F1 | La triste caduta della Williams

Quanto fa male vedere una scuderia dal passato così glorioso come la Williams arrancare in questo modo? In una F1 così moderna con continue innovazioni e regole cervellotiche, non c’è più spazio per il romanticismo e la tradizione e questo team non sembra averlo ancora capito.

| di @LuigiCalligari

 

Vi ricordate l’ultima vittoria della scuderia inglese? Bisogna tornare indietro a Barcellona, nel 2012 con Pastor Maldonado alla guida. Sembra passato un secolo; e prima ancora bisogna guardare al 2004 per vedere una Williams prima sotto la bandiera a scacchi.

Sir Frank Williams e Patrick Head negli anni hanno messo su una struttura invidiata ed imitata da tanti nel circus, capace di vincere svariati titoli e di battere scuderie ben più blasonate come Ferrari e Mclaren solo per citarne alcune. 9 titoli costruttori e 7 titoli piloti sono un bottino molto importante. Allora, quali possono essere le possibili cause di questa caduta così rovinosa negli ultimi anni?

Bisogna mettere un po’ d’ordine. Nel 2013 la Williams disputa una stagione disastrosa, con sprazzi di competitività solo sul finale di stagione; ma per il 2014 è pronta una rivoluzione.

Con l’avvento delle nuove regole arriva la poderosa Power Unit Mercedes (la migliore per distacco fino ad oggi) a spingere la vettura inglese, e con essa arriva anche un grande sponsor: Martini.

I piloti sono Felipe Massa in arrivo dalla Ferrari e Valtteri Bottas confermato dalla stagione precedente. Le premesse sono ottime, ed infatti la Williams disputa un ottimo 2014, mancando di poco la vittoria, ottenendo 9 podi e terminando al terzo posto in classifica costruttori. Sempre in questa stagione, debutta con la scuderia inglese in un weekend di gara Susie Wolff.

Per la prima volta 22 anni dopo Giovanna Amati, una donna torna al volante in una sessione ufficiale, precisamente le FP1 a Silverstone.

È importante sottolineare che durante questo periodo è avvenuta una svolta epocale per il team.

Il passaggio della direzione della scuderia da Frank a sua figlia Claire. In molti tra gli esperti del settore puntano il dito contro la sua gestione, che avrebbe portato il team nella brutta situazione in cui attualmente naviga.

Sicuramente la mancanza di esperienza di quest’ultima e la volontà non voler vendere il team di famiglia, anche se in un momento di difficili condizioni finanziarie, hanno influito tanto sulle vicende sportive ed economiche del team.

Lance Stroll Williams

Nel 2015 e nel 2016 le cose non vanno bene come nel 2014, ma comunque i risultati sono più che dignitosi, salendo più volte sul podio (4 volte nel 2015 e 1 volta nel 2016), e con le vetture stabilmente in top 10.

Dal 2017 invece la situazione peggiora. Con le nuove regole e l’arrivo di Paddy Lowe la scuderia non fa il salto di qualità sperato e anzi sprofonda nei bassi fondi della classifica, ad esclusione del podio di Lance Stroll a Baku e qualche ultima magia di Felipe Massa.

Con il passare del tempo la Williams diventa sempre più una scuderia di seconda e anche terza fascia e nel 2018 le difficoltà sono ancora maggiori. Infatti, si registrano solo tre piazzamenti a punti e l’ultimo desolato posto in classifica costruttori.

A fine 2018 le condizioni economiche del team peggiorano ancora di più, perché Martini termina il contratto di sponsorizzazione, e Lance Stroll, figlio del maggior finanziatore della squadra negli ultimi due anni, passa alla Racing Point. Queste due perdite economiche per il team sono di fatto gravissime, e lasciano la Williams sull’orlo del lastrico.

Quando si pensa che più a fondo non si può andare, ecco che arriva il 2019. C’è un nuovo sponsor, Rokit; ci sono due nuovi piloti: George Russell proveniente dal vivaio della Mercedes e soprattutto il ritorno in F1 di Robert Kubica, che per questo merita stima incondizionata.

Purtroppo per il team però, non c’è altro di cui gioire. L’auto viene prodotta in ritardo ed è costretta a saltare parte dei primi test invernali, ma soprattutto è lentissima.

Durante l’anno non viene portato in pista nessun tipo di sviluppo, se non una nuova ala anteriore che ha debuttato nelle ultime gare, e che dovrebbe rappresentare la base della vettura del 2020.

La crisi in cui versa la Williams viene evidenziata anche dalla preoccupante assenza di pezzi di ricambio, che porta il team a far ritirare le auto per paura di restare a corto.

A questo proposito va citato l’episodio del ritiro di Kubica a Sochi in seguito ad un guasto occorso a Russell.

I piloti trascorrono tutta la stagione nelle ultime due posizioni, battagliando tra di loro con distacchi pesanti rispetto alle altre vetture. L’unico punto viene conquistato da Kubica nella pazza gara di Hockenheim grazie alla squalifica delle Alfa Romeo (va bene mancano ancora due gare, chissà).

Eppure, la situazione non sembra vedere una luce in fondo al tunnel, neanche per la prossima stagione. Da appassionato è veramente una vicenda triste da vedere. La Williams non merita una fine del genere.


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