F1 | Scalabroni: “La Ferrari SF90 pecca di motore!”

Ospite a Pit-talk è l’ingegnere Enrique Scalabroni: “Ecco perchè quello della Ferrari SF90 non può essere considerato il motore più potente”.

di Chiara D’Agostino

Archiviata finalmente la vexata quaestio della penalità di Vettel in Canada, il Gran Premio di Francia di domenica scorsa, vinto e stravinto da una Mercedes e da un Hamilton impeccabile persino con gomme finite dal blistering, non può che farci prendere atto, almeno fin a questo punto del Mondiale ormai giunto alla sua ottava tappa, di quanto sia superiore e perfettamente riuscito il progetto di questa W10.

In Francia la Ferrari era arrivata però con qualche aggiornamento e, diciamolo, anche con qualche aspettativa in più. Si era infatti tanto parlato di aver scovato un errore di correlazione di ben 0.3 decimi sulla mappatura aerodinamica che i tecnici di Maranello avrebbero scoperto solo nella fase di studio della nuova ala anteriore della SF90 debuttante a Le Castellet.

Che sia vero oppure no, questa nuova ala, che in parte ha rivisto – pur non discostandosi poi molto – la filosofia out-wash che punta a spostare i flussi verso l’esterno e non verso l’alto conferendo molta velocità di punta ma poco downforce, ha fatto il suo esordio ma non apportando quel recupero di gap previsto e tanto annunciato che si sarebbe poi dovuto tradurre in tempi migliori già nella giornata di sabato.

A darci una sua interpretazione e in netta controtendenza con quanto sentito finora, è stato l’ingegner Enrique Scalabroni, che ai nostri microfoni della puntata numero 183 di Pit-Talk ha individuato nella mancanza di potenza della power unit Ferrari il suo vero limite.

Secondo l’ingegnere infatti quello a cui stiamo assistendo dal 2014 in poi, cioè dall’avvento dell’era ibrida che vede il dominio incontrastato della Mercedes, è una questione di pura fisica che è tutta da ricercare a partire dalla potenza della power unit a disposizione.

“E’ una catena perfettamente matematica: se non si ha la maggiore potenza non si ha il maggior carico aerodinamico e senza il giusto carico aerodinamico, non si ha il giusto lavoro sulla sospensione e si fatica a far entrare in temperatura le gomme, dunque non si ha grip e non si fanno i tempi che si devono fare”.

Questo è, in termini pratici e assolutamente comprensibili, il motivo per cui la Ferrari fatica a tenere il passo delle Mercedes, e quello di apportare continui aggiornamenti aerodinamici sembra più un tentativo di compensare, per non dire nascondere, i propri limiti in termini di potenza.

Infine, va detto, che un ruolo particolarmente importante è giocato anche dalla Pirelli, che ha sì progettato una gomma efficiente in termini di durata, ma ha anche molto condizionato il lavoro dei tecnici che sono costretti a generare un carico aerodinamico sempre maggiore per fare entrare le gomme in temperatura e nella giusta finestra di utilizzo che con le attuali gomme sintetiche si aggira attorno ai 120 gradi contro gli 80 del composto naturale.


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