F1 | USA '83: Il capolavoro di John Watson
 

 


F1 | USA ’83: Il capolavoro di John Watson

16 Novembre 2013 – In Formula 1 esistono le vittorie capolavoro; ovvero piloti che sul gradino del podio ci sono già ripetutamente saliti, ma che in un’unica giornata vincono una gara che gli consegnerà nella storia delle corse. 

Ogni pilota nella sua carriera ha un capolavoro messo in cassaforte e spiattellato ai quattro venti nella storia della Formula 1. Jarama ’81 per Gilles Villeneuve, Donington ’93 per Senna, Spa ’95 per Micheal Schumacher. Per John Watson il destino aveva scelto che il suo Gran Premio capolavoro fosse USA 1983.

Quel sabato le Mclaren fanno l’esatto opposto degli altri: se tutti pensano alla pole, loro pensano alla gara. Gomme dure per entrambi i piloti poi, la domenica, qualche santo sarà! Watson è ventiduesimo, mentre Lauda è subito alle sue spalle. La davanti, Ferrari in prima fila e Williams in seconda.

E’ il 27 Marzo 1983, sulla spiaggia di Long Beach passeggiano sventolone in bikini, i piloti pensano a qualunque cose per non farsi distrarre da cotanta prorompente visione e i ragazzini rimangono a bocca aperta col gelato che cola dal cono direttamente sulla mano che lo impugna. Peccato che sventolone o piloti c’entrino poco o nulla.

Al via Keke Rosberg, terzo, scatta come una pallottola e tira uno schiaffo con la sua posteriore sinistra all’anteriore destra di Arnoux. Per nulla appagato, Rosberg tira la staccata della vita a Tambay, leader, pochi metri più avanti con il risultato di uno spettacolare testacoda completo disegnando una doppia spirale di caucciù sull’asfalto. Keke capisce che se continua così: o si ammazza da solo, oppure gli mette le mani addosso Patrick Head. Meglio darsi una regolata.

Watson rimonta qualche posizione al via e al giro numero 5 si fa passare dal compagno Lauda, ma sembra una mossa strategica. Watson si pianta negli scarichi della Mclaren del compagno e vi resterà a lungo.

Le Mp4\2 disegnate da John Barnard, sembrano mastodontiche e tutt’altro che a loro agio in mezzo al tortuoso circuito di Long Beach, ma dal giro numero 16 le due Mclaren di Watson e Lauda si tramutano. Non più goffe e lente, ma agili e veloci. Per gli avversari non c’è speranza di difesa.

Keke Rosberg da una mano ai due alfieri della Mclaren eliminando Tambay e rompendo il mozzo anteriore destro della sua Williams; tutto a causa di una scellerata manovra di sorpasso ai danni del francese della Ferrari al 26esimo giro. Grazie a questo regalo e ad un ritmo impressionante, le Mclaren di Watson e Lauda si portano a ridosso dei leader Lafitte e Patrese.

La strategia ad un solo pit stop consiglierebbe un “Save the tyres” non dettato via radio come oggi dal proprio ingegnere, ma dalla coscienza che ogni pilota calcolatore (per info chiedere a Niki Lauda) imporrebbe. Watson la coscienza fa finta di averla lasciata in albergo e al 28esimo passaggio attacca e passa Lauda.

Watson e il suo team mate volano. Il distacco nei confronti di Patrese cala a suon secondi tagliati via senza troppi calcoli. Il padovano, meno esperto di Watson e Lauda, sbaglia e cede involontariamente strada.

L’obbiettivo ora è Lafitte con  la Williams e leader della gara. Watson impiega 11 giri ad agguantarlo e al 45esimo passaggio completa la manova. Dopo una rimonta furiosa: John Watson, nell’incredulità generale, è il leader della gara.

Watson non vuole prendersi rischi e, girando con tempi di 2 secondi più veloci rispetto alla pole, umilia Lauda; rifilandoli quasi trenta secondi e doppiando lo stesso Lafitte. Watson, da un pò di tempo non più barbuto, sale sul podio e porta a casa il 5° trofeo da vincitore di un Gran Premio. A fine anno lascerà la Mclaren e la Formula 1.

Il capolavoro di John Watson è entrato nella storia delle corse come la rimonta più incredibile mai realizzata da un pilota. Molti penseranno a Button nel 2011 in Canada o Hill nel 1993 all’ Estoril ma entrambi ebbero qualifiche ben più fortunate che il pilota inglese. Watson ci ha regalato una gara da antologia e alla Mclaren una delle vittorie più emozionanti della sua storia, ma sopratutto ci ha insegnato il motto di ogni pilota da corsa: “Never give up!” (Non mollare mai!)

 

 

 


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Luca Sarpero

28 anni di vita e 29 passati ad amare la Formula 1. Senza se e senza ma. Amante del web per passione, storico di F1 per vocazione.

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