F1 | Fuji 1977, il primo volo dell’Aviatore Villeneuve

Leggenda, si sa, nel mondo dello sport non si nasce ma quasi sempre lo si diventa. E inizialmente tutte le leggende o quasi iniziano con il diventare impopolari. Non fa eccezione il pilota che, forse, più di tutti è entrato nella leggenda senza avere mai conquistato il titolo mondiale, che malauguratamente si stava per costruire una cattiva fama fin da subito. Parliamo ovviamente di Gilles Villeneuve. 

Gilles Villeneuve nel corso delle sue prime gare in Ferrari, strappato in modo fulmineo alla McLaren, viene portato a Maranello per raccogliere la pesantissima eredità di Niki Lauda, fresco di bis iridato, e cercare di stupire il Drake e i tifosi.

Ma le premesse non sono delle migliori: infatti Gilles debutta in rosso nella gara di casa a Mosport (si qualifica al 17. posto e arriva al 12.) e sul Monte Fuji, nella gara successiva, le cose si mettono addirittura peggio. Villeneuve parte in 20. posizione e tenta la rimonta.

Un recupero che sembra riuscirgli fino a che non si trova di fronte la Tyrrell di Ronnie Peterson

Al sesto giro il pilota canadese urtò la monoposto del cigno svedese e la 312T2 diventò una scheggia impazzita. Le conseguenze furono devastanti perché la monoposto prese il volo e iniziò una serie di piroette su se stessa, partendo in volo radente.

L’impatto uccise un commissario che stava cercando di allontanare il pubblico e un fotografo. Gli organizzatori della gara vennero indagati per omicidio colposo, mentre sul pilota canadese inizieranno ad addensarsi pesanti polemiche.

Se prima della gara, infatti, Villeneuve aveva confidato ai giornalisti di voler prendere le misure del circuito dopo l’esordio molto turbolento di Mosport a bordo della 312T2 fresca vincitrice del titolo mondiale con Lauda, ecco che lo stesso austriaco iniziò a mettere velatamente sotto accusa la Ferrari per aver confermato Villeneuve per il 1978. 

Infatti, se il canadese verrà messo sotto inchiesta per l’incidente, tutti si scontrarono con Ferrari proprio per aver scelto un pilota senza esperienza per metterlo a bor do di una monoposto tanto bella quanto difficile.

Ma nel silenzio il Drake difese a spada tratta il suo nuovo pilota, il quale nei momenti successivi confidò di non avere nessuna colpa nell’accaduto.

Anzi, per lui i responsabili erano gli organizzatori della gara, che avevano consentito l’accesso al pubblico in una zona dove in realtà non avrebbe dovuto esserci nessuno perché si trattava di un punto particolarmente pericoloso.  

Inizia così il mito dell’Aviatore, con quel soprannome dato come etichetta negativa e che, invece, consacrerà un mito della F1 in tutti i sensi, entrato nella leggenda con un altro volo, quello a Zolder l’8 maggio del 1982. 


Cristian Buttazzoni

"Life is about passions. Thank you for sharing mine". (M. Schumacher) Una frase, una scelta di vita. Tutto simboleggiato da un numero, il 27 (rosso, ma non solo)