F1 Justin Wilson, una tragedia già vista

25 agosto 2015 – Non ce l’ha fatta Justin Wilson, il pilota britannico coinvolto domenica sull’ovale di Pocono in un terribile incidente. Formula 1 e Indycar, lontane anni luce per come concepiscono il modo di correre, vengono oggi accomunate in un tragico destino. La testa del pilota in monoposto è da sempre  la parte che corre più rischi.

 

La dinamica, una fatalità. Le immagini hanno davvero dell’incredibile. Una vettura si schianta all’uscita di curva, esplode in mille pezzi, tra cui il musetto che vola in aria  per ricadere sul casco del povero Wilson che arrivava staccato di decine di metri. Di incidenti del genere ne capitano ad ogni gara in Indycar, qui la sfortuna di trovarsi al momento sbagliato nel posto sbagliato ha creato la fatalità.

Non è nostro compito, ci occupiamo di F1, dire come sono e cosa pensiamo delle gare d’oltreoceano ma una riflessione va fatta. l’incidente riapre la polemica, speriamo un dibattito costruttivo, sulla questione sicurezza in relazione alla testa del pilota. E’ successo in Indycar ma poteva succedere in F1, entrambe le categorie come GP2, GP3, World Series e tante altre condividono lo stesso pericolo potenziale. La testa è priva di protezione.

Così lontane così vicine. F1 e Indycar sono monoposto diverse in tutto ma anche simili. La Indycar dopo la morte di Wheldon a Las Vegas in sicurezza ha fatto passi da gigante paragonabili (il paragone è azzardato, lo so) a quelli che la F1 fece dopo la morte di Senna. Dallara, orgoglio italiano che fornisce i telai alla serie americana, ha sviluppato monoposto sempre più sicure addirittura carenate al posteriore per evitare gli effetti catapulta in caso di contatti ad altissima velocità. Non è bastato.

In F1 nel 2009 Felipe Massa ha subito un grave infortunio alla testa a causa di una molla rimbalzata in pista, nel passato addirittura il grande boss di Red Bull ci ha rimesso un occhio, Tom Price a Kalayami nel ‘77 la vita come qualche anno in gare minori fa Surtees. L’analogia con il corpo estraneo che colpisce il casco del pilota è sempre la stessa.

Abitacolo aperto. Da sempre nelle gare di monoposto a ruote scoperte la testa è l’unica parte del piota esposta. Formula 1 o Indycar non fa differenza, l’enorme livello di sicurezza raggiunto dalla macchine moderne prima o poi sarà sempre ridimensionato da tragedie considerate poco prima circostanze impossibili. Jules Bianchì e da oggi Justin Wilson sono le prove.

Non si può stravolgere il mondo delle monoposto, non possono d’un tratto divenire chiuse, ma il tempo per uno studio davvero serio ed avanzato per cercare una soluzione che elimini questo tallone d’Achille oggi è diventato più che mai maturo.


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Alessandro Francese

Appassionato di sport, motori e Alfa Romeo ho sempre cercato di fare dei miei interessi un lavoro. Dalla tesi su Gianni Brera al mio impegno quotidiano in una concessionaria, almeno in parte, credo di esserci riuscito. Questo però è solo l'inizio! "Se una persona non ha più sogni, non ha più alcuna ragione di vivere." Cit. Ayrton Senna

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