F1 | McLaren: 2020, l’alba del riscatto

La McLaren ha vissuto un decennio che l’ha vista precipitare nell’oblio più profondo. Tanti eventi e scelte sbagliate ne hanno caratterizzato la storia. Ma ora c’è una nuova luce in fondo al tunnel e il 2020 non è più solo una timida speranza.

di Francesco Svelto |

In tanti di questi tempi stanno proponendo review, analisi, commenti e tributi ad un decennio di motorsport che se ne va. Che se n’è già andato un mesetto fa. Oggi, nell’ultimo giorno del decennio solare, l’ultimo per davvero, due righe le dedichiamo ad un team glorioso. Una squadra che la F1 e non solo l’ha vissuta dagli albori o quasi e che nella massima categoria ha vinto di tutto e di più.

Di arancio dipinta ultimamente – anzi, qualcuno preciserebbe che si tratta di papaya – la McLaren sta concludendo un decennio che l’ha vista sprofondare negli abissi dell’anonimato di una classifica spesso altamente deficitaria, dovuta a scelte politiche a dir poco coraggiose e a cambiamenti epocali. Eventi e vicessitudini da cui sta cercando di risalire e nei quali – purtroppo – è in buona compagnia (riferimento neanche tanto velato alla Williams, ma questa è un’altra storia).

Dal 2010 al 2019 sono cambiate tante, troppe cose a Woking. Da che si era nell’Olimpo a combattere con i grandi e con dei grandi dietro al voltante (Hamilton e Button, una delle coppie meglio assortite dell’ultima decade – e scusate se è poco!) ad una speranza di tornare almeno a posizioni dignitose, a dei podi (le vittorie sono ancora troppo lontane) e delle figure dignitose e degne di questo nome.

Il team fondato da Bruce, dicevamo, ultimamente ha ripreso dalle sue origini il colore. Un bellissimo colore, ricco di tradizione e di gloria. Ma quante ne ha passate in queste dieci stagioni. Il ritorno della Mercedes con un team ufficiale in F1 e il cambiamento epocale dell’architettura dei motori (l’introduzione delle unità turbo-ibride) ha portato il rapporto tra la McLaren e i tedeschi da privilegiato che era ad una mera collaborazione fornitore-clienti. In poco meno di due anni si è consumata la rottura di un rapporto ventennale di assoluto successo.

Chissà se non è stata questa la vera causa della crisi della McLaren o il graduale distacco dei suoi uomini più rappresentativi. Da Jo Ramirez a Ron Dennis – tanto per citare le punte di diamante – e quindi lo smantellamento della gloriosa struttura organizzativa MP4 che ha fatto tremare a più riprese l’intero mondo del motorsport… Chissà.

O ancora la scelta romantica di ricongiungere un binomio, quello con Honda, che forse andava lasciato li dov’era, in quella nuvola di leggenda cosi alta e mistica che ha rappresentato negli anni 80.

Certo, col senno di poi è facile parlare. Se ne potranno dire tante: dalla semplice scelta non ponderata a dovere da parte dei manager di Woking (il ritorno con Honda fu una delle ultime scelte dello stesso Ron Dennis) ai giapponesi che avevano approcciato male la nuova architettura V6 turbo-ibrida della F1. E’ stato un fallimento.

E nulla ha potuto Fernando Alonso, tornato a Woking dopo il mondiale sfiorato al debutto, cercando di tirare fuori il possibile da monoposto che proprio non ne avevano. E per poco non ci rimetteva la pelle a Barcellona (ma, anche in questo caso, trattasi di altra storia). 2015, 2016 e 2017 sono stati gli anni più bui della storia della McLaren. E che beffa, proprio con Honda, proprio quando il mondo sognava di rivivere certi fasti del passato. E invece nisba.

Il presente ci dice che McLaren sta tentando di risalire la china. Ancora quasi senza sponsor – che nel corso di questi anni e di queste eventi a Woking si sono sciolti come neve al sole – al timone vi è Zak Brown ed al muretto Andreas Seidl, uno che di motorsport ne ha masticato eccome – ma di quello vero e duro, l’endurance! – e ne masticherà ancora. Uno che sta provando a ridare ordine e metodo tramite una struttura piramidale e ben organizzata ad un team che ha perso smalto e preso schiaffi ovunque negli ultimi anni.

E sebbene non ci sia più un top driver come Alonso alla guida (il lascito dello spagnolo è stato comunque notevole e gli è riconosciuto), ci sta riuscendo. Il 2019 ha visto i primi frutti del suo operato e non ci stiamo riferendo soltanto al podio di Interlagos, arrivato dopo cinque anni e mezzo di agonia o al quarto posto della classifica finale.

Ora nei tabellini ufficiali delle classifiche si legge McLaren-Renault. Un binomio strano, quasi esotico. Non durerà tanto. E’ servito a tappare la falla, il buco venutosi a creare nel momento del divorzio anticipato ed annunciato con Honda a fine 2017 e che vedrà nel 2021 la sua ultima stagione. Da li in poi sarà di nuovo McLaren-Mercedes. Si torna al passato e, si, si tratterà di nuovo di una fornitura clienti. Ma è già tanto bello cosi. E poi vi sarà la nuova rivoluzione tecnica regolamentare. A Woking hanno deciso di affrontarla con uomini nuovi, gente giusta al posto giusto. Dai piloti (Sainz-Norris una coppia giovane e di talento) agli ingegneri fino ad arrivare a chi prende le decisioni finali.

In tutto questo vi è anche il progetto Indycar che McLaren ha deciso di riabbracciare con un team che affronterà l’intera stagione 2020 del massimo campionato americano. Insomma, il passato è alle spalle. Da domani si cambia pagina. Nuovo anno, nuova decade. Il mondo del motorsport attende la nuova ribalta di uno dei suoi protagonisti di sempre.

Francesco Svelto


Francesco Svelto

Non un tifoso della F1... ma un appassionato di tutto ciò che è pure-racing a 4 ruote! Nota bene, ho scritto "pure-racing".