F1 | Stefan Bellof, il Re del Nürburgring

Un circuito mitico, il Nürburgring Nordschleife. Un pilota poco conosciuto che in F1 ha fatto solo la comparsa, ma che ha lasciato un segno indelebile nel Motorsport. Sta per iniziare il week end sul circuito dell’Eifel, al cospetto del “The Ringmeister”.

 

La Formula 1 si appresta ad affrontare il week end del gran premio di Germania sul circuito del Nürburgring, circuito storico che rievoca sempre grandi ricordi nella mente degli appassionati. Quello che in pochi sanno, è che attorno alle colline dell’Eifel che si snodano intorno al meraviglioso castello di Nürburg, continua ad aleggiare il ricordo di un ragazzo biondo come il grano, al volante della Porsche 956 con livrea Rothmans. Il ragazzo in questione risponde al nome di Stefan Bellof, tedesco nato a Gießen il 20 Novembre 1957 e prematuramente scomparso il 1 Settembre 1985 durante la 1000 Km di SPA-Francorschamps.

La storia a volte è strana, perché in tanti avevano notato il talento cristallino di quel ragazzo, tuttavia una vera e propria chance di farsi notare in Formula 1 non gliel’aveva voluta dare nessuno. C’era arrivato vicino, quando nel 1983 la Porsche che forniva i motori alla McLaren aveva concesso un test a Bellof, assieme ad Ayrton Senna. Il tutto non ebbe modo di concretizzarsi perché Rothmans, sponsor principale della casa tedesca nel mondiale Sport Prototipi, pose il veto a causa dello sponsor tabaccaio McLaren, la concorrente Marlboro. Bellof venne quindi mandato alla corte ben poco regale di Ken Tyrrell. Da quel momento in avanti, correrà parallelamente in F1, nel Mondiale Endurance categoria Sport Prototipi e nel Deutsche Rennsport Meisterschaft (DRM), il campionato tedesco padre dell’attuale DTM.

 

 

Durante il gran premio di F1 a Montecarlo del 1984, passato alla storia come il gran premio della definitiva consacrazione di Ayrton Senna, in molti non sanno che sotto quella pioggia torrenziale c’era un pilota che andava ancora più forte del brasiliano: sì, proprio lui, Stefan Bellof al volante di quella ben poco competitiva Tyrrell che partiva in ventesima posizione e aveva rimontato fino al terzo posto. Ciò che accadde al giro 31 lo sanno tutti: Jackie Ickx, all’epoca direttore di gara, espose la bandiera rossa e le posizioni vennero congelate con vittoria data ad Alain Prost. Non importa l’episodio in se, tenete da parte Jackie Ickx perché ritornerà ciclicamente nella storia di Bellof.

 

Facendo un passo indietro, Bellof si era fortemente messo in luce nelle formule propedeutiche, vincendo la Formula Ford, stupendo tutti sia nella Formula 3 che nella Formula 2 per la rapidità con cui riuscisse ad andare al limite con vetture mai viste prima. Quando il pilota tedesco arriva nella serie Sport Prototipi, impatta su di essa come un asteroide. Le Porsche messe a disposizione dal team dei fratelli Erwin e Manfred Kremer sono il perfetto trampolino di lancio per farsi notare dalla casa madre, il quale decide di inserirlo nel team ufficiale Porsche Rothmans a partire dal 1983. Lo squadrone Porsche ha però altri tre piloti: Derek Bell, cinque volte vincitore a Le Mans, Jochen Mass e colui che, senza dubbio, era il miglior interprete dell’epoca nella categoria Sport Prototipi: il belga Jackie Ickx. Erano gli anni in cui Porsche era il punto di riferimento della categoria, con macchine come la 936, la 956 e la 962 che sono diventate forse le più iconiche.

 

Bellof non solo non si perde d’animo, ma veste la tuta del team ufficiale Porsche con un unico obiettivo: battere Ickx. Il belga era l’assoluto punto di riferimento della squadra tedesca, aveva vinto più volte le corse più prestigiose della categoria in coppia proprio con Derek Bell che, quell’anno, venne passato a Bellof per fargli da guida. Il tedesco è implacabile, centra pole position e vittoria a Silverstone, Fuji e Kyalami. Nell’epilogo della stagione al Nürburgring, Bellof si presenta ancora una volta per sbaragliare la concorrenza: durante le qualifiche nessuno si immagina a cosa sta per assistere: la Porsche 956 guidata dall’Angelo Biondo fa segnare un tempo che ha dell’incredibile: 6.11.130.

Stiamo parlando di quasi 21 chilometri di saliscendi percorsi alla media di 202 Km/h. Nessuno aveva mai potuto anche lontanamente immaginare che si potesse girare così forte sull’Inferno Verde. Quando la 956 numero 2 si ferma ai box, il pilota tedesco non è soddisfatto: le sue gomme hanno infatti già qualche tornata alle spalle e, in qualche punto della pista, ha incrociato delle vetture lente che lo hanno rallentato. Niente da fare, il team non acconsente a montargli un treno di gomme nuove, ma quel tempo marziano è più che sufficiente a farlo partire in pole position l’indomani.

Durante la notte sull’Eifel si addensano delle nubi minacciose e inizia a piovere, la cosa non sembra però turbare Bellof che, durante i suoi turni di guida, infligge distacchi imbarazzanti ai suoi rivali. Quando smette di piovere e la pista si asciuga, l’equipaggio composto dal pilota tedesco e da Derek Bell è saldamente al comando e forse gli basterebbe limitarsi a controllare la corsa per portarla agevolmente a casa, ma l’Angelo Biondo ha in serbo altri piani. La 956 imbocca la prima curva ad una velocità decisamente non congrua ad una fase di gara dove ci si dovrebbe limitare a gestire il vantaggio, dal muretto Porsche si sporgono e capiscono che forse, quelle gomme nuove, sarebbe stato meglio montargliele il giorno prima perché Bellof sta nuovamente provando ad abbassare il record. Poco prima di decollare sul temibile dosso della Sprunghügel, anche il cronometro stava alzando bandiera bianca: quel record che il giorno prima aveva ammutolito l’Eifel e il motorsport intero, stava per essere battuto. La vittoria va a Ickx, ma da quel momento in avanti nulla sarà più come prima nella Sport Prototipi.

 

Nell’anno successivo, al volante della Porsche 956B del team ufficiale, il tedesco vince il mondiale endurance a mani basse, senza che nessuno possa contrastarlo. Quando nel 1985 la Porsche mette in pista la 962C, Bellof ha già preso un’altra strada, passando al team di Walter Brun che tante soddisfazioni gli ha dato nel campionato tedesco. Essendo un team privato però, non dispone dell’ultima evoluzione del prototipo Porsche, continuando con la 956B. Alla 1000 Km. di SPA, il tedesco pur non avendo la miglior macchina del lotto si mette in testa di andare a prendere e superare Jackie Ickx, saldamente al comando della corsa. In pochi giri lo raggiunge, lo affianca all’Eau Rouge e i due si toccano. Ickx finisce in testacoda e ne esce illeso, Bellof si schianta frontalmente al Raidillon, morendo praticamente sul colpo.

Nell’era della F1 in cui si rincorrono numeri e statistiche e in tanti litigano su chi sia il migliore di tutti i tempi, c’è chi è convinto di poter entrare nella leggenda soltanto a suon di mondiali vinti o pole position conquistate. Eppure, c’è sempre una piccola parte di uomini che trascendono le regole o le consuetudini, uomini silenziosi ai quali non servono troppi numeri o discussioni per far parte dell’Olimpo. Al netto del nessun mondiale vinto in Formula 1, all’Angelo Biondo di numeri ne sono bastati davvero pochi: 6.11.130 e 6.28.00, rispettivamente il tempo fatto registrare in qualifica e in gara sulla Nordschleife, primati assoluti che per configurazione del tracciato e livello di asfalto, rimarranno per sempre imbattuti.

 

Col senno di poi, qualcuno si è detto sicuro che prima o poi quel ragazzo venuto dall’Assia con i suoi capelli biondi, avrebbe vinto il titolo in F1. Se fossimo tra coloro che amano fare paragoni tra le epoche e fare ipotesi azzardate, senz’altro diremmo di sì, ma così non è stato perché il destino ha deciso diversamente. Il fatto è che una bella favola spesso è tale proprio perché è particolare nella sua semplicità. Se volete scoprire come si entra nella storia con una manciata di numeri in mano, andate a visitare le colline dell’Eifel. Appena sentirete il vento sibilare tra le fronde degli alberi che ombreggiano i saliscendi della Nordschleife, capirete cosa vuol dire essere l’Angelo Biondo, al volante della Porsche 956.


Fabrizio Bianchini

Da sempre appassionato di motorsport, specialmente del motorsport "old style" fatto di pazzia, romanticismo e odore di gomma bruciata.