F1 | Ungheria 2009: quando il caso sconfigge l’uomo

La sorte è una componente ingestibile, che in F1 assume un rischio importante per le vite e l’incolumità dei piloti, ne sa qualcosa Felipe Massa, vittima del rocambolesco quanto inaspettato incidente nel corso del GP di Ungheria.

Macabro salto nel passato, quello del GP di Ungheria 2009.

Siamo nel corso delle Q2, Felipe Massa sta completando il giro di raffreddamento, quando la sua monoposto finisce inspiegabilmente contro le barriere, impattando violentemente.

Si consuma la tragedia all’Hungaroring. Una molla alla velocità di 160-180 km/h, persa dalla Brawn GP di Rubens Barrichello, impatta sul casco del brasiliano, con conseguente perdita totale dei sensi.

Una pagina triste della F1, ma che ancora oggi fa riflettere. Fortunatamente Massa (allora impiegato alla Ferrari), ne uscì illeso, fisicamente, ma con tutta probabilità, mentalmente non è mai più tornato quello di sempre.

Questo evento fa pensare, quanto la F1 sia uno sport dettato anche dal caso e dall’eventualità, spesso siamo spettatori di situazioni fortuite che diventano un grosso pericolo per chi si imbatte in questo sport, e questa ne è la prova lampante.

In molti casi a metterci il suo è anche l’errore umano, basti pensare alla tragica vicenda di Jules Bianchi, ancor più recente(2014).

Il punto è che per quanto si possa aumentare la sicurezza, anche a discapito dello spettacolo, non siamo mai certi di ciò che possa accadere in pista. Siamo in un’epoca in cui lo sviluppo tecnologico e le risorse economiche permettono a queste vetture e a questi piloti di poter scendere in pista con tutta la tranquillità del mondo, ma è una tranquillità apparente, che non può sottostare al caso o al fortuito evento, se Massa in quel momento fosse stato poco più avanti o poco più indietro in pista, sarebbe successo sicuramente altro.

Fortuna nella sfortuna per il brasiliano è stata quella di uscirne (quasi) illeso, ma è evidente che uno spavento di questo tipo, non ti permette di tornare a guidare in totale serenità, tanto che le prestazioni dell’ex vice campione del mondo, sono calate drasticamente da quel momento in poi.

Il fattore “casualità” non è esente dal miglioramento delle norme di sicurezza e di esempi ce ne sono dai decenni passati, sino alla storia recente della F1, l’incidente è evitabile in determinate condizioni, fin quando non ci si trova in situazioni come quella del GP di Ungheria.

Spesso si sottovaluta quanto il caso influisca sulle condizioni e la sicurezza in gara dei piloti e quanto i piloti stessi, nonostante le numerosissime accortezze studiate e attuate per preservare la loro incolumità nel corso dei gp, abbiano la freddezza e la consapevolezza di andare in contro a qualcosa che potrebbe rivelarsi inaspettato e costargli la vita o fargli del male.

C’è chi se ne rende conto magari solo quando gli capita e la scampa, proprio come in questo caso e ciò è stato anche affermato da Felipe stesso, una volta ripreso e tornato in piena salute, ognuno di loro rischia e vede la morte in faccia ad ogni GP, ma diventa una vera consapevolezza solo quando la si vive con i propri occhi.

Sarà sempre uno sport rischioso, ma fa parte del gioco, è una componente che non potrà mai essere eliminata del tutto, perché è proprio il caso a renderlo pericoloso, a dare quel tocco in più che magari manca agli altri sport, ma che allo stesso tempo può essere un’arma incontrollabile dall’essere umano.

La buona sorte vuole che viviamo in un periodo in cui si progredisce giorno dopo giorno, così da poter rendere più sicura e affidabile la guida per chi agisce su pista…sperando di non perdere mai la componente adrenalinica che dovrebbe essere la punta di diamante di questo sport.


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