F1 | Storia: La Dea bendata tifa Ferrari

Il GP del Giappone 2003 fu senza dubbio la gara più emozionante dell’anno. La tappa conclusiva di una stagione combattutissima dove c’era da assegnare ancora il titolo piloti, con in lizza Schumacher e Raikkonen, e il titolo costruttori con in lotta Ferrari e Williams.

Anche per un altro motivo il GP era molto atteso. Con la vittoria nel campionato piloti Schumacher sarebbe riuscito a battere il record di Fangio e consacrarsi come la leggenda vivente della F1.
Nelle libere fu Raikkonen ad attirare su di se l’attenzione, con un uscita di pista spettacolare, dove danneggiò gravemente la sua vettura, tanto che la McLaren non esitò a ricorrere all’utilizzo, per il finlandese, della vettura preparata per il compagno di squadra Coulthard.

Le qualifiche furono condizionate dalla pioggia che, scesa nei minuti finali, relegò i contendenti al titolo ad occupare delle posizioni di rincalzo: Raikkonen si qualificò 7°, mentre Schumacher addirittura occupò la 14° piazza. A rendere un po più sicura la conquista del titolo da parte del tedesco fu la prestazione del compagno

Barrichello, che in stato di grazia, riuscì a siglare una significativa pole.
Allo scattare della corsa, il brasiliano della Ferrari e l’alfiere della Williams Montoya si sfidarono in un duello quasi epico, tanto che già al primo giro il colombiano riuscì a superare la Ferrari e a guadagnare 4 secondi di vantaggio.
Nelle retrovie, un tremebondo Schumacher, decise di forzare il sorpasso su Sato, ma solo col risultato di urtarlo danneggiando così la sua ala anteriore. Rientrato ai box i meccanici, oltre ad operare il rifornimento e il cambio gomme, sembrarono sostituire anche il pilota, perchè quello che entrò in pista in ultima posizione, sembrava avere un piglio e uno spirito diverso. A suon di giri veloci e sorpassi mozzafiato il tedesco aveva deciso di acciuffare coi denti l’ottavo posto finale, sufficiente per la conquista del titolo. Tanta fatica però non sarebbe servita se in testa non fosse successo il classico colpo di coda del destino.
Montoya, saldamente in testa, improvvisamente cominciò a rallentare arrivando a fermarsi lungo il circuito. A Barrichello, ormai saldamente secondo non parve vero di raccogliere la posizione e correre col solo obiettivo di non farsi raggiungere da Raikkonen secondo, ma non abbastanza veloce per arrivare primo.
Corsa finita? no! Mentre Barrichello teneva a galla le speranze del compagno, Schumacher decise di sfidare apertamente il fratello per il settimo posto arrivando alla curva del triangolo talmente scomposto e lungo da entrare in contatto con Ralf, anche lui in rimonta con la sua Williams. La dea bendata in quel momento decise di punire lo Schumacher giusto, infatti Ralf con la macchina danneggiata dovette fermarsi mentre il fratello Michael, prudenzialmente decise di accontentarsi della posizione e sperare che Barrichello non facesse qualche frittata proprio in vista del traguardo.
Alla fine della gara il brasiliano della Ferrari riuscì a portare un brasiliano sul tetto del Giappone, era dai tempi di Senna che non accadeva, mentre Schumacher entrò di diritto nel libro di storia della F1 al capitolo leggenda vivente. Quella è stata anche l’ultima vera stagione della Williams da protagonista della categoria, dal 2004 in poi scelte sbagliate e non da mento l’età non più verde di Frank portò il team sull orlo del baratro.


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