F1 | “Mio Dio Bandini !”

L’incidente terribile di Lorenzo Bandini, le reazioni di Enzo Ferrari. Il fuoco triste mattatore di quegli anni, mentre la F1 era ancora ben lontana dall’intraprendere azioni per tutelare la sicurezza dei suoi alfieri. 

 

La storia dell’incidente di Bandini, mette ancora rabbia e anche compassione.

 

 

Il pilota italiano non era un fuoriclasse ma grazie alla sua volontà era riuscito a raggiungere traguardi importanti specialmente nelle gare a ruote coperte.


Quel giorno però era giunto sul circuito poco sereno. Il peso della squadra sulle sue spalle, l’atteggiamento di Ferrari che lo metteva sempre in discussione. Tutto sembrava schiacciarlo.


Durante le prime prove, aveva danneggiato la sua rossa, e, solo grazie alla perizia dei suoi meccanici riesce a scendere in pista per le qualifiche.


Grazie ad un gran giro riesce a conquistare la prima fila e, al via, riesce a bruciare il poleman Jack Brabham.

 

L’italiano pare condurre con autorità ma per i giornalisti a bordo pista era evidente una certa mancanza di autorevolezza nei confronti dei suoi avversari.


In un lungo in frenata si ritrova al terzo posto. Torna secondo e si prepara ad attaccare Denny Hulme in testa alla gara.


Fino al 58 simo giro pare rosicchiargli metri importanti, poi, improvvisamente il distacco aumenta.


In televisione appare una colonna di fumo, Ferrari, davanti alla televisione, si alza in piedi e preoccupato si lascia andare ad un espressione che lascia attoniti gli astanti:

“Mio Dio Bandini !”


La sensazione del Drake è giusta. Il suo pilota è stanco, da qualche giro ha perso lucidità e all’81esimo passaggio, alla variante del porto, la sua Ferrari arriva troppo veloce, sbanda, vola in aria e, capovolgendosi prende fuoco.


 

Il pilota italiano rimane imprigionato nella macchina, trasformata in rogo e i commissari furono lenti e caotici, anzi taluni di loro erano convinti che lo sfortunato corridore fosse stato catapultato in mare come Ascari nel 55.


Baghetti, a bordo pista, si precipitò in pista, attirò l’attenzione dei pompieri e governò l’intervento.


Tanti sforzi non riuscirono a salvare la vita allo sfortunato pilota italiano, che con un grave danno alla milza e il 60 per cento del corpo coperto da ustioni di terzo grado, dopo 72 ore spirò all’ospedale del principato.

 

Le indagini iniziate subito dopo l’incidente fecero chiarezza sulle cause. La prima fu individuata nella stanchezza del pilota, intuibile dal fatto che il cambio della vettura era stato trovato con la quinta marcia ingranata (mentre all’ingresso della chicane si doveva usare la terza).

Nondimeno gli inquirenti contestarono la scarsa sicurezza e le deficienze organizzative del Gran Premio monegasco: lungo il tracciato, infatti era normale trovare lamiere metalliche e bitte per l’ormeggio delle navi. L’impiego di balle di fieno a scopo protettivo aveva la controindicazione di facilitare lo sviluppo di roghi.

Dal canto loro i soccorritori, come spesso all’epoca, erano sprovvisti di indumenti ignifughi e dotati di estintori poco capienti, non potendo dunque far fronte a un incendio di vaste proporzioni come quello accaduto all’italiano

Da quel giorno gli organizzatori del gran premio di Monaco avrebbero ridotto il numero di giri da 100 a 80 obbligando i commissari locali ad una professionalità che ancora oggi risultano essere un esempio nel mondo della F1 moderna. 


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