F1 | Bottas, caccia silenziosa alla prima guida Mercedes

Valtteri Bottas ha vinto anche quest’anno il GP inaugurale della stagione, così come accaduto nel 2019. Ma in questa stagione c’è un elemento in più: l’essere finalmente riuscito (forse) a scrollarsi di dosso la cattiva fama di “maggiordomo” (per citare Maurizio Arrivabene) e riuscire finalmente a mandare sin da subito in crisi il più blasonato compagno di squadra Lewis Hamilton.

| di Cristian Buttazzoni

Il finnico è riuscito in una doppia impresa: mettersi l’inglese alle spalle sia in qualifica che in gara (conquistando addirittura un Grand Chelem) e riuscire, con poche abili mosse, a dettare subito le condizioni sia a lui che a tutto il team, ormai prono sulle scelte e sulle richieste del 6 volte iridato.

Sembrava essere tutto scritto sin dalle prove libere del venerdì, ma quel tempo staccato dal finnico ha fatto sobbalzare il muretto, soprattutto la parte che segue l’inglese, tanto da portarlo a commettere due gravissimi errori che gli hanno compromesso la rincorsa alla monoposto numero 77: prima l’uscita di pista, all’ultima curva che gli ha cancellato l’ultimo tempo sul giro e poi il ,mancato rispetto delle bandiere gialle che gli è costato la penalizzazione di 3 posizioni in griglia.

Bandiere gialle propiziate proprio dall’uscita di pista di Bottas, che per proteggere la pole position appena conquistata ha commesso un errore giocato con molta astuzia, ben sapendo che Hamilton era dietro dei lui e che si stava lanciando per andare a conquistare quello che Bottas gli avrebbe impropriamente tolto, ma che in realtà ha conquistato con pieno merito.

Una guerra di nervi che si è ripetuta in gara, con il finnico che ha spinto sin da subito e l’inglese costretto a inseguire, aiutato anche da una buona dose di fortuna data dal ritiro di Max Verstappen.

Ma una volta arrivati allo scontro diretto per Hamilton non c’è stato nulla da fare, la superiorità di Bottas è stata netta e schiacciante tanto da non dare al compagno-rivale nemmeno la possibilità di avvicinarsi per attaccarlo, anche perché entrambi hanno adottato una strategia identica, essendosi fermati allo stesso giro in cui è entrata la Safety Car.

Hamilton ha avuto il peggior inizio di stagione che gli potesse capitare, arrivando addirittura a speronare Albon che è stato autore di un mirabile sorpasso all’esterno ai suoi danni ed era già davanti e ai 5 secondi di penalità che lo hanno relegato al quarto posto.

Ma se per l’inglese è stata una doccia gelata, l’acqua gelida gliel’ha versata proprio Valtteri Bottas (che tra le altre cose è uomo di Toto Wolff) che, probabilmente stufo di vestire il ruolo di gregario e di accettare il ruolo di numero 2, alla prima occasione utile gliel’ha fatta pagare carissima.

Un atteggiamento che ricorda molto quello di Nico Rosberg, che appena ha capito i reali limiti del’inglese li ha sfruttati traendone grande vantaggio e, cosa ancora più importante, ha messo a nudo tutti i trattamenti di favore che il team stava riservando all’inglese, iniziati in Bahrain nel 2014 e proseguiti negli anni successivi, compreso il materiale differenziale tra le due monoposto.

Bottas ha imparato a sue spese la lezione e in questa prima gara ha sfruttato le stesse armi del suo predecessore e dimostrando una freddezza ancora maggiore rispetto a quella di Rosberg, tanto da non aver mai esternato il suo possibile malcontento per le gare buttate al vento per fare gioco di squadra (per esempio Monza 2018), salvo poi rispondere per le rime a Hamilton con i fatti in pista.

Un uomo di ghiaccio, solido e concreto che adesso si candida al ruolo di prima guida in Mercedes (o quantomeno di guida alla pari) e se il trend dovesse continuare per Hamilton saranno dolori. Forti dolori.


Cristian Buttazzoni

"Life is about passions. Thank you for sharing mine". (M. Schumacher) Una frase, una scelta di vita. Tutto simboleggiato da un numero, il 27 (rosso, ma non solo)