F1 | 27 rosso, il numero simbolo della leggenda Ferrari

Dal 1981 al 1995, anno al termine del quale il regolamento sull’assegnazione dei numeri di gara è destinato a cambiare, la Ferrari ha avuto in dote (ahilei) i numeri 27 e 28 (fatta eccezione per il 1990, in cui l’arrivo del Campione del mondo Alain Prost ha portato allo scambio dei numeri di gara con la McLaren).

A dire il vero, nel corso di questi anni, proprio a causa di questo regolamento, si sono viste delle assegnazioni curiose, come per esempio i numeri 3 e 4 finiti per anni sui musetti delle Tyrrell. Ma come mai quella coppia di numeri, e in particolare il 27, ha suscitato così tanto fascino in quei 14 anni di storia ferrarista? Va ricordato che c’è stato un piccolo precedente: per due gare, nel corso del 1970, alla Ferrari è toccato in dote quel numero, prima a Jacky Ickx in Belgio, che parte in quarta posizione e termina in ottava, poi a Clay Regazzoni in Austria, che con il compagno di squadra (Ickx appunto), firma una fantastica doppietta approfittando del ritiro di Rindt e giungendo alle spalle del belga.

L’elenco dei piloti che lo ha portato in dote è abbastanza lungo: Gilles Villeneuve, Patrick Tambay, Michele Alboreto, Nigel Mansell, lo stesso Alain Prost e, da ultimo, Jean Alesi. Per correttezza vanno inseriti anche i nomi di Nicola Larini e Gianni Morbidelli, che per tre gare hanno sostituito rispettivamente Jean Alesi (1994) e Alain Prost (1991).

Le imprese dell’Aviatore a bordo della Ferrari numero 27 sono note e quasi nemmeno si contano, tanti sono i numeri e le pazzie che hanno infiammato il pubblico soprattutto nel 1981, anno in cui il talento del franco-canadese è letteralmente esploso. Montecarlo e Jarama sono le sue due grandi vittorie, ma come dimenticare la danza sull’acqua di Montreal con il musetto ripiegato all’insù? Una scena per certi aspetti irripetibile e particolarmente rischiosa, in cui l’Aviatore è passato dalla cattiva fama di sfasciacarrozze a pilota in grado di condurre con grande maestria mezzi anche sfasciati.

Tambay ha dovuto raccogliere quell’eredità e quel numero, pesante come un macigno sulla sua 126C2, ma anche lui è riuscito a entrare nel cuore dei ferraristi quasi subito, soprattutto con la splendida vittoria di Hockenheim, il giorno dopo il terribile dramma di Pironi. Il francese è stato un altro grande interprete del numero 27, soprattutto quando ha formato l’accoppiata tutta francese con René Arnoux, annate nelle quali entrambi hanno portato alla Ferrari il secondo Mondiale costruttori consecutivo.

Tra l’altro, entrambi hanno riportato al trionfo la Ferrari a Imola, un anno dopo il dramma firmato da Villeneuve e Pironi. Tambay, poi, verrà sostituito da Alboreto, nell’anno in cui la Ferrari torna a vincere a Zolder, due anni dopo la tragedia di Gilles. Un’altra rossa numero 27, un altro pilota che sta per candidarsi in maniera prepotente al titolo, come in effetti accadrà la stagione successiva. Sarà l’unica vittoria del 1984, ma particolarmente carica di significati: un pilota italiano torna a vincere al volante della Ferrari, grazie al nuovo talento che farà infiammare il cuore del Drake.

Come detto, il 1985 sarà la stagione della possibile consacrazione, in una stagione che però verrà rovinata dalla “guerra delle turbine”, conflitto che porterà il Drake a un’azione di disturbo la nascita della “Grand America”, numero di progetto 637, con cui la Ferrari ha cercato di spaventare gli uomini della F1 minacciando lo sbarco in America, mettendo la monoposto proprio nelle mani di Alboreto, ma non vedrà mai la luce.

Il milanese, però, si toglie tra le tante un’altra soddisfazione, quella di vincere, anzi di guidare la doppietta, a Montreal sul circuito intitolato a Gilles Villeneuve approfittando delle disgrazie delle due Lotus: prima i problemi al turbo di Senna, poi il duello tutto italiano con De Angelis risoltosi a favore del ferrarista, che nelle battute iniziali della gara supera il romano, imitato a metà gara anche dal compagno di squadra Johansson. Chissà se dietro quei trionfi non ci sia stato un ideale passaggio di testimone, da Villeneuve ad Alboreto… Michele certamente non è stato il primo a raccogliere l’eredità di Gilles, ma è quello che lo ha omaggiato nel modo più bello, vincendo prima sul circuito che gli è stato fatale e un anno più tardi sulla pista di casa dell’Aviatore, là dove la sua storia di successi è iniziata.

Il campionato di Alboreto si chiude al secondo posto, tra le polemiche, e questo risultato verrà seguito dall’opaca stagione 1986,, dove Alboreto verrà addirittura superato in classifica dal compagno di squadra Johansson. Così, il Drake ingaggia il pilota che meglio di qualunque altro si identificherà con il numero 28: Gerhard Berger. L’austriaco sarà quasi inevitabilmente chiamato a recitare il ruolo di prima guida e sia nel 1987 che nel 1988 batte Alboreto sul piano dei risultati, con i due che insieme regalano al pubblico un fantastico omaggio al Drake andando a vincere a Monza, un mese dopo la sua scomparsa. Ma per Michele il destino è ormai segnato e, pare, l’avvicendamento sulla Ferrari numero 27 fu voluto proprio dal Drake. Arriva, infatti, Nigel Mansell, che traghetta la Ferrari verso il ritorno ai motori aspirati.

 


Cristian Buttazzoni

"Life is about passions. Thank you for sharing mine". (M. Schumacher) Una frase, una scelta di vita. Tutto simboleggiato da un numero, il 27 (rosso, ma non solo)