F1 | Gentleman driver: in ricordo di Elio De Angelis

Tra i piloti che il mese di maggio ci portato via vogliamo ricordare Elio de Angelis, scomparso nella giornata di oggi, 34 anni fa, in una sessione di test in Francia.

 

| a cura di Federico Sandoli

 

Colto, bello, dai modi nobili, questo ragazzo, figlio di un ex campione di motonautica, arriva all’automobilismo dimostrando una particolare predisposizione.


Dopo essersi imposto nel GP di Monaco di F3 del 1977, il circus cominciò ad interessarsi a questo romano di bell’aspetto e dai modi gentili, che in pista si trasforma dimostrando grinta e classe immensi.

Dopo diversi tentennamenti da parte dei team inglesi, Ferrari convocò l’italiano e lo inserì nel programma giovani (ebbene si, anche allora esistevano).


Quando un giorno Gilles Villeneuve lamentò una malattia esantematica, gli orecchioni, sembra che il destino avesse voluto appoggiare le sue scelte. Ferrari chiamò DeAngelis, gli fece provare la famosa 312-T3. Il romano riuscì a girare quasi più velocemente di Villeneuve e si candidò a correre al posto del canadese.


Proprio quando sembrava essere una formalità la partenza per gli Stati Uniti, Villeneuve si ristabilì e il povero De Angelis venne girato alla Minardi, allora scuderia di F2, per rimanere nell’orbita Ferrari e poter brandire il volante più ambito della categoria.


Villeneuve però continuava tra luci e ombre ed il Drake, sconcertato, chiamò nuovamente De Angelis. Accompagnato dal padre si recò a Maranello sicuro dell’investitura tanto ambita. Davanti al Drake, Elio si sentì offrire un posto alla Surtees, scuderia di ultima fascia, valida per l’apprendistato, temibile per il rischio di bruciarsi per colpe non proprie.


Il padre di De Angelis, sconsigliò al figlio di accettare. Ferrari non batté ciglio. Anzi, forse in quel momento nacque una certa antipatia col padre del ragazzo. De Angelis tornò in F2 senza nessuna assicurazione per il futuro.


Per il giovane De Angelis la Ferrari restò un rimpianto. Riuscì a debuttare in F1 con la Shadow ma chissà cosa abbia pensato quando venne affiancato dalla 312-T4 di Villeneuve, intento a doppiarlo durante le gare del 1979.

Tuttavia, nonostante la Scuderia non poté certo permettergli nessuno slancio, un altro occhio fino notò il ragazzo: Colin Chapman.

La trattativa fu dura. La Ferrari voleva un congruo indennizzo economico come penale per lasciar andare l’italiano. Chapman , dal canto suo, prima tentennò poi pagò la penale e riuscì ad assicurarsi De Angelis per la stagione 1980.

Un curioso aneddoto volle che per la stagione 1980 la Lotus non versò nessuno stipendio al giovane De Angelis, come indennizzo della somma versata alla Shadow. Sulla Lotus, non più la scuderia invincibile di qualche anno prima, De Angelis non sfigurò, anzi. Elio riuscì a trascinare anche il suo capo squadra Mario Andretti nel dubbio se accettare di correre in America o continuare a dividersi tra Indy e F1.


Nella stagione 1980, comunque, De Angelis finì settimo, molto davanti ad Andretti e sicuramente, ormai, anche nel cuore di Chapman. Il patron della Lotus sognava di vederlo vincere su una 88, forse la sua creatura più geniale, ma la FISA la mise fuori legge tarpando le ali ai sogni di entrambi.


Nonostante le amarezze riuscì a tirare fuori il meglio dalla Lotus 87 e nel 1981 si piazzò ottavo con tante speranze per l’annata successiva.


Con la Lotus 91, nella stagione 1982, De Angelis riuscì a dare a Chapman la sua ultima vittoria. Dopo qualche mese il carismatico patron inglese sarebbe morto per un attacco cardiaco. Sul podio del GP d’Austria l’italiano era felicissimo ma sapeva che il futuro sarebbe stato difficilissimo. I motori turbo stavano iniziando a dominare la categoria e la sua Lotus disponeva di un Cosworth aspirato che era si affidabile ma ormai troppo poco potente.


Orfana di Chapman, la Lotus cercò di tornare al successo sposando i motori Renault turbo. Dopo un anno di apprendistato la squadra si presentò nel 1984 con la volontà di tornare a vincere. Alla prima gara l’italiano ottenne la pole-position e nel corso dell’anno, la sua costanza di risultati lo portò al terzo posto assoluto in classifica, battuto solo dalle imprendibili McLaren-TAG Porsche.


Per la stagione 1985 la Lotus voleva di più. Con Ducarouge alla guida tecnica, una macchina bellissima e un motore decisamente all’altezza, l’unico vero avversario dell’italiano furono la Ferrari e… il suo compagno di squadra. 

Infatti al suo fianco per quella stagione la Lotus decisa di ingaggiare la stella nascente della F1, tale Ayrton Senna. 


Peter Warr – subentrato a Champman nel massimo ruolo dirigenziale del team – che non aveva mai amato il nostro italiano, finalmente poté concentrarsi su un puro talento, dimenticando che fino all’appuntamento del Canada di quell’anno fu l’altro suo pilota ad essere stabilmente in testa alla classifica, davanti anche alla Ferrari di Alboreto.


Mentre noi italiani stavamo sognando una sfida tutta italiana tra le due grandi della categoria, proprio in Canada, mentre la Lotus era in pole-position, De Angelis capì che la sua squadra preferiva perdere con Senna piuttosto che vincere con lui.

Sulla sua Lotus infatti fu montato un motore sgonfiato, quello di Senna della corsa precedente, e nonostante le resistenze del romano agli attacchi della Ferrari, dopo metà gara De Angelis dovette alzare bandiera bianca e lasciare la vittoria alla rossa di Alboreto. La gara del Canada segnò la rottura definitiva con la Lotus con la quale nel corso della stagione non riuscì – o non volle – ad ottenere ulteriori risultati di rilievo.


Ben prima della fine della stagione Elio de Angelis, si fece attrarre dal progetto della Brabham BT55, definita “la sogliola”, e firmò il contratto per la stagione 1986. Quella stagione fu però un continuo collezionare di pessimi risultati. La Brabham non si rivelò all’altezza e il nostro italiano non riuscì ad adattarsi a quel telaio che spesso lo obbligava a peripezie per delle posizioni di bassa classifica.


Dopo un anonimo GP di Montecarlo, la squadra lo convinse a partecipare a una serie di test in Francia, a Le Castellet…


Convinto che sarebbe riuscito a indicare alla squadra la direzione giusta dello sviluppo, in pieno rettilineo si staccò l’alettone posteriore. De Angelis finì fuori strada e rimase avvolto, senza possibilità di scampo, dalle fiamme sprigionate dalla macchina.

Fa ancora male al cuore rivedere quelle immagini. Fa male soprattutto pensare che quel giorno il destino avrebbe indirizzato Elio all’immortalità di questo sport.

 

Per approfondimenti: 

Lotus: F1 | Lotus: the black beauty

Brabham: F1 | Brabham: il sogno e l’incubo

 

Altri nostri editoriali su Elio De Angelis: 

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