F1 | L’attacco di Wolff a Binotto e lo strano precedente ferrarista

Toto Wolff ha punto pesantemente la Ferrari e, soprattutto, Mattia Binotto: non sono certo passate inosservate alcune dichiarazioni rese dopo le qualifiche di sabato scorso in Austria, weekend di apertura del mondiale di F1 2020, in cui il team-principal della Mercedes ha espresso stupore e, forse, anche rammarico per gli scarsi risultati della Rossa.

Con Vettel addirittura fuori dalla Q3 (in gara Leclerc è andato a podio e Vettel a punti nonostante l’errore che avrebbe potuto compromettere la prestazione), non ha nascosto la ruggine nei confronti del suo omologo al timone della Ferrari, con il quale la sfida a distanza continua ormai da diversi mesi.

“Tirerei su di morale tutti alla Ferrari perché è un’azienda fantastica con persone altrettanto fantastiche, ma non avrei motivo di consolare Mattia”. 

Queste le parole lapidarie di Wolff all’indirizzo di Binotto, con il quale è in corso un lungo ed estenuante braccio di ferro iniziato con l’accordo segreto tra la Ferrari e la FIA con cui è stato consentito nel corso della stagione di alterare il flussometro sulla power unit di Maranello.

Cosa che ha consentito alla Ferrari di aggiudicarsi una folgorante doppia vittoria a Spa e Monza, seguita dall’affermazione di Vettel a Singapore e a un numero impressionante di pole position, che hanno fatto di Charles Leclerc il pilota con più partenze al palo nel corso del 2019.

Il confronto-scontro è proseguito durante i test di Barcellona, con l’introduzione del DAS da parte della scuderia di Stoccarda. La soluzione sarà bandita dalla FIA ma solo a partire dal 2021. La Ferrari in passato ha dichiarato di averla valutata e poi scartata.

E così, dunque, la Mercedes nella stagione in corso potrà liberamente utilizzarlo (pare lo usi solamente durante i giri di riscaldamento), gettando nello sconforto gli avversari, prima tra tutte proprio la Ferrari, costretta a soccombere sotto la superiorità mostrata dagli avversari ma anche costretta ad arrancare nei confronti della Red Bull, della McLaren e della Racing Point, che potrebbe a sua volta montarlo avendo importato il telaio della W10.

Il boss Mercedes ha altresì dichiarato di non credere alla voce secondo cui alla Ferrari ci sarebbe stata un’erronea correlazione dei dati in galleria del vento.

Piuttosto, rimane evidente che lo sviluppo, a Maranello, si sia fermato dopo i test di Barcellona e che, almeno per la prossima gara, non si vedranno novità.

Ma, come affermato, ad avviso di Wolff, le colpe principali sembrano ricadere proprio su Binotto, il cui doppio ruolo di direttore tecnico e team principal inizia a essere un po’ troppo gravoso.

La Ferrari rischia di trovarsi di fronte a un altro Claudio Lombardi, anche lui motorista e anche lui oberato dalla doppia carica di direttore tecnico e direttore sportivo. Ma solo quando nel 1994 è tornato ai suoi cavalli di battaglia (i motori) i risultati si sono visti. C’è da sperare che qualcuno, all’interno della dirigenza ferrarista ci faccia un pensiero.


Cristian Buttazzoni

"Life is about passions. Thank you for sharing mine". (M. Schumacher) Una frase, una scelta di vita. Tutto simboleggiato da un numero, il 27 (rosso, ma non solo)