F1 | MIchael Schumacher: il ricordo di un tifoso Ferrari

Per il compleanno ed i 50 anni di Michael Schumacher, la redazione storica di F1sport.it lo ricorda con una testimonianza del suo debutto a Fiorano.

Quando nell’estate del 1995 venne annunciato che per la stagione 1996 la Ferrari aveva ingaggiato Schumacher, i sentimenti erano contrastanti. Di sicuro il valore del tedesco non era in discussione, forse sarebbe meglio dire che il “vero valore” di quel tedesco dalla faccia squadrata non era ancora stato intuito. L’assenza di Senna lo aveva lasciato solo a recitare il ruolo di fuoriclasse in un momento non particolarmente florido di campioni del volante.

Noi tifosi però eravamo stufi di una Ferrari perdente, una Ferrari rossa d’affanno e di vergogna, sapevamo che ci voleva una scossa, un capo, qualcuno che la prendesse per mano e la portasse fuori dalle sabbie mobili della sconfitta. Cominciammo a vedere le gare con spirito diverso: le imprese del tedesco sembravano un preludio di quanto avrebbe fatto al volante della rossa.

Per assurdo quando in Germania superò Alesi, in testa con una Ferrari forte ma azzoppata da una scellerata strategia, a poche tornate dal traguardo con una manovara decisa quando perentoria, non eravamo così tristi: certo la vittoria era sfumata, il povero Alesi umiliato, ma Schumacher orami era uno di noi e stava cavalcando il futuro.

Il destino è strano e non può essere un caso che il giorno del debutto a Fiorano fosse il 16/11, una data importante nella storia della Ferrari. In quel giorno ma nel 29, il giovane Enzo, accortosi di essere un mirabolante agitatore di idee, nello studio del avvocato Levi a Modena, fondò la scuderia Ferrari convinto che sarebbe durata nel tempo e sarebbe stata un sogno che pian piano prendeva vita. Ma ora siamo nel 1995 la Ferrari c’è sempre ma soprattutto serve poter provare a sognare ancora.

Lungo il circuito di Fiorano c’era la folla delle grandi occasioni, addirittura arrampicato sui pali della luce, il popolo della Rossa aspettava al freddo, caldo di speranza, e appena una Ferrari 456 gt comincia a girare subito gira la voce che alla guida ci sia lui, il tedesco prima odiato, che stavamo imparando ad amare. Dopo qualche giro di nuovo il silenzio.

Un silenzio lunghissimo, tutti muti avevamo paura che non girasse, che Schumacher magari si fosse impaurito a vedere quella gente assiepata a bordo pista che riversava su di lui tutte le speranze di una rossa finalmente vincente.

Il silenzio è rotto finalmente da un rumore familiare. Il 12 cilindri è in moto ed eccolo Schumacher affrontare la pista con circospezione. Pochi giri e i ritmo aumenta, l’assetto non è ideale ma il suo casco con la bandiera tedesca stilizzata abbiamo già imparato ad apprezzarlo così come il suo stile; in frenata la macchina sembra disubbidirgli ma la riprende e la porta a percorrere la curva modulando il motore come mai in tanti anni ci era capitato.

Un altro giro ancora lo zigzagare per scaldare le gomme ci sembra una richiesta al suo cavallo rosso di non tradirlo ancora, e infatti entra in curva senza una sbavatura ed esce dal tornantino affrontando il rettilineo di tutta potenza. Il pubblico e in visibilio lo incita ancora, ma ecco scendere nuovamente il silenzio. Complice il freddo la giornata del debutto finisce e mentre andiamo a casa capiamo che qualosa di grande sta succedendo.


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