F1 | Shadow: un team “Born in the USA”

12 Novembre 2013 – La bellezza, si sa, è soggettiva, ma negare che le carrozzerie delle Shadow siano state tra le più belle della Formula 1 anni ’70, sarebbe come affermare che Lauda, Hunt, Fittipaldi o Andretti sono stati dei semplici piloti nell’epoca dorata dei cavalieri del rischio.

La storia della Shadow nasce nella mente di un personaggio misterioso come probabilmente nessuno nella storia della Formula 1: Donald “Don” Nichols. Ok, se dite di conoscere bene Don Nichols: o siete degli ex agenti CIA. oppure siete degli impiegati al pentagono che hanno aperto il fascicolo che racchiude la sua carriera di agente segreto in quanto, ancora oggi, è sigillata negli archivi segreti della CIA. Di lui si dice che sia stato impiegato: nella seconda guerra mondiale, in Corea (nord e sud), Giappone, Vietnam e Germania. Insomma, dove i Marine’s posavano i cingoli di un carro armato a terra, Don Nichols c’era.

Alla fine degli anni ’60, Don Nichols capisce che è ora di dire basta a operazioni ad alto rischio e missioni segrete in nome degli USA, e si butta nel motorsport. Fonda la Advanced Vehicle Systems Inc. con lo scopo di progettare e costruire un macchina per correre nella categoria nord – americana CanAm facendo correre piloti come: Jacki Oliver (che poi entrerà nell’organico del team), George Follmer e Vic Elford. Un debutto che sembra una strategia imparata in anni alla CIA: se devi attaccare, sorprendi il nemico!

Tutte le macchine prodotte dalla Advanced Vehicle Systems Inc. si chiamano Shadow e hanno come logo un’uomo in impermeabile, cappello nero e la posizione tipica di una spia sotto copertura. Geniale! La Shadow ha tutto per sfondare e nel 1973, con il patrocinio della UOP ( Universal Oil Products), il team di Don Nichols sbarca in Formula 1, debuttando al Gran Premio di Sudafrica. La livrea è semplicemente nera ma dannatamente bella.

Con i piloti Oliver e Follmer, la Shadow ottiene nell’anno del debutto due podi in Francia e Spagna e l’agente speciale Don Nichols piazza il colpo vendendo i telai alla Embassy-Hill del grandissimo Graham Hill, ma il campione del mondo 1962 e 1968 non porterà a casa risultati di rilievo.

Per il 1974, la Shadow ingaggia come piloti Jean-Pierre Jarier e Peter Revson. La morte del giovane e promettente pilota erede della dinastia Revson (arricchitasi con i cosmetici Revlon) costringe Don Nichols a sostituirlo prima con Brian Redman poi con il giovane e velocissimo gallese Tom Pryce. La Shadow Dn3 progettata da  Southgate e Wass ottiene come miglior risultato un terzo posto con Jarier a Monaco.

La Shadow cresce e nel 1975 i risultati sono sempre meno sporadici. La Dn5 ottiene 3 pole e con Pryce vince le Race of Champions. Il 1976 sancisce la fine dei rapporti con la UOP e Don Nichols fatica a trovare fondi per continuare il progetto in Formula 1. La Shadow porta a casa un podio e qualche piazzamento a punti chiudendo campionato al 10° posto. Jean-Pierre Jarier se ne va a fine anno.

Nel 1977 la Shadow riprende ossigeno grazie ai fiumi di denaro portati da Renzo Zorzi e dallo sponsor Ambrosio. Il Sudafrica rimane un posto maledetto per la Shadow che vede morire in un cruento incidente Tom Pryce. Tutto il team, Don Nichols compreso, sono scossi dalla perdita dell’asso gallese ma non mollano. Zorzi viene appiedato dopo 5 gare per mancanza di risultati e Alan Jones, sosituto di Pryce, coglie in Austria la prima e unica vittoria nella storia della Shadow.

Nel 1978 accade l’incredibile. Tony Southgate, Alan Rees e Jackie Oliver mollano Don Nichols e la Shadow per formare la Arrows. Non solo, la Arrows FA1 è praticamente la gemella della Shadows Dn9. In pratica il progettista e il team manager (Southgate e Rees) prima di licenziarsi dalla Shadow sono passati negli uffici californiani e si sono messi in tasca i disegni della vettura che avevano progettato poco tempo prima. La spia Don Nichols vittima di un furto tra i più clamorosi della storia della Formula 1. Sembra uno scherzo, ma è tutto vero. Don Nichols porta in tribunale i vertici Arrows e vince senza troppi problemi.

La Shadow ha perso 3 figure fondamentali del suo organico, i risultati e le glorie del triennio d’oro 75-76-77 non arrivano più. La Shadow spicca tra le altre Formula 1 impegnate nel mondiale solo grazie ad un altra splendida carrozzeria sponsorizzata dalla Samson Tobacco. Il leone dorato è ancora oggi un simbolo di quegli anni terribili e di una generazione di team e piloti destinata a non tornare più.

Nel 1980, Don Nichols cede una quota della Shadow al magnate cinese Teddy Yip e nasce la Theodore-Shadow, ma è il canto del cigno di un team tra i più gloriosi e (purtroppo) dimenticati della storia della Formula 1. I risultati sono  pari a 0 e la Shadow chiude i battenti in Formula 1 a metà 1980. Dalle ceneri nascerà la Theodore Racing, ma quella è un’altra pazza storia.

Di team statunitensi in Formula 1 ce ne sono stati tanti (Offenhauser, Penske, ecc..) ma la Shadow è quella con la storia più da “Born in the Usa” degli altri. Tralasciando il mistero che avvolge Don Nichols (morto nel 1992… Forse!), la Shadow è arrivata in Formula 1 con alla base un progetto CanAm forte, ma era praticamente sconosciuta ed è andata ad soffio dal diventare un top team. In sostanza: “Tu vuò fà l’americano?” impara dalla Shadow.


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Luca Sarpero

28 anni di vita e 29 passati ad amare la Formula 1. Senza se e senza ma. Amante del web per passione, storico di F1 per vocazione.

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