F1 | Montezemolo: “Con me a Maranello sarebbero tremate le pareti!”

Tra i personaggi che in questo periodo hanno avuto di che parlare sulla crisi della Ferrari c’è stato anche chi la storia della Ferrari l’ha scritta a a caratteri cubitali. Luca Cordero di Montezemolo, nel corso dell’approfondimento radiofonico La politica nel pallone, ha avuto parole durissime nei confronti dell’attuale gestione: dai piloti ai tecnici, dall’organizzazione sportiva alle trattative di mercato, tutta la gestione fa capo a delle scelte dirigenziali in netta controtendenza rispetto agli altri team e rispetto al passato.

La prima sferzata la lancia su Mattia Binotto, un uomo solo al comando al quale sono stati affidati troppi incarichi, anzi tutti:

“Il problema di oggi nasce innanzi tutto dall’organizzazione. La Ferrari ce l’ha totalmente diversa dalle altre squadre. Mattia Binotto è troppo solo. Non ci sono altre squadre organizzate così. Binotto che è un giovane alle prime armi come direttore tecnico, è responsabile della gestione sportiva, della gestione piloti, dell’area tecnica e deve occuparsi anche della politica. Ai miei tempi io avevo costruito una squadra con il meglio del meglio. C’erano Jean Todt, Ross Brawn, Rory Byrne, Paolo Martinelli, Stefano Domenicali… la Formula 1 è come il grande calcio internazionale, non si guardano i passaporti, per vincere si deve cercare il meglio e poi far crescere gli uomini che ci sono all’interno. In Ferrari negli ultimi tempi i talenti li hanno fatti andare via. Prima Allison, poi Sassi, tutti finiti alla Mercedes”.

E poi arriva la prima stilettata:

“Un po’ per ansia di vincere, un po’ per inesperienza sono stati commessi degli errori. E’ sbagliato pensare di fare tutto in casa. La Formula 1 non si gestisce come un’azienda quotata in Borsa o come una grande realtà industriale…”.

Già, la società quotata in Borsa. Proprio questa è stata la svolta impressa da Sergio Marchionne che ha inciso in modo irreversibile sul destino della Ferrari: una doppia quotazione in Borsa e lo spostamento della sede legale e della sede amministrativa che hanno cambiato in modo irreversibile la storia della Ferrari, aprendola a una più ampia logica di mercato alla quale non si è sottratto nessuno, neppure – come detto, quando si tratta di gestire i piloti.

Qui arriva la seconda stoccata di Montezemolo, che non ha in alcun modo condiviso la scelta di tagliare fuori Sebastian Vettel, quantomeno per come è maturata:

“Non avrei mai tagliato fuori Vettel così in anticipo. I piloti non sono colpevoli. Troppa pressione è stata esercitata su Leclerc ed è difficile coinvolgere Vettel in colloqui costruttivi poiché se ne andrà“.

Altro colpo di accetta da parte dell’ex-presidente, tagliato fuori in malo modo e che racconta così i motivi della sua esclusione:

Io sbagliai nel 2014 ad accettare il passaggio ai motori ibridi. Sottovalutammo il fatto che la Mercedes li stava studiando da due anni e soprattutto che l’industria tedesca aveva una cultura sull’argomento che in Italia era ancora sconosciuta. Siamo stati noi con LaFerrari i primi a produrre una vettura ibrida. Ma dopo un anno buio eravamo già competitivi… Tornerei a Maranello a piedi ieri, ma ho zero possibilità … Purtroppo dal 2014 la Ferrari non è più stata in corsa per il mondiale. Quando mi sostituirono mi dissero che non contava avere i bilanci positivi, bisognava vincere in pista… Almeno ai miei tempi quando non vincevano restavamo in lotta fino all’ultima gara. Tante volte abbiamo perso proprio alla fine. Con Michael, ma anche con Irvine, Massa e due volte con Alonso”.

I risultati, ecco quello che mancava alla Ferrari di Montezemolo, a dire della dirigenza troppo attaccata ai bilanci e troppo poco ai risultati. Peccato che questa sia proprio la fotografia della situazione attuale e non, diversamente, quella in cui lui ha gestito la Ferrari; i risultati ottenuti stanno lì a dimostrarlo. Ma per l’avvocato bolognese non c’è modo di rimettere piede a Maranello, anche dopo l’ultimo sgambetto fatto dalla nuova gestione ferrarista all’ex-presidente:

“Mi è spiaciuto che proprio dalla Ferrari arrivò un veto alla mia presidenza della Formula 1. Ecclestone mi aveva chiamato e avrei accettato con piacere. Mio padre mi diceva sempre: chi è geloso del passato non ha capito nulla”.

Dunque, quello che ha portato al nuovo corso inaugurato da Marchionne e proseguito con John Elkann è stato un passaggio di consegne traumatico, che oltre a togliere di mezzo un appassionato vero e un uomo in grado di portare la Ferrari al vertice assoluto della F1 in pochi anni ha portato a dei risultati sempre più deludenti dal punto di vista sportivo e sempre più in contrasto con i risultati economici legati alle vendite, oltre alla mancanza di decisione dei vertici, quasi a voler accettare il lento declino della Scuderia. Ma se si chiede a Montezemolo come averebbe reagito all’incidente o al doppio doppiaggio, la risposta è chiarissima (e confermata da molti, addetti ai lavori e non, dato il suo carattere molto puntiglioso e la volontà di seguire tutto quello che riguardava la vita della Scuderia):

“Sentireste tremare le pareti di Maranello”

Più chiaro di così…


Cristian Buttazzoni

"Life is about passions. Thank you for sharing mine". (M. Schumacher) Una frase, una scelta di vita. Tutto simboleggiato da un numero, il 27 (rosso, ma non solo)