F1 | Ferrari: quando la gestione dei piloti lascia a desiderare
 

 


F1 | Ferrari: quando la gestione dei piloti lascia a desiderare

Ferrari: quale sarà il destino di Leclerc? Un nuovo Niki Lauda o un Jean Alesi?

“Todt mi ha rotto le palle!” Così ha sbottato Jean Alesi al termine del GP del Portogallo nella stagione 1995, quando ha trasgredito l’ordine di scuderia impartito da Jean Todt per far passare il compagno di squadra Gerhard Berger.

Un episodio che per certi aspetti (anzi, pare più per una serie di coincidenze) sembra ricalcare la situazione che in casa Ferrari si sta vivendo tra Charles Leclerc e Sebastian Vettel, anche se con tutti gli opportuni distinguo.

Il siciliano di Francia pare essere, al pari del monegasco, il prototipo della giovane promessa alla quale vengono fatte bruciare le tappe ma che, una volta approdata a Maranello (grazie al contributo di Nelson Piquet, come dichiarato dallo stesso Alesi nei giorni scorsi), deve scontrarsi con una realtà più dura del previsto.

Certo, il paragone con Alesi regge solo parzialmente perchè la Ferrari nella quale è approdato il francese era a un livello nettamente (e inaspettatamente) inferiore rispetto a quella con cui oggi si trova a fare i conti Leclerc, ma entrambi hanno toccato con mano cosa vuol dire essere i compagni di squadra di un Campione del mondo, soprattutto con quel delicatissimo gioco di equilibri nei quali il “secondo” ha un ruolo scomodissimo, quello di farsi da parte per salvaguardare il prestigio della Scuderia.

Ne sa qualcosa anche Rubens Barrichello, che nel famigerato arrivo di Zeltweg del 2002, ha atteso il traguardo per lasciar spazio a Schumacher. Ne sa qualcosa anche Eddie Irvine, giubilato al termine del 1999 quando stava contendendo il titolo a Mika Hakkinen, dopo il ritorno in grande stile di Michael Schumacher.

Ma, a differenza di tutti i piloti qui citati, per Alesi è arrivata, dopo l’anno di esperienza con Prost, anche la promozione a prima guida dopo che il Professore ha lasciato la Ferrari sbattendo la porta.

Ma questa è un’altra storia. Di certo in Ferrari non sono mancati i casi e i momenti in cui i giovani piloti sono stati al “servizio” di piloti con maggiore esperienza, come è stato nel caso di Gilles Villeneuve, che prima di diventare il fenomeno che tutti conosciamo ha fatto la sua gavetta come spalla di quel “chiacchierone” che risponde al nome di Carlos Reutemann prima e di Jody Scheckter poi, anche se nel 1979 stava già mettendo in mostra tutto ciò di cui era capace.

Ci sono stati anche i casi contrari in Ferrari, ossia quelli dei giovani piloti che sono saliti subito alla ribalta rubando la scena a compagni di squadra più esperti.

E’ il caso, per esempio, di Niki Lauda, entrato in Ferrari grazie alla spinta di Clay Regazzoni che lo ha avuto come compagno alla BRM e che ben presto si è messo in luce, andando a prendersi in brevissimo tempo, già verso la fine della stagione 1974, i galloni di prima guida. Tant’è che nel corso delle stagioni successive Lauda si è guadagnato la stima del Drake in persona, di Montezemolo e Forghieri, anche perchè nelle stagioni successive avrà modo di imporsi tanto su Regazzoni quanto sul già citato Reutemann, prima di sbattere la porta e lasciare spazio a un altro giovane rampante di nome Gilles Villeneuve, mentre per il povero Regazzoni le critiche del Drake a lungo andare finiranno per costargli il posto.

Dunque, i rapporti tra giovani e piloti di esperienza, nella storia della Ferrari, sono tendenzialmente stati gestiti cercando di destinare al pilota più “anziano” il ruolo di attaccante, con il pilota più giovane destinato al ruolo di scudiero. Ma è sempre andata così? Le eccezioni non mancano, soprattutto quando i giovani sono degli autentici fuoriclasse, in grado di sovvertire i ruoli e invertire le gerarchie. Il problema, in casi come questi, ci sarà quando le gerarchie verranno ristabilite, con il rischio di sottomettere i talenti puri alle logiche e agli ordini di scuderia e di soffocarli, salvo poi mangiarsi le mani nel momento in cui dovessero esplodere nel momento in cui lasciano la scuderia di Maranello. Un rischio che in Ferrari non possono permettersi di correre.


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Cristian Buttazzoni

"Life is about passions. Thank you for sharing mine". (M. Schumacher) Una frase, una scelta di vita. Tutto simboleggiato da un numero, il 27 (rosso, ma non solo)

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