giuseppe Gomes

Quando, all’alba del sabato di Melbourne, gli appassionati italiani al risveglio sono stati subito accolti da una grande notizia: dopo 8 anni, finalmente, tornava un pilota italiano in F1. Una notizia straordinaria per lo “stivale”, se non fosse che, dall’altra parte del box, c’era un pilota, che fino alla prima metà della stagione 2016 veniva visto come “il nuovo Hamilton”, capace di portare a punti la misera Manor, sull’impegnativo tracciato di Monaco, proprio come aveva fatto, un paio di anni prima, il compianto Jules Bianchi. Stiamo parlando del campione DTM Pascal Wehrlein. Giusto 365 giorni fa tutti parlavano di un astro nascente, un predestinato, nessuno si sarebbe aspettato un futuro del genere. Prima Ocon, poi Bottas e ora Giovinazzi, sembra che per Wehrlein le porte della Formula 1 si stiano piano piano chiudendo. Colpa dell’incidente alla Race Of Champion? In gran parte si. Certo è che se non fosse decollato su Felipe Massa, ora non si parlerebbe di un possibile problema “politico” sull’ambitissimo sedile della Sauber C36. Perché problema politico? Tiriamo in ballo qualche elemento.

Da una parte c’è Sauber, motorizzata Ferrari e che non nasconde di essere in trattativa con Mercedes ed Honda per la fornitura della power unit per la prossima stagione. Già, proprio la Mercedes, quella che aveva infilato Wehrlein nell’abitacolo della W07 con il ruolo di terzo pilota, e che è stato parcheggiato al team elvetico durante questo inverno. Poi l’incidente a Miami alla ROC, con annesso tutto il tempo  necessario per riprendere perfettamente la forma fisica, necessario con queste nuove Formula 1 moto più fisiche. Il problema non è tanto il periodo di stop, ma il suo sostituto, il vice campione di Formula 1 nonché terzo pilota Ferrari: Antonio Giovinazzi. In mezzo a tutto ciò c’è la Sauber che, se da una parte subisce le pressioni di Mercedes che vorrebbe (seguendo le parole di Toto Wolff) al più presto il ritorno di Pascal al volante, magari forte di un’ipotetica clausola sulla fornitura di motori per il 2018, dall’altra ha Ferrari, storico partner di Sauber, occasionalmente alleato per la crescita dei propri piloti.

Vogliamo condire questa situazione con un po’ di fantamercato? Aggiungiamo le parole di Marchionne, che non ha mai nascosto di voler riportare il marchio Alfa Romeo in Formula 1. Come vedreste un ritorno del “Biscione” sul cofano del team elvetico con un pilota italiano al volante? Ok, magari è un’esagerazione, ma si sa, nello sport tutto può succedere. Certo è che prima o poi Werhlein tornerà in pista (già alla terza gara in Bahrain) e, a quel punto, a pesare saranno le prestazioni di Giovinazzi che, in una situazione così delicata, rischierebbero di aggravare la posizione già precaria dell’ex Manor. Dopo che la prima gara del mondiale ci aveva regalato ottimi spunti però, l’italiano in Cina non è riuscito a replicare le ottime prestazioni, andando a muro al sabato in qualifica e alla domenica in gara.

Ma anche in un week end difficile come quello cinese, il pilota italiano, è apparso comunque pronto per il grande salto, se non ancora solo grazie alle prestazioni, sicuramente grazie le sue dichiarazioni. Parole di un pilota maturo, con ampi margini di miglioramento, e sul quale il presidente della Ferrari, Sergio Marchionne, vuole fermamente puntare.  Nella speranza che il “buon Giovi” non debba aspettare i guai altrui per poter fare definitivamente il suo salto Formula 1, Wehrlein (e Mercedes) permettendo.


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