F1 | La massima categoria del motorsport è un gioco per bambini

Il gran premio d’Austria di F1 ha ribadito, come se ce ne fosse bisogno, la deriva molto poco agonistica di quella che, un tempo, era la categoria più estrema del motorsport a ruote scoperte.

I tre episodi a dir poco scandalosi sono quelli che hanno visto coinvolti Lando Norris e Sergio Perez nelle prime battute di gara, e per ben due volte il pilota messicano della Red Bull che si è difeso dagli attacchi di Charles Leclerc, arrembante con la sua Ferrari. Sorpassare all’esterno è, da sempre, molto più rischioso e difficile rispetto a un sorpasso all’interno, sia perché si finisce per far più strada rispetto all’avversario, sia perché fuori traiettoria c’è molto meno grip a causa del riporto di gomma. Sono concetti che si insegnano fin dalle formule minori, non sono principi che un pilota impara una volta arrivato nella “massima categoria del motorsport”.

Cruciale il passo del regolamento che impone al pilota che subisce l’attacco di “lasciare lo spazio”. Ma spazio per che cosa? Perez e Norris non sono nemmeno arrivati al contatto, il messicano ha tentato una manovra difficile e avrebbe dovuto essere consapevole del rischio di finire in ghiaia. Stesso discorso di Leclerc: dev’essere il pilota che è consapevole di cosa può comportare un sorpasso in certi punti, e agire di conseguenza.

Con i monologhi Mercedes ormai alle spalle, sostituiti dai monologhi Verstappen-Red Bull, le gare al netto di qualche sporadico episodio continuano a risultate soporifere. Se ancora la direzione gara continua a far piovere penalità a chi si difende dai sorpassi senza portare il pannolone, di questo passo la visione di un gran premio di Formula 1 verrà prescritta da un medico al posto della melatonina.

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Capitolo ancora più sconfortante è quello dei team radio, dove una sequela di bambini viziati inveiscono contro gli avversari, invocando penalità con scuse che nemmeno in un campionato amatoriale: “mi ha toccato“, “mi ha sfiorato“, “non mi ha lasciato lo spazio“.

Davvero è questa la F1 che vogliamo vedere? Un circus pieno di bambini capricciosi in cui una direzione gara interviene in ogni minimo duello? Questo non è motorsport, è puro e semplice intrattenimento per famiglie, cosa tanto amata oltre oceano ma che poco ha a che vedere con l’agonismo. Forse se si tollerassero di più i duelli veri in pista, si eviterebbe di dover far entrare la safety car ad ogni occasione buona, per ricompattare il gruppo e sperare nello “spettacolo” delle ripartenze.

La F1 farà dunque tappa in Inghilterra, per il gran premio di Silverstone. Lì i commissari si ricorderanno che stiam parlando di motorsport, oppure saranno nuovamente le maestrine della scuola materna? Sì, perché il metro di giudizio nella categoria più ambita dell’automobilismo varia di gara in gara, a seconda di chi si siede nella stanza dei bottoni. Possiamo solo sperare che le cose cambino, perché in caso contrario, la scelta è tra piangere o dormire.


Fabrizio Bianchini

Da sempre appassionato di motorsport, specialmente del motorsport "old style" fatto di pazzia, romanticismo e odore di gomma bruciata.