F1 | Tom Pryce, talento genuino volato via troppo presto

 

Tom Pryce

 

 

Mentre l’estintore vola fuori dal circuito e centra una macchina parcheggiata, la Shadow di Tom Pryce è ormai fuori controllo: dopo aver strisciato lungo il guard rail a bordo pista, piomba sulla Ligier Matra di Jacques Laffitte che sta percorrendo curva 1.

Il pilota francese si ritrova dunque nella ghiaia, sotto shock tra i rottami della sua monoposto. Un pezzo del roll bar della Shadow, divelto dall’estintore, si infila nel radiatore sinistro della Ferrari di Niki Lauda: il pilota austriaco conclude la corsa per puro miracolo, con le temperature del propulsore alle stelle.

Per il promettente pilota gallese, purtroppo, non c’è niente da fare. È morto sul colpo, riposa nella Chiesa di San Bartolomeo di Otford, nel Kent.

Osservando le dinamiche dell’intera vicenda, possiamo renderci conto di cosa volesse dire essere piloti di F1 in quegli anni: la figura del “commissario di percorso” come la intendiamo oggi, non esisteva.

Erano chiamati semplicemente “inservienti”, senza alcun tipo di equipaggiamento. I tifosi si avvicinavano alle auto incidentate per dare una mano a soccorrere i piloti, lo staff medico era costretto ad attraversare la pista con la barella, mentre le auto continuavano la loro gara come se nulla fosse.

Se vi state chiedendo dove fosse la Safety Car, la risposta è semplice: non c’era.

Seppur introdotta nel 1973, al Gran Premio del Canada, non esisteva un protocollo che prevedesse una procedura standard in questo senso. Arriverà stabilmente nel 1992. La scomparsa di quel ragazzo genuino e di talento, adorato dai suoi meccanici, mise definitivamente in luce le problematiche inerenti alle procedure di soccorso in occasione di un incidente.

 

Tom Pryce

 

Ogni volta che guardate un gran premio e vi chiedete perché viene fatta uscire la Safety Car, ricordatevi che di incidenti “banali” non ce ne sono.

Una monoposto che si ferma per un problema tecnico, senza essere coinvolta in un contatto, richiede comunque l’impiego dei commissari per essere spostata e condotta in una posizione sicura. Questo significa dover impiegare mezzi e uomini che devono poter lavorare in sicurezza. Un dispositivo come l’Halo, avrebbe potuto certamente salvare Tom Pryce, ma quando è stato introdotto, qualcuno ha avuto l’ardire di criticarlo per fattori estetici.


Fabrizio Bianchini

Da sempre appassionato di motorsport, specialmente del motorsport "old style" fatto di pazzia, romanticismo e odore di gomma bruciata.