F1 | Monaco: Mercedes in trionfo, Hamilton magistrale

Mercedes, ancora un sigillo, ancora una vittoria per Hamilton, inarrestabile nonostante Verstappen e nonostante una strategia per una volta non ottimale. Lewis vince nel segno di Niki Lauda, sotto ad un casco rosso che riporta in pista suggestioni e memorie. Sfortuna per Bottas che, dopo un corpo a corpo ai box con Verstappen, rimedia pure una foratura.

Mercedes. la gara che non ti aspetti. Sembrava tutto facile e scontato, una semplice passerella per proiettare la casa anglo-tedesca verso la sesta doppietta di fila. Invece il principato ha mischiato le carte, come solo lui sa fare, regalando qualche colpo di scena imprevisto, qualche variabile inattesa a dispetto della pioggia che proprio non ha voluto saperne di cadere. Hamilton scatta benissimo al via, mantenendo la prima posizione artigliata ieri grazie a una pole da brividi. Verstappen ha un ottimo spunto e quasi si appaia a Bottas, ma poi lo lascia saggiamente transitare a Santa Devota attendendo occasioni migliori. E l’occasione si concretizzerà al decimo giro, con l’ingresso della safety-car intervenuta per rimuovere i detriti dopo il contatto tra Leclerc e Hulkenberg.

Entrambe le Mercedes rientrano ai box per cambiare le gomme, ma mentre Hamilton mantiene facilmente la posizione, Bottas si trova, suo malgrado, ad ingaggiare un feroce corpo a corpo in pit-lane con Verstappen, che ha cercato di sfruttare l’occasione per guadagnare la posizione. L’arrembante manovra vedrà il pilota olandese sanzionato con 5 secondi di penalità, causa unsafe release. Proprio mentre stava rientrando in pista nell’ombra di Verstappen, Valtteri incorre in un detrito che gli provoca una foratura. Perciò è costretto a un’ulteriore sosta che lo fa arretrare in quarta posizione.

Al box Mercedes si era deciso per le gomme medie a banda gialla, forse confidando in un imminente arrivo della pioggia, mentre sia Vettel  che Verstappen avevano montato le gomme dure. Bottas, rientrato dopo la foratura e senza più un set di medie disponibili, deve optare anch’esso per il compound più duro. Alla fine questa si rivelerà la scelta più azzeccata, mentre Hamilton, costretto ad arrivare alla fine con le coperture più morbide, ha faticato non poco, dovendo abbassare bruscamente il ritmo gara per riuscire ad evitare una seconda sosta che gli sarebbe costata la vittoria. L’inglese chiedeva continue conferme al suo muretto, convinto di non farcela ad arrivare in fondo. Invece, grazie ad una gestione magistrale e ad una guida impeccabile, l’impresa è riuscita, nonostante la tenacia di Verstappen che si è rimasto incollato alla Mercedes numero 44 per tutta la gara.

 

L’olandese voleva giocarsi il tutto per tutto provando un sorpasso che gli avrebbe consentito di allungare su Hamilton in crisi di gomme e di colmare così il gap di 5 secondi da scontare a fine gara causa penalità. Dopo alcuni tentativi al Loews, respinti magistralmente da Lewis, l’unico vero atto di forza si consuma a tre giri dal termine, alla chicane del Porto, dove tra l’altro si verifica un contatto, con l’ala della Red Bull che pizzica la gomma posteriore della Mercedes. Fortunatamente nessun danno  per i due piloti, e vittoria confermata per Hamilton che può siglare nel migliore dei modi un weekend trionfale.

La Mercedes voleva questa vittoria, per omaggiare Niki Lauda. Hamilton desiderava questa vittoria, in nome dell’indimenticato pilota austriaco, ma anche per imporsi a Montecarlo per la terza volta in carriera. E il casco rosso di Niki è arrivato sul gradino più alto del podio, per poi scendere immediatamente a festeggiare con la sua squadra, a dispetto della famiglia reale, delle formalità, delle banalità. Perché oggi le teste coronate, nel principato, erano tutti coloro che indossavano quel cappellino rosso, simbolo di onore e di coraggio. Perché oggi l’unico re della F1 sembra essere Lewis Hamilton.

 


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Veronica Vesco

Milanese, una laurea in lettere, tanti sogni nel cassetto. Amo scrivere e sono appassionata di Formula 1. Tenuta a battesimo dalle gesta di Gilles, seguo i gran premi fin da quando ero bambina. Ferrarista per tradizione più che per vocazione, subisco il fascino del pilota e delle sue imprese piuttosto che identificarmi in una squadra.

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