F1 | AUSTIN ata a ricordare

9 Novembre 2013 – Immaginate di prendere un vostro dito indice, il disegno della pista di Austin e percorrerlo in tutta la sua lunghezza.

Pronti? Via! La curva 1 già mi ricorda qualcosa. Austria e la curva 1 dell’ A1Ring, proseguo il mio “giro digitale”. Due brevi rettilinei e poi si presta davanti a me una serie di curve velocissime e molto difficili. La prima parte mi ricorda il velocissimo complex di Silverstone composto dal trio Maggots, Becketts e Chappel e la parte centrale di questa “combo di pieghe” mi sembra tanto la curva Dunlop di Suzuka ma al contrario. Wow! Niente male!

Ormai l ‘emozione mi pervade, me ne infischio della cute che chiede pietà e proseguo. Me ne pento quasi subito. Una veloce piega a sinistra, un tornantino e un rettilineo ad alto tasso di rischio di colpi sonno a causa della sua lunghezza. Della serie: Stirling Moss che sosteneva : “I rettilinei sono tratti noiosi tra una curva e l’altra” non ce lo siamo proprio filato mezzo!

Ma alla fine del rettilineo qualcosa c’è: una piega a destra e poi, di nuovo, la mia mente si butta in un viaggio dai toni F1 fine anni 90, dei duelli Schumacher – Hakkinen e del motore Honda a buttare fumo sul sogno di Jarno Trulli.  Curva a destra, un’altra curva a destra, lieve piega verso sinistra poi  altre 2 curve ravvicinate a sinistra ad angolo differente cosi che devo frenare per la prima lasciare scorrere il mezzo e frenare nuovamente per la seconda, sperando che il mio asse posteriore non cominci a spazzolare manco fossi un impiegato comunale intorno al marciapiede del municipio. Ok, io nei miei occhi vedo di nuovo l’ A1 Ring e le sue curve Gosser, Power Horse e Lauda Kurve. Amarcord a bomba proprio!

Il bello è che non finisce qui. Le successive 4 curve formano in realtà una piega unica a quadruplo punto di corda, tutto da affrontare in piena accelerazione e tutto a ricordare la cuva 8 dell’ Istanbul Park. Il successivo giro del volante, lo si da per una curva a sinistra veloce, ma non troppo, per poi appendersi ai freni per l’ultima curva.

Se poi ci mettiamo un hospitality che, torre panoramica a parte, non è niente di speciale, l’operazione “proviamo a ricordare” può definirsi in parte riuscita. Il disegno del circuito di Austin è senza dubbio uno dei migliori mai partoriti dalla mente e dalla penna di Hermann Tilke, peccato che il solito asfalto presente in maggioranza nelle vie di fuga piuttosto che nel tracciato stesso rovini tutto il bel lavoro svolto. Dicono che, alla fine, Tilke è un architetto che nel tempo libero indossa la tuta ignifuga, tira fuori dal sua garage una Lamborghini Gallardo e va a farsi un giro nel vecchio Nurburgring. Se fosse vero l’urlo: “Tilke uno di noi!” uscirebbe spontaneo, e dopo questo giro digitale senza schermo ora ci credo un pò di più.


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Luca Sarpero

28 anni di vita e 29 passati ad amare la Formula 1. Senza se e senza ma. Amante del web per passione, storico di F1 per vocazione.

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