F1 | Un paio di cose che so di Ayrton Senna

Ho letto in questi giorni con molto interesse le cronache di F1sport sul Minardi day e sul Senna day, non avendo potuto intervenire di persona alle due iniziative.

In particolare ho seguito le interviste ai vari personaggi sulla commemorazione di Ayrton Senna. Da quella di Emanuele Pirro, al quale Senna doveva una parte dei suoi successi perché Emanuele fece migliaia di chilometri di test in Giappone per migliorare la macchina, a quella di Jo Ramirez.

Ed a questo punto vorrei fare un paio di precisazioni in relazione alle dichiarazioni di Jo Ramirez, un uomo che ha vissuto accanto ad Ayrton pur nella difficile posizione di essere la longa manus di Ron Dennis.

Vorrei spiegare dunque le ragioni del passaggio di Senna alla Williams  che poi gli fu fatale.

Non fu un semplice desiderio di vincere ‘anche’ con altre vetture oltre la McLaren, come dice Ramirez. Il vero motivo me lo confidò il telecronista brasiliano della TV Rede Globo, Galvao Bueno vero grande amico e confidente di Ayrton, 15 giorni dopo l’incidente quando ci vedemmo a Monaco per il Gran Premio successivo. Bueno fu uno dei pochissimi che poterono entrare nell’ospedale dove fu certificata la morte di Senna avvicinandosi a lui, e mi spiegò esattamente la dinamica del braccetto assassino della sospensione che penetrò appena un centimetro sotto l’apertura del casco per la visiera provocando l’irreversibile evento.

No, il vero motivo fu il desiderio unico, sfrenato di vincere gare e titoli che invece la McLaren non gli consentiva. Dopo la stagione 1993 scarsa di risultati a causa del motore Ford, insufficiente per opporsi alla concorrenza – e ciò nonostante Ayrton fece gare splendide – e dopo la decisione di Ron Dennis di non passare al motore Lamborghini, che invece Senna aveva approvato (vicenda che ho già raccontato in passato su questo sito ), ma al motore Peugeot – che infatti nel 1994 si rivelò carente –  Ayrton decise di puntare alla Williams-Renault. La sua fame di vittorie, di successo, era totale.

Diceva a Galvao Bueno: “Io ‘voglio’ quella macchina! ‘Devo’ avere quella macchina! Perché ‘quella’ macchina mi darà il quarto titolo!”. E fu così che si avviò la trattativa col team Williams con l’intervento della Rothmans che prendeva così due piccioni con una fava: acquisiva un campione “personaggio” come Senna e lo soffiava all’avversaria azienda Marlboro. Fu una trattativa breve perché tutte e due le parti desideravano concludere l’accordo.

Purtroppo la storia non si è svolta come Ayrton pensava. Ed oggi lo ricordiamo con tristezza.

L’altra precisazione che vorrei fare riguarda l’ipotesi che Jo fa su Senna alla Ferrari in un indefinito futuro. Per quel che ricordo su questo tema Ayrton era molto cauto. Sapeva che non doveva dare la sensazione di non essere attratto dalla Ferrari, ed anche quando fece un abboccamento con Cesare Fiorio alla fine del 1990 poi lasciò cadere la cosa.

Del resto fin dal 1987 quando gli chiesi se si poteva pensare ad un suo arrivo in Ferrari mi aveva risposto: “ In Ferrari si deve andare quando sei già Campione del Mondo!”, ed anche negli anni successivi, quando Campione lo era già stato e per ben tre volte, al mio accenno sul tema rispondeva con un sorriso neanche troppo enigmatico.

Purtroppo tutte queste spiegazioni (che ho sempre tenuto per me) non ci fanno recuperare quella persona eccezionale di nome Ayrton Senna. Ma ci possono chiarire meglio la sua personalità.


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Renato Ronco

giornalista, specializzato in motoring sportivo e commerciale dal 1963

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