Dal kart alla F1: la precocità distrugge i talenti

I team principal Toto Wolf e Frederic Vasseur, Mercedes e Alfa Romeo, parlano di un tema poco discusso, ma di importanza vitale. L’importanza del non bruciare le tappe per l’approdo in F1. 


Che è uno sport per ricchi questo era scontato, prevalentemente da dieci anni a questa parte. Piloti con fior fior di conti correnti arrivano a gareggiare in F1 e la maggior parte dei talenti viene scartata per un motivo molto chiaro, i soldi.

Kart, auto, qualsiasi sia bisogna mantenerli per gareggiare e questo ormai è diventato troppo oneroso. Il primo a sollevare questa necessità è stato il campionissimo Lewis Hamilton, che dice: “sta diventando un club di ragazzi miliardari”. Parole che hanno smosso acque e chissà se fatto arrabbiare anche quelle persone che si sentono prese in causa.


A queste parole risponde Toto Wolf:

“Uno degli aspetti che rende lo sport così attraente è che regala tante storie differenti tra loro, nel caso della F1 è bello che i piloti provengano da contesti differenti, ognuno con il suo percorso. Dubito che i ragazzi provenienti da un ambiente più privilegiato abbiano sempre un percorso in discesa, ma dobbiamo assicurarci che i costi delle categorie minori diventino più contenuti, così che anche i ragazzi senza un background finanziario di famiglia possano effettivamente accedere a questo sport ed avere successo”.


Quello che dice il team principal non fa una piega. Poi continua dicendo: “Una stagione in karting costa 250.000 euro, che diventato 500.000 in Formula 4 e 1 milione in Formula 3. È assurdo, ma il punto più importante resta quello del karting, credo che in quel contesto sia cruciale che i budget diventino più accessibili”.

 

Frederic Vasseur, team principal Alfa Rome,o esprime, parlando di quanto stia diventando precoce questo sport, il suo pensiero, facendo l’esempio del vincitore di Monaco di quest’anno in F2 che ha soli 17 anni. Il fatto è che questi ragazzi si giocano il mondiale karting a 12 anni e poco più avanti vogliono entrare in monoposto e così si vedono gettati in un contesto difficile da gestire per loro, soprattutto fuori dalla vettura. Dentro al box, con la parte mediatica che non è uno scherzo, un giorno sei seduto al box, un giorno sei ai microfoni di una testata importante.


“Il problema nasce da lì e, paradossalmente, credo che sarebbe interesse anche del karting trattenere i giovani un po’ più a lungo. Questo però non vuol dire che i ragazzi non siano preparati, anzi, la professionalità delle serie junior è cresciuta moltissimo, e questo consente a piloti anche giovanissimi di essere in grado di fare un buon lavoro quando arrivano in Formula 1. Un aspetto impressionante…”.


Questo aspetto, di far entrare nel motorsport persone meno agiate, ma talentuose, in una monoposto, farebbe nascere sicuramente grandi talenti. La voglia di scalare una montagna a diversa che avere una strada spianata e magari in discesa. E questo in gara si vede. Basti guardare i grandi di questo sport. Fangio, Senna, Hamilton, sono tutti cresciuti non tra cocktail e vini pregiati, ma sognando un giorno di vincere. Non sto assolutamente dicendo che i “ricchi” sono meno talentuosi, ma che gli manca quel senso di riscatto che gli altri magari hanno.


Sperando che questo aspetto venga preso in considerazione dalle istituzioni e dagli organi organizzativi, vi do appuntamento a questo weekend con il GP di Azerbaijan.