F1 | Orso di classe

 

Il 29 gennaio celebriamo il compleanno del sud africano Jody Scheckter, ultimo campione del mondo Ferrari prima dell’epoca d’oro Schumacher.


Pilota molto irruente, nelle formule minori ha corso molte volte il rischio di venir squalificato. Decise di trasferirsi in Gran Bretagna, dove riuscì a imporsi e a classificarsi al terzo posto finale in classifica.

Grazie alle sue prestazioni, il sudafricano attira le attenzioni della McLaren, già team di vertice e, nonostante i vertici non gradissero il suo stile di guida, lo misero sotto contratto. Intanto nel campionato di Formula 2 riuscì ad aggiudicarsi una gara.

Nel 1973 la McLaren gli da la possibilità di disputare cinque corse e, nonostante la mancanza di risultati, si mise in mostra per le doti di guida ma anche per gli incidenti. Il più grave quello occorso in Gran Bretagna che pose fine alla carriera di Andrea De Adamich.

Visti i continui incidenti la McLaren decise di rescindere il contratto al sudafricano che riesce ad accasarsi per l’anno successiva alla Tyrrell, al posto dello sfortunato Francois Cevert deceduto a Watkins Glen. Ken Tyrrell cercò di smussare le asperità caratteriali del pilota e il sudafricano riuscì a classificarsi al terzo posto finale.

Grato a Tyrrell, decise di sposare l’ambizioso progetto P34 ma, nonostante l’impegno, la macchina a sei ruote di rivelò un esperimento fallimentare.

Nel 77, attratto dalle sirene del miliardario Walter Wolf, corse per la neonata scuderia canadese che, grazie all’abilità di un giovane progettista – Harvey Postlethwaite – riuscì addirittura a contendere a Niki Lauda la conquista del titolo.

Ormai le porte di Maranello si sono schiuse e, dopo un 1978 passato nell’anonimato, passa alla Ferrari dove, messa la testa a posto e trasformandosi in abile calcolatore di risultati intermedi, non faticò a riportare in Italia l’ultimo titolo piloti prima dell’era Schumacher. Il tutto grazie all’aiuto del suo compagno ed amico Gilles Villeneuve.

Appagato dal titolo e stanco della mancanza di competitività della 312 T5, decise di continuare la carriera di imprenditore appendendo casco e tuta al fatidico chiodo.

Chi, come me, lo ha visto correre lo ricorda con nostalgia. Quella era un’era eroica per la F1 e i suoi protagonisti autentici cavalieri del rischio.