F1 Storia: GP Italia 1952, il trionfo di Ascari

4 settembre 2015 – Il Gran Premio d’Italia, agli albori della Formula 1, si presentava come una gara particolarmente affollata, e quelle gare si presentarono come delle maratone estenuanti che non erano nemmeno lontane parenti delle gare sprint attuali.

La distanza che infatti venne percorsa a Monza nell’edizione che stiamo per raccontare è di 504 km e la distanza di gara supererà le due ore. Ma erano altri tempi, quelli in cui a vincere poteva anche non essere una Formula 1, ma un’altra vettura. Sì, perché nel Campionato 1952 a sfidarsi nel Mondiale insieme alle monoposto di Formula 1 ci saranno le vetture di Formula 2, alle quali verrà riservata la competizione.

Ma la scuderia del Cavallino rampante, anche con la F2 ci sa fare, eccome! Infatti, a Maranello si decise di abbandonare la 166, equipaggiata con un V12, per dare sfogo al 4 cilindri in linea montato sulla 500, un propulsore tanto affidabile quanto prestazionale e la vettura sembra nata bene, tant’è che Piero Taruffi vinse subito. Ma a questa vettura ha un valore aggiunto, che ha un nome e un cognome e pure un soprannome: Ascari_Ciccio, ossia Alberto Ascari, che appena si mette al volante riesce a fare solo una cosa: vincere. Non c’è altro risultato se non il primo posto, con gli attacchi che gli arrivano prevalentemente dal nutrito gruppo dei compagni di squadra. Si arriva all’ultima gara del Mondiale con una lotta quasi chiusa, ma non del tutto, con protagoniste assolute le tre 500 F2 di Ascari, Farina e Taruffi. Un dominio che lascia senza parole tutti gli avversari, totale e che nel corso della stagione vedrà molto spesso due ferraristi sul podio.

E saranno proprio i tre alfieri della Casa di Maranello, Ascari, Farina e Taruffi, a giocarsi il titolo all’ultima gara, con un quarto incomodo. Ma partiamo dalle qualifiche, dove a partire ci sono 35 piloti, dei quali verranno selezionati i migliori 24. E tanto per dare un segnale forte, le tre Ferrari di Ascari, Villoresi e Farina occupano i primi tre posti in griglia, affiancati da Tritignant. Alle loro spalle, una vecchia conoscenza di Maranello, José Froilan Gonzalez, passato alla Maserati. Tutti lontanissimi, con Ascari che ha 9 decimi di vantaggio su Villoresi e gli altri ravvicinati, con una scala di valori che ricorda molto quella attuale. Così lontana, così vicina era quella Formula 1 degli inizi, con ritmi molto più lenti degli attuali ma con una competizione comunque serrata, in cui c’era una gara nella gara con molti altri piloti che avevano lo stesso mezzo .

Ascari sembra destinato a essere il mattatore della gara, ma c’è una sorpresa in arrivo  dalle immediate retrovie: si tratta proprio di Gonzalez, che brucia le tre Ferrari e prende il comando della gara, mantenendolo a lungo, molto a lungo. Copre, infatti, poco meno di metà gara in testa, prima di fermarsi ai box per il pit-stop e cedere il comando ad Ascari, che vola verso il trionfo. Una gara decisa da un unico episodio, ma che ha un Leitmotiv molto spiccato: il trionfo dell’Italia automobilistica. Ascari, infatti, vince davanti a Gonzalez, Villoresi e Farina, Bonetto, Simon, Taruffi e Landi. 5 Ferrari e 3 Maserati ai primi 8 posti (10 monoposto italiane nei primi 11 posti), con le marche straniere letteralmente demolite. Oltre alla gara, Ascari, che aveva vinto le 5 precedenti gare, conquista anche il titolo, davanti a Farina e Taruffi che anche in qwuesto caso distanziano gli avversari. Un trionfo tutto italiano che si compie a Monza, sulla pista che regala a Enzo Ferrari la prima della lunga serie delle sue gioie terribili.


Cristian Buttazzoni

"Life is about passions. Thank you for sharing mine". (M. Schumacher) Una frase, una scelta di vita. Tutto simboleggiato da un numero, il 27 (rosso, ma non solo)