F1 | Una storia per Natale: Una corsa per il Friuli

24 Dicembre 2013 – Vigilia di natale. Tempo di doni, alberi illuminati, presepi animati, panettoni, pandori e chi più ne ha più ne metta. A natale si è anche più buoni e delle volte ce lo dimentichiamo. La Formula 1, e l’automobilismo in generale, seppe una volta ricordarsi di essere umano e fece la propria parte di fronte ad una delle peggiori tragedie italiane. 

6 Maggio 1976, ore 21:00:12. Un terremoto di magnitudo 6.4 della scala Richter fà tremare il Friuli con epicentro individuato nella zona tra Gemona e Artegna, è un ecatombe. I comuni rasi al suolo sono 52, gli sfollati sono oltre 100.000, i danni ammontano a 4.500 miliardi di Lire dell’epoca e i morti sono 989. Le scosse sono avvertite in tutto il nord’Italia e il giorno dopo la penisola si risveglia con quella sensazione di vulnerabilità che si prova solo quando la natura sembra volersi riprendere quello che aveva dato. Le immagini televisive fanno il giro del mondo e mostrano la drammaticità dei fatti. Non si può restare imperturbabili di fronte ad una popolazione in ginocchio. No, non si può proprio.

Gian Paolo Dallara, all’epoca, era un rampante imprenditore parmense. Una carriera iniziata a 23 anni in Ferrari, e proseguita in Lamborghini e Maserati. Da 4 anni gestisce la suo omonima azienda e il suo nome circola sempre di più negli ambienti che contano. Magari anche lui vede al telegiornale le immagini di morte e distruzione, e proprio dentro di lui scatta quella molla che ti fa saltare sulla sedia. Quella molla che ti fa dire nella tua testa: “No! Io con le mani in mano, non ci sto!”. Quella molla è la solidarietà.

Alfa_Ita_Trofeo_r6_c62Gianpaolo Dallara alza il telefono e parla subito con un’altro personaggio storico e indimenticabile che ha reso grande l’automobilismo nostrano senza toccare volante e pedali ma affidandosi a carte e penna: Marcello Sabbatini. L’emerito (per sempre!) nei cuori degli appassionati direttore di Autosprint ha tanto cuore quanta voglia di dire la verità sempre e comunque. Tra Dallara e Sabbatini è bastato poco per abbozzare un mega raduno di grandi piloti e incassare più moneta possibile da devolvere agli sfollati del Friuli, ma non è tutto. Non basta raggruppare un numero ristretto di piloti di categorie minori conosciuti solo dai fan più accaniti e dagli addetti ai lavori. Ci vogliono nomoni altisonanti nel motorsport; gente che, per intenderci, già solo con la dicitura anagrafica fà schizzare al livello della ionosfera l’interesse del pubblico. A quello ci penserà Sabbatini.

Gian Paolo Dallara è nato a Varano de’ Melegari nel 1936. Inutile dire che conosca qualunque membro direttivo del circuito parmense. Ottiene immediatamente la disponibilità totale del circuito a costo zero, il sostegno della sicurezza ad opera della CEA e la possibilità anche di utilizzare gli altoparlanti all’interno del circuito, alla quale dovrà provvedere Mario Poltronieri accorso di sua spontanea volontà. Sabattini sguinzaglia il suo asso nella manica. All’epoca, se dicevi di frequentare la Formula 1, ma non conoscevi Franco Lini, vuol dire che ti avrebbero attaccato sulle spalle l’adesivo di cantastorie. Lini conosce chiunque e insieme a Merzario, nel corso del week end del Gp del Belgio, fa su una schiera incredibile di piloti.

Danno il loro ok: Lauda, Scheckter, Peterson, Regazzoni, Laffite, Brambilla, Pace, Jones e Fittipaldi. Si aggiungono in breve tempo: Merzario, Kessel, Ertl (che insieme a Laffite ha pure rinunciato al rimborso del biglietto aereo), Giacomelli, Lella Lombardi, Zorzi, Flammini, Munari, Cambiaghi e le “guest star” (ma solo per l’occasione) Agostini e Ceccotto. Accetta la sfida anche Renato Molinari, che a pelo d’acqua col suo motoscafo ha vinto qualunque cosa a livello internazionale. Ok, i nomi e il luogo li abbiamo trovati, ma cosa guideranno? Ci pensa l’ Alfa Romeo che mette a disposizione le Alfasud del trofeo monomarca, “prestate” dagli stessi team e piloti in cambio di una medaglia, e anche la Fiat mette a disposizione quattro 131 stradali per “scaldare” le folle. Comune e Pro Loco di Varano ci mettono la loro, incaricandosi la gestione dell’area circostante al tracciato e mettendo su le “Tende della solidarietà” dove si poteva comprare ogni tipo di gadget. La data prescelta è mercoledì 2 giugno.

Quella mattina, alle ore 10, l’autodromo scoppia di gente. Tribune e prati sono completamente coperti da appassionati accorsi all’autodromo entusiasti di vedere i propri beniamini e, contemporaneamente, fare un bel gesto. La formula di gara prevede che i piloti “pro” debbano mettersi in coppia con i piloti del trofeo Alfasud e ognuno ha a disposizione 2 manche. Prima del via, viene recitata agli altoparlanti una commovente preghiera in memoria delle vittime del Friuli. Non appena i bambini di una scuola media di Varano la leggono in più lingue, anche i piloti di Formula 1 non riescono a nascondere qualche lacrima. A vederla da fuori, la “corsa per il Friuli” sembrava tutt’altro che una gara di beneficenza. Nessuno si risparmia sportellate, testacoda, dritti sull’erba, curve impostate a ricerca del limite. Peterson, Lauda, Pace, Laffite non disdegnano neanche qualche consiglio dei piloti del trofeo pur di capire qualcosa con queste berlinette. La gara con le Alfasud, per la cronaca, viene vinta da Merzario e dal suo coéquiepier Galli, mentre le manche con le 131 vanno alla coppia Regazzoni – Pianta.

A fine giornata i bilanci sono da lacrime agli occhi. Arriveranno donazioni anche da: Enzo Ferrari, Walter Wolf, Team Mclaren, Scuderia Jolly Club, Castrol, Pirelli e Automobil Club Parma. Se si tiene conto che costi di stampa per biglietti e locandine viene diviso tra Autosprint, Alfa Romeo e Pro Loco Varano, gli incassi totali di “una corsa per il Friuli” ammonteranno a 42 milioni di Lire, circa 200.000 euro odierni. Va anche tenuto conto che si è tolta una bella fetta di 7 milioni di Lire pretese dallo stato italiano, tramite Iva e Siae. Il ricavato fu investito nella costruzione di una scuola materna a Lusevera, paese colpito duramente dal sisma del Friuli. Fittipaldi si fece portavoce dei piloti e dichiarò durante la manifestazione: “Chiediamo che la scuola materna venga intitolata al nostro compianto Graham Hill, simbolo del nostro sport e grande maestro di umanità”. Cosi fu fatto, e la “Scuola Materna Graham Hill” fu inaugurata il 19 Febbraio 1977, in presenza di moglie e figli del compianto Hill.

Menefreghismo tipico dello stato italiano a parte, quel 2 giugno 1976 fu una giornata indimenticabile per tutti. La solidarietà del mondo del motorsport, scoppiò in un soleggiato pomeriggio a Varano e zittì chiunque apostrofava i piloti come belli e coraggiosi si, ma ignoranti e senza cuore. Una giornata che è bello ricordare sotto il periodo natalizio perchè, parliamoci chiaro, si dice “bisogna essere buoni tutto l’anno” ma nessuno poi lo è. Anche l’automobilismo marchiato anni ’70 non era famoso per la bontà del suo ambiente, ma quel giorno fu il suo natale, il giorno in cui bisognava mettere da parte ruggini e dissapori (Il Gp di Spagna si corse poco più che un mese prima) e unirsi tutti sotto la passione delle corse, aiutando chi non aveva più la fortuna di svegliarsi sotto un tetto. A Natale siamo davvero tutti più buoni: Buon Natale.


Luca Sarpero

28 anni di vita e 29 passati ad amare la Formula 1. Senza se e senza ma. Amante del web per passione, storico di F1 per vocazione.