F1 | Ciao Ayrton Senna

25 anni fa. Era un pomeriggio d’estate del 1994. Ayrton era morto due mesi prima. Ero in auto. Mi fermai in coda perché il semaforo era rosso. Avevo il finestrino aperto. Si fermò accanto a me un motociclista che non conoscevo. Mentre aspettavamo si voltò verso di me e mi disse. “Lei ha pianto quando morì Senna?”. “ Si, certo. E molto…” gli risposi.

Il semaforo scattò sul verde ed il motociclista con un’accelerata partì via.

Per me quella fu la prova che la morte di Ayrton Senna aveva veramente lasciato un segno indelebile nella gente. Così come lo avevano lasciato la sua stupenda carriera sportiva e la sua grande personalità.

Ci sono altri aspetti che mi sono rimasti nella memoria legati a quella drammatica giornata.

Quando quattro giorni dopo per il funerale in Brasile la rete TMC per la quale lavoravo mi chiese di realizzare una trasmissione speciale in diretta, cercai gli ospiti che ritenevo più adatti. Chiamai Alex Zanardi e mi disse:  “Si”, anche se per la stessa sera lo aveva chiamato Michele Santoro nella trasmissione Samarcanda della RAI. Ed il giorno dopo mi disse: “Ho fatto bene a venire da te perché di là c’è stato un atto di accusa alle corse”. E poi l’ing. Giorgio Stirano, che qualche tempo dopo sarebbe diventato il perito tecnico ufficiale dell’incidente nel processo.

Il direttore del TG della rete era a quel tempo Sandro Curzi che intervenne anche se era un po’ scettico. Ma quando vide le immagini dei due milioni di brasiliani che facevano ala al corteo funebre ed ascoltò i commenti di Zanardi e Stirano  dovette ricredersi: Zanardi e Stirano avevano parlato di etica e di morale. Di umanità e non di corse.

Ecco, sono due momenti legati a quella tragica vicenda che in qualche modo mi consolano. Si, perché con Ayrton avevo un rapporto molto buono, non solo perché abitava a Monaco dove io lavoravo e quindi ci vedevamo spesso, ma perché ci legava il fatto che più o meno nello stesso periodo avevamo avuto un problema di salute molto simile.

Ricordate che nel 1986 all’inizio della stagione di gare ci fu il dubbio che non potesse partecipare al Gran Premio d’apertura perché aveva avuto una paresi facciale? Io avevo avuto una forma simile, ma più grave, ed alla presentazione della macchina a Milano (era la Lotus nera JPS ) il fotografo di Autosprint Angelo Orsi, che era suo grande amico, glielo disse. Allora Ayrton mi prese da parte e volle sapere tutto del decorso della malattia, e questo ci unì maggiormente. Sulle piste e non solo.

Fino a pochi mesi dalla sua morte. L’ultima volta che ci incontrammo, fuori dalle piste, fu a Monaco: mi aveva dato la sua parola per una intervista ed anche se la sua compagna cercava di sollecitarlo per andare via lui disse: “Ho dato il mio impegno, devo restare”. E lì ci accordammo per una intervista che avremmo dovuto fare in movimento, a piedi, lungo la passeggiata sul mare di Montecarlo. Avevamo concordato anche la colonna sonora: il brano “ Todo o mundo esta falando” cantata da Roberto Carlos, brasiliano come lui.

Gli piaceva l’idea… ma non abbiamo mai potuto realizzarla.

Adesso, da 25 anni, passeggia lungo mari infiniti.

Renato Ronco


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Renato Ronco

giornalista, specializzato in motoring sportivo e commerciale dal 1963

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