F1 | Storia: GP Europa 1997, la grande illusione

Il Gran Premio d’Europa del 1997 rappresentò il primo concreto assalto al titolo mondiale da parte della Ferrari targata Montezemolo. La Scuderia modenese era dal lontano 1990 che non era protagonista nella lotta al titolo e un grande entusiasmo invase l’orda degli appassionati della Rossa.

Stanchi di continue sconfitte fino all’anno prima, la squadra corse Ferrari per il 1996 decise, a costo di sacrifici economici non irrilevanti, di prendere il miglior pilota in attività: Michael Schumacher.

Dopo una stagione interlocutoria, nonostante una macchina non all’altezza delle migliori (ovverosia la Williams-Renault), Schumacher e la Ferrari riuscirono ad aggiudicarsi tre gran premi e, grazie anche a qualche buon piazzamento, riuscirono a classificarsi al secondo posto nella classifica finale tra i Costruttori e al terzo tra i Piloti.

Il 1997 si apri con l’imperativo di sfidare concretamente la Williams nella scalata al titolo. La nuova monoposto, siglata F310B, non si rivelò subito competitiva; probabilmente Barnard non riuscì ad indovinare del tutto il progetto, costringendo Montezemolo a licenziarlo a stagione iniziata. Su consiglio di Schumacher, ma i nomi erano già scritti nell’agenda di Todt, la Ferrari assunse Ross Brawn come direttore tecnico in pista e Rory Byrne come capo progettista.

1141884_villeneuveschumacher_thumb_bigI risultati cominciarono a vedersi, un secondo posto a Imola fece da preludio a un trionfante GP di Monaco, dove sotto il diluvio Schumacher riusci’ a rifilare anche 5 secondi al giro agli avversari. In quell’anno lo sfidante di michael era Jacques Villeneuve. Un cognome gigantesco in un pilota di dimensioni normali.

Forte di una macchina imbattibile e di una ridda di polemiche montate ad arte si arrivò alla finalissima del campionato a Jerez de la Frontera, dove si disputo l’edizione del Gran Premio d’Europa. In Ferrari regnava un certo ottimismo, il loro pilota era in testa alla classifica, con un solo punto di vantaggio, e contavano molto sulla freddezza del tedesco a saper gestire queste situazioni. A vedere bene Michael in quei giorni, si scorgeva una tensione sconosciuta per il personaggio ma appena indossato il casco e sceso in pista le ansie e le tensioni sparirono.

Durante le prove ci fu un fatto curioso non sottolineato dai più, Jacques Villeneuve era spesso protagonista di frenate al limite e conseguenti uscite di pista alla curva Dry Sac, l’unico vero punto dove tentare un sorpasso a Jerez. Le qualifiche registrarono per i primi tre classificati lo stesso tempo: Villeneuve, Schumacher e il team-mate del canadese Frentzen registrarono gli stessi tempi di qualifica al millesimo.

Il giorno della gara i due sfidanti si schierarono affiancati, pronti a darsi battaglia allo scattare del semaforo. Alla partenza, Villeneuve fece slittare le gomme permettendo a Schumacher di scattare in testa e dominare agevolmente la corsa. I doppiaggi crearono qualche problema ad entrambi i contendenti ma si arrivo all’ultima parte di gara con la Ferrari in testa e la Williams seconda in un circuito dove superare e praticamente impossibile. Dati alla mano, mancavano una manciata di minuti per iniziare a festeggiare la Ferrari mondiale.

Successe però una cosa strana, Schumacher cominciò a rallentare e dai box, preoccupati, gli chiesero se avesse qualche problema Il tedesco rassicurò i tecnici che stava solo controllando la gara. Al 47. giro la Williams era molto vicina alla Ferrari e alla curva Dry Sac sorprese il tedesco con un attacco deciso quasi senza speranza, Schumacher d’istinto chiuse la traiettoria, la Williams troppo veloce paradossalmente fece leva sulla Ferrari e nonostante un evidente colpo sulla fiancata riusci a compiere la manovra ai danni della Rossa, che mestamente andò a parcheggiarsi nella sabbia.

Gli ultimi giri divisero gli appassionati: c’era chi sperava in un improvviso stop della macchina inglese, visto che l’urto era comunque stato notevole e la possibilità era più che concreta, e c’era chi, scagliandosi contro la manovra antisportiva del tedesco, sperava in una vittoria del Canadese. La Williams rallentò ancora, permettendo a Hakkinen, su McLaren-Mercedes, e al compagno di squadra Coulthard di superarlo e andarsi ad aggiudicare la gara. All’arrivo dietro le due McLaren, a digiuno di vittorie da quando Senna lasciò il team, si classificò proprio il canadese che grazie ai 4 punti conquistati vinse il titolo per un punto sul tedesco della Ferrari Michael Schumacher.

E’ inutile dire che le polemiche divamparono sovrane, il tedesco della Ferrari si chiuse in un silenzio tombale; tutti, sostenitori e non, ricordiamo il Presidente del Consiglio Prodi che in mondovisione stigmatizzò il comportamento del tedesco come antisportivo e non tipico di un campione, presero a mira il ferrarista che, sempre più solo, riuscì a rifugiarsi nel calore della famiglia e della squadra.

podium_1997_jerez_04_phcIl presidente della FIA di allora, Max Mosley, decise di punire il comportamento antisportivo del tedesco togliendolo dalla classifica e giudicando la manovra intenzionale ma non premeditata. Il provvedimento non colpì la Ferrari, che mantenne i punti conquistati e la seconda piazza nel mondiale costruttori.

Che dire, si parlerà molto di questo Gran Premio; la manovra di Schumacher fece passare in secondo piano il ritiro di Berger e della Renault dalle competizioni. Di sicuro, il tedesco era già stato protagonista in passato di manovraediscutibili, ad Adelaide nel 1994, e la Formula 1, forse, aveva deciso di mettere fine a questi comportamenti che hanno da sempre caratterizzato l’ambiente ma che stavano diventando ingombranti da tollerare.


1 Star2 Stars3 Stars4 Stars5 Stars (No Ratings Yet)
Loading...

Lascia un commento