F1 | Charles Leclerc, il pilota che non si arrende

Qualcuno ha parlato di “febbre” Leclerc, paragonandola alla febbre Villeneuve di fine anni ’70. I tifosi Ferrari hanno bisogno di un nuovo eroe, capace di entusiasmarli, anche quando la Rossa non è competitiva.

di Giulio Scaccia

Qualcuno ha criticato la condotta di gara di Charles Leclerc nei primi giri del Gran Premio di Montecarlo. Effettivamente su quella pista, con queste Formula 1, non poteva andare molto lontano. E così è stato.

E’ piaciuta però la sua grinta, la sua voglia di non arrendersi, il volere ribaltare un sabato disgraziato che per un errore della squadra e forse con qualche sua corresponsabilità, lo aveva portato fuori nel Q1.

I tifosi Ferrari hanno bisogno di poter sognare, dopo che l’alfiere su cui avevano puntato negli ultimi anni, Sebastian Vettel, sembra in parte sbiadito e quasi sicuramente vicino all’addio a fine stagione.

Charles Leclerc racconta i suoi primi giri a Monaco, che poi lo hanno prima portato al contatto con Hulkenberg e poi al ritiro:

Charles Leclerc partendo 16°, era chiamato ad un’impresa impossibile per cercare di fare un risultato all’altezza del potenziale della Ferrari. Così ha spinto al massimo da subito regalandoci due bei sorpassi prima di terminare la gara nel tentativo di superare Hulkenberg alla Rascasse…

Ad Hulkenberg ho detto che penso sia stato un incidente di gara. Non credo che abbia lasciato molto spazio, ma poi ho toccato con il retro la barriera e penso che ci siamo un po’ toccati. Era molto difficile rimontare. Come ho detto prima della gara, dovevo correre molti rischi, cosa che ho fatto. È stato divertente all’inizio, ma sfortunatamente è finito in un disastro.

Incidente di gara, fa parte delle corse.A Montecarlo non si passa, Leclerc se ne è accorto a sue spese:

Questo è il problema con Monaco quando inizi quindicesimo, la quale non è la nostra vera posizione. Dopo il contatto abbiamo perso gran parte del fondo. Credo che gli ingegneri subito non l’avessero visto, perché era sul lato destro e loro stavano guardando sul sinistro. Quest’ultimo in realtà non era così danneggiato, mentre il destro era completamente andato. Certamente non mi arrendo mai, ma questa volta non era proprio realistico continuare, era come se avessimo perso l’80% del carico aerodinamico che abbiamo sulla vettura, quindi era semplicemente inguidabile.

 


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Giulio Scaccia

Giornalista ed appassionato, seguo la Formula 1 dal 1978. Da Gilles Villeneuve a Michael Schumacher, sempre la Ferrari nel cuore.

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