F1 Alonso vittima della crisi tecnica Ferrari

18 febbraio 2015 – Chi si ricorda la battuta con cui Fernando Alonso disse che, ai tempi della Ferrari, volesse come regalo di compleanno le macchine degli altri, che rispondevano all’epoca al nome di Red Bull? Questa frase ha scatenato un vero e proprio vespaio di polemiche, con diversi interventi stizziti da parte dello stato maggiore della Ferrari, ma era di tutta evidenza che Fernando aveva messo il dito nella piaga, denunciando un deficit tecnico che era sotto gli occhi di tutti.

E a distanza di 5 anni non mancano le voci autorevoli che confermano la tesi dello spagnolo, ossia che la Ferrari in quei 5 anni si sia involuta, entrando in una regressione tecnica che solo i risultati dello spagnolo contribuivano a risollevare. Ne è convinto l’ex-pilota della McLaren John Watson, secondo cui:

Watson-6“Alonso starà davanti a Button e lo dico senza ombra di dubbio. Come prestazione assoluta, almeno secondo me, Fernando è superiore a Jenson e lo dico guardando i risultati dello spagnolo in Ferrari. Negli ultimi anni ha sempre guidato dei catorci e nonostante questo ha portato le proprie vetture nella zona alta della classifica. Ha sempre portato a casa ottimi risultati e questo è innegabile”

L’analisi di Watson è lapidaria, la Ferrari stava davanti solo per i risultati dello spagnolo e non certo per le capacità tecniche dei suoi ingegneri. E a rincarare la dose ci pensa Adrian Campos intervistato da AS, secondo cui Alonso avrebbe avuto ben altri riconoscimenti se fosse stato adeguatamente supportato dal reparto tecnico:

“Se avesse perso per colpa sua forse, ma dato che gli sbagli sono da imputare ad altri, non penso. Ha un’incredibile reputazione nel paddock. Per tutti è il migliore e se non ci fossero state circostanze avverse avrebbe vinto quattro/cinque mondiali”

Anche per lo spagnolo, alla base della decisione di Alonso ci sono le evidenti lacune che si erano palesate in Ferrari:

campos“Partendo dal principio che solo lui conosce bene tutti i punti della questione credo si debba solamente portare rispetto per la decisione presa e che comunque ritengo la migliore. Purtroppo si è trovato nella peggior epoca della Rossa, con una grande confusione organizzativa ai vertici, la partenza del Presidente Montezemolo, l’approdo di dirigenti che nulla sapevano di corse e l’incapacità della squadra di fare gruppo e seguire una stessa direzione. In pratica gli è mancata la presenza di figure del calibro di Jean Todt e Ross Brown. Ad ogni modo se ha scelto così è perché ha visto e ha avuto rassicurazioni in merito alla bontà del progetto Honda e di Woking”.

Adesso, a voler fare l’avvocato del diavolo, verrebbe da dire che anche l’atteggiamento dello spagnolo ha incendiato il clima e forse ci sono stati anche dei limiti tecnici suoi, ma è anche chiaro che certe richieste (fatte in modo implicito) non sono state esaudite e i risultati si sono visti. E pare altrettanto strano che adesso, dopo l’uscita dello spagnolo, siano arrivati proprio quei cambiamenti che lui stesso auspicava.


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Cristian Buttazzoni

"Life is about passions. Thank you for sharing mine". (M. Schumacher) Una frase, una scelta di vita. Tutto simboleggiato da un numero, il 27 (rosso, ma non solo)

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