Le gare virtuali sono vere o no?

Daniel Abt licenziato dall’Audi per l’imbroglio del rimpiazzo del pilota apre una riflessione sulla veridicità delle gare simulate.

di Federico Caruso | @fclittlebastard

Giorni fa abbiamo assistito ad un bruttissimo episodio di non sportività nelle gare simulate. Nella fattispecie la gara di Virtual Race di Formula E numero 5 del 23 Maggio, sul circuito dell’aeroporto Tempelhof di Berlino, è stata protagonista negativa di un brutto pagina del motorsport virtuale. Il pilota tedesco Daniel Abt si è fatto sostituire al volante virtuale della sua Audi, dal simracer austriaco Lorenz Hörzing. Durante la gara la webcam era oscurata, e a fine gara, dopo che il simracer ha tagliato primo il traguardo, non è stato possibile intervistarlo nel dopo gara. Da li sono nati i dubbi, che hanno portato alla scoperta dell’imbroglio.

L’Audi lo ha licenziato in tronco per lesa immagine aziendale. Lui a mezzo social e stampa si è dichiarato pentito per l’accaduto e chiedeva di essere perdonato della bravata, che poi tanta bravata non è.

Ma analizziamo l’accaduto.

In fin dei conti fingersi un altro alla guida durante una gara simulata, potrebbe anche passare come una delle cose più simpatiche delle gare del periodo pandemico viste fin qui. Ma in realtà qui si è trovato un po’ il limite di queste gare.

Si è operato il bluff durante una gara ufficiale. Le gare ufficiali oltre all’aspetto ludico-competitivo c’è anche un aspetto importante di sponsor e immagine dei team ufficiali. La bravata è chiaro che sia costata caro al furbo Daniel Abt, ma ci lascia riflettere molto sulla veridicità dei campionati virtuali.

Partiamo dal presupposto che le gare ufficiali, sono difficili da poter imbrogliare. Sono spesso in diretta streaming sulle varie piattaforme, a volte in TV, e ogni pilota ha sempre una webcam puntata sulla sua postazione. Infatti, anche nel caso di Daniel Abt, la sua webcam coperta ha da subito destato qualche perplessità.

Ma le altre gare di esports, quelle non ufficiali, o anche quelle semplicemente organizzate per spirito di competizione, chi le controlla? E’ ovvio che qui stiamo parlando per assurdo, ma certo non si può sottovalutare come problema. Chi corre non ha la voglia di far correre qualcun altro al posto suo. Chi corre lo fa perché vuole vincere e comunque divertirsi. Il barare, imbrogliare è qualcosa che davvero non sembra aver senso.

Per far si che un qualsiasi sport abbia una sua veridicità, vengono imposte regole e comportamenti per far sì che non ci siano imbrogli, oltre alla lealtà degli sportivi. E non sempre si riesce a controllare tutto.

Ancora oggi è acceso il dibattito sul motore non regolare della Ferrari. Eppure nessun pilota o nessun tecnico è stato licenziato dalla Casa di Maranello. E come mai allora Daniel Abt, per una bravata del genere è stato licenziato?

Una chiave di lettura può essere l’aspetto economico. In questo periodo pandemico, con tutte le gare in programma sospese, o annullate, gli unici palcoscenici per gli sponsor dei team del motorsport sono state le gare virtuali. Da qui l’importanza per l’Audi a livello d’immagine, e l’inevitabilità nel licenziare Daniel Abt.

In tutto questo però c’è da riflettere su un punto importante. Abbiamo davvero così necessità di dare tutta questa importanza alle gare online svolte da piloti e team reali? Certo lo spettacolo è più interessante. Sapere che corre Leclerc, piuttosto che il super campione di gare virtuali, ha un diverso impatto sul pubblico. Ma alla fine sono ragazzi che si divertono e che competono su auto virtuali, per fare quello che fanno anche su piste reali. Ovvero tentare di mettere le ruote davanti a tutti gli altri.

Daniel Abt ha ridicolizzato più se stesso che l’Audi. Ha ridicolizzato più se stesso che il mondo sim racing.

Forse sarebbe opportuno fare un passo indietro, e far tornare questo mondo simulativo-ludico a quello che più conta. Far divertire le persone e non caricarle di responsabilità che non hanno niente a che vedere con la parola ludico.

La cura a tutta questa follia?

Semplice, tornare a far rombare i motori, quelli veri, in pista. Allora sì, lì, avrà senso essere duri con chi imbroglia.


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Federico Caruso

Nato a Roma sotto il segno dei motori turbo V6 nel 1984. Sono sempre alla ricerca di qualcosa che mi sappia emozionare come Ayrton Senna. Scrivo con passione per amore della F1.