F1 | Una chiacchierata su Senna con Mazzola, Ciccarone e Granato

La suggestiva cornice di Villa Bassi Rathgeb ha ospitato ieri il Memorial Giorgio Zuanetto. Evento organizzato dallo Scuderia Ferrari Club di Abano Terme, nota località turistica della provincia di Padova. Tra gli ospiti d’eccezione, per un dibattito sulla figura di Ayrton Senna, l’ingegner Luigi Mazzola, Paolo Ciccarone e la redazione di F1sport.it con il nostro direttore, Antonio Granato.

di Filippo Toffanin

Una tre giorni all’insegna della passione per la Scuderia quella iniziata lo scorso venerdì e che si concluderà oggi con una sfilata di auto storiche e moderne in direzione del capoluogo Euganeo, dove i partecipanti riceveranno il saluto dell’amministrazione comunale. Il corteo proseguirà poi lungo l’affascinante itinerario della Riviera del Brenta. Un cuore rosso che pulsa ben oltre i confini nazionali, oltre oceano: ospite d’onore all’evento aponense il Ferrari Club di Curitiba, Brasile, presieduto da Walter Petruzziello. Con l’occasione, i due circoli hanno rinsaldato il forte legame d’amicizia che li lega con un gemellaggio. Patrocinato dal Comune di Abano Terme, è stato suggellato da una cerimonia nella corte antistante l’ingresso di Villa Bassi, con tanto di esecuzione dei rispettivi inni nazionali a cura della banda comunale. Una cornice arricchita da diversi esemplari della produzione su strada di Maranello, e da una scultura in ghiaccio raffigurante il Cavallino Rampante e lo stemma dell’azienda modenese.

E quando si parla di Brasile e F1, cuore e mente sussurrano un nome alle orecchie degli appassionati: Ayrton Senna. Nel venticinquesimo anniversario della sua scomparsa Piero Savazzi, giornalista ed esperto di business organisation, ha moderato un incontro al quale hanno partecipato il direttore di F1sport.it Antonio Granato, l’ex Ingegnere Ferrari Luigi Mazzola e il decano dei giornalisti del motorsport italiano, Paolo Ciccarone. Il tema: com’è cambiata la F1 dai tempi del grande Ayrton ad oggi.

Da sinistra: Antonio Granato, Paolo Ciccarone e l’Ing. Luigi Mazzola

L’introduzione tecnica è stata curata da Antonio Granato, che ha ripercorso l’evoluzione tecnica delle monoposto da fine anni ’80 ai giorni nostri. Una carrellata che ha evidenziato l’esasperazione tecnica sulla quale la categoria si è ripiegata nel corso degli anni, pur portando innovazioni decisive per la sicurezza dei piloti – studiate propio in seguito alla morte del campione verde-oro. Toccante il finale di questo prologo, con la proiezione di alcuni frammenti tratti dal biopic Senna relativi al GP di Montecarlo ’88, quello del famoso crash alla curva del Portier che pose fine ad un week-end di gara letteralmente dominato dal pilota McLaren.

Proprio rifacendosi a quelle immagini, l’ingegner Mazzola ha elaborato sul concetto di mondo conscio ed inconscio, per sottolineare quanta sia la differenza tra sportivi di quel calibro e noi comuni mortali.

Qui è l’essenza del pilota. Qui è dove Ayrton, per me, era superiore a tutti. Se noi vogliamo fare consciamente, ossia sotto il nostro controllo, sotto il nostro libero arbitrio, operazioni controllate da noi più di una due non ne facciamo. Noi abbiamo due computer qua dento (nella testa – nrd): quello che fa una/due operazioni al secondo – ed è il nostro mondo conscio; ed un altro invece che ne fa infinite. L’abilità di un pilota è questa, quella di accendere ed essere controllato da quello che è il computerone […] Ayrton però aveva questa capacità di accedere all’inconscio in maniera spettacolare, era mistico. Alain lo prendeva in giro: <<Lui parla con Dio…>> – ma era questione di entrare li dentro. Ayrton aveva certamente qualcosa in più.

Impossibile non rifarsi quindi al dualismo Prost – Senna, forse la più grande rivalità della storia del motorsport. Un parere, quello espresso da Mazzola, quasi sorprendente.

Ho lavorato con Alain Prost, con Michael (Schumacher – nrd), anche con Valentino Rossi… con piloti di una certa levatura. Con Ayrton ci siamo approcciati in maniera strana, io ero ingegnere di Alain… Alain era diverso molto più calcolatore, razionale, sapeva molto più di macchine sia di Ayrton che di Michael. Era uno che preparava pedissequamente le cose. Ayrton dialogava con il suo compagno di squadra, con gli ingegneri per cercare di ottenere il massimo di compromesso, ma non era al livello di Alain.

La conversazione ha virato poi su quanto sia effettivamente ancora nelle facoltà del pilota essere protagonista del complesso mondo della F1 moderna. Anche qui, l’ex capo ingegnere Ferrari prende una posizione netta.

Le macchine erano molto più belle una volta, molto più pilota dipendente. Il vero problema della F1 è che non è più il pilota che conta, ma la macchina. Una volta c’era una quasi uguaglianza. Ora c’è uno squilibrio incredibile. Adesso la macchina conta il 70-80%. È l’uomo quello che fa la differenza, e la macchina è un accessorio. Finché non si capisce questo, non si avranno belle gare. Anche se ce ne sono ora, ma quello che c’era negli anni ’90 non l’ho mai vissuto in seguito. Anche ai tempi di Michael la macchina contava molto, facevamo delle cose stratosferiche in Ferrari per cercare di avere una macchina affidabile e veloce. […] Ora sento questi nuovi regolamenti, sento di mettere le minigonne, sento di aumentare il carico… la sfortuna è che siamo in mano agli ingegneri, quando siamo in mano agli ingegneri è la fine – specialmente quando si devono dettare i regolamenti. Ci vuole una persona che ha una visione generale, che faccia tre articoli. È facilissimo fare una macchina che possa dare divertimento. È incredibile che facciano dei regolamenti e non parlino con i piloti.

Quali quindi le possibili soluzioni?

Tiriamo via questa aerodinamica, mettiamoci quattro pezzi di carbonio proprio per fare bella la macchina, che sia bella da vedere esternamente – ma che non abbia carico. Tecnicamente parlando si aumenti la zona di “grip limited”. Oggi non vedete mai una situazione in cui il pilota è in difficoltà. Noi siamo in “power limited” oggi, la macchina è troppo stabile. E nel 2021, se la discussione sui regolamenti va avanti così, sarà uguale. Cacciamogli otto-novecento, mille cavalli e poi guida sta macchina se ce la fai! Allora lì si vede la differenza, torna il pilota, il mito. La gente che vuole vedere, anche se non ci sono sorpassi, il pilota che sa guidare quella macchina in quella maniera. Se il regolamento va nella direzione di aumentare il carico, non abbiamo capito niente.

E’ stato poi il turno di Paolo Ciccarone. Storica voce di Radio Montecarlo, inviato di Rombo sui campi di gara, e amico di Ayrton. Una relazione iniziata altresì con qualche difficoltà.

La stampa italiana era prevalentemente pro Ferrari, Ayrton era il nemico, ovvero quello che vinceva sempre e non si riusciva a scardinare. Il mio approccio con lui era sempre abbastanza timido. Tutte le volte che entravo nel box McLaren c’era Ron Dennis che appena vedeva un italiano se non gli poteva sparare addosso gli tirava una pedata da qualche parte. All’epoca non c’erano le ospitalità, c’era Giancarlo Minardi che faceva il tavolo degli scappati di casa per cui ci si trovava io e qualche altro collega a mangiare la pasta. E li c’era sempre anche un signore con gli occhiali. Un giorno questo mi si avvicina e mi chiede, da giornalista italiano, quali piloti mi piacessero. <<Mi piace molto Piquet perché è grintoso, Prost che guida in maniera sopraffina, però devo dirti una cosa – sono andato a Signes, al Paul Ricard – ho visto guidare Senna, quel ragazzo ti trasmette qualcosa. Peccato che sia uno str… di prima categoria. Non si riesce mai ad intervistarlo.>> […] Ritrovo quel signore con gli occhiali a dei test. <<Vuoi fare ancora quell’intervista con Senna? Vieni dai non ti preoccupare vedrai che oggi riusciamo a fare l’intervista.>> Ayrton è al box McLaren, sta mangiando le sue pappette con i cereali. <<Ayrton, devi parlare con Paolo>>. <<Papà, sto mangiando>>. Madonna, immaginate l’imbarazzo dopo aver detto che suo figlio era uno str… <<Paolo è amico mio>>. Allora Ayrton si alza, mi si avvicina: <<Ma tu sei quello di Rombo? Ti chiedo scusa volevo ringraziarti per quello che avevi scritto in quella gara…>>. Da quel momento li con Ayrton abbiamo avuto un rapporto tale…

Un racconto arricchito da un aneddoto stupefacente, da far quasi tremare le vene ai polsi.

Una volta venne nei test e disse: <<Sai che ho firmato un contratto con la Ferrari? Lo dico a te che sei un amico, però qualcuno a Maranello non ha voluto.>> Parliamo di fine ’90. Telefonai a Maranello, parlai con Fiorio mi disse <<Ah lo sai? Chi te l’ha detto? Si purtroppo c’è qualcuno che non vuole, che fa politica, e la cosa è saltata.>> La copia del contratto ce l’ha ancora Cesare Fiorio. Prost sapendo di questo contratto si mise di mezzo riuscì in qualche modo ad agire presso la presidenza della Ferrari, il contratto fu annullato e dopo qualche mese anche Fiorio abbandonò la squadra, e ci fu l’ennesima fase di ricostruzione.

Senna in Ferrari, qualcosa che i tifosi nel loro cuore sognavano ardentemente; desiderio peraltro espresso più volte dallo stesso Ayrton nel corso della sua carriera. Un destino però che non ebbie a compiersi. E si arriva così al tragico week-end di Imola ’94.

Quando accadde l’incidente a Ratzenberger, mi ricordo che dovevi essere sul posto. Quando arrivò la Simtek fracassata io da incosciente presi e misi le dita dentro l’abitacolo per capire che liquidi c’erano, e mi resi conto che era il sangue di Roland. Rimasi scioccato, la mattina dopo con Ayrton ne stavamo parlando. C’era la sua bicicletta, mi chiese di spostarla. Allora io presi la bici e gli dissi:  <<Mi sa che l’unico modo per non rischiare la vita qua è correre in bicicletta, è meno pericoloso>>. Lui la prese dalle mie mani, l’appoggiò al muro e disse <<Credo anch’io che sia meno pericoloso, ma ognuno di noi ha un destino e questo destino deve compiersi.>> Questa è l’ultima chiacchierata che ho fatto con lui.

L’ultima curiosità, arrivata dal pubblico, sulla famosa foto premonitoria del volto di Senna, seduto nell’abitacolo prima della partenza del Gran Premio.

Il problema di Senna in quel momento era riuscire a capire come fare a sistemare la macchina che non andava e non faceva quello che voleva lui. Non c’era nessuna premonizione. Era molto concentrato sul problema di una macchina instabile che passava dal sottosterzo al sovrasterzo aveva delle reazioni difficili da capire.

Un pomeriggio all’insegna dei ricordi e delle esperienze di uomini che hanno fatto la storia di questo sport. Una storia che ci auguriamo, prendendo spunto dai pensieri dell’ingegner Mazzola, sia ancora in grado di regalare al grande pubblico figure mitiche ed eroiche come quella di Ayrton Senna. Forse il più grande, certamente il più rimpianto.

Filippo Toffanin


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Filippo Toffanin

Professionista della logistica, musicista amatoriale, e grande appassionato di F1.

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