I circuiti si ribellano, la F1 sempre più lontana dall’Europa

Qualche giorno fa, in un documento che li rappresentava in toto, ben 16 dei 21 circuiti del calendario del mondiale di F1 hanno fatto una esplicita richiesta a Liberty Media. Alla base c’è il malcontento per un trattamento economico sempre meno vantaggioso per i circuiti storici che compongono il calendario e le minacce che la F1 globale comporta. 

di Tommaso Magrini

Qualche giorno fa i circuiti storici del calendario di F1 hanno pubblicato una lettera con il quale hanno messo nero su bianco alle loro preoccupazioni riguardo al loro futuro nella categoria. La questione riguarda soprattutto le tasse di iscrizione che le piste devono pagare per poter partecipare al campionato. Il problema è che i tracciati storici, che sono soprattutto europei, non hanno i soldi. Per tante ragioni.

Monza sono quasi dieci anni che ha seri problemi col trovare il denaro da dare alla proprietà e di recente ci sono state novità non belle in merito. Sono intervenute la Regione Lombardia, l’ACI, e altre autorità che giustamente hanno interesse che il gran premio si faccia. Per gli albergatori e ristoratori brianzoli è una fonte di sussistenza molto importante, dato che il circuito ogni anno fa il tutto esaurito.

Silverstone è in una situazione simile. La crisi economica ha colpito anche la pista inglese, che tra l’altro dovrà spendere altri soldi per riasfaltare l’intero circuito che tanti problemi ha creato quest’anno, tra cui la cancellazione delle gare di Moto3, Moto2 e MotoGP. Nemmeno loro possono dare 22-23 milioni di dollari  ogni anno alla F1, semplicemente non li hanno. Liberty Media vuole continuare a correre in queste piste che hanno fatto la storia della F1, ma nella pratica non fa nulla per aiutarle.

L’obiettivo degli americani è anche quello di aumentare i ricavi, lo spettacolo e far tornare interesse nei giovani verso la categoria. Per fare questo una delle tante soluzioni che stanno tentando è inserire nuovi gran premi. Hanoi è già stato ufficializzato, però si parla anche delle Filippine e della Finlandia come possibili nuove tappe.

L’idea di inserire nuovi circuiti nel calendario del campionato non è un’idea sbagliata, perché permette alla F1 di essere conosciuta anche in paesi dove non è molto seguita. Vanno però inseriti in un contesto in cui la natura della categoria non sia alterata dalla mancanza di team o circuiti che hanno fatto la storia di questa competizione.

Il rischio che ciò avvenga è concreto. Miami, che vorrebbe ospitare un gran premio, da quanto trapela avrà una tassa di iscrizione molto irrisoria. È evidente che tracciati come Monza, Silverstone ed Hockenheim, appena lo hanno saputo, hanno deciso di fare fronte comune e affrontare la questione a faccia aperta.

I circuiti che più hanno investito nella F1 e l’hanno resa grande sono costretti a fare la guerra ai proprietari del Circus. La nostra speranza è che si possa trovare una soluzione condivisa tramite la quale i circuiti storici hanno delle tasse di iscrizione, nel momento in cui sono in difficoltà economica, molto basse. Per riequilibrare il tutto, basterebbe alzare leggermente le tasse per i circuiti più recenti o con maggiori possibilità di investimento. Non sarebbe soltanto una forma di business alternativo, ma anche una forma di riconoscenza per quelle piste che hanno reso questo campionato ciò che amiamo.


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