F1 | Gli artisti del volante: Stirling Moss

Stirling Moss, una leggenda ancora vivente. Ecco alcuni aneddoti sul grande campione inglese.

Un destino ingiusto e beffardo impedì a molti giovani di coronare i propri sogni: lo scoppio della seconda guerra mondiale fece sprofondare il mondo in un incubo quasi infinito.

Finita la guerra il mondo provò a ripartire. Ripartono le corse, le macchine sono quelle di prima del conflitto come pure i piloti, tranne un inglese Stirling Moss, che subito si mise in luce sia con le macchine a ruote coperte sia con quelle di Formula uno.

Nella massima formula debutta nel 1951 e l ‘anno dopo lo ritroviamo al rally di Montecarlo a contendersi la vittoria fino alle battute finali dove qualche piccola sbavatura lo relegò a un secondo posto che contribuì alla sua gloria.

Inuito il potenziale di questo inglese tutta grinta, la Mercedes decise di affiancarlo a Fangio con l’intento, neanche tanto nascosto, di dominare la stagione di F1. Infatti lo strapotere tedesco fu totale, Fangio e Moss si sfidarono sempre mantenendo una lealtà in pista non sempre imitati dai piloti delle stagioni future. Come non ricordare i duelli all’ultimo sangue tra Senna e Prost dove la voglia di vincere lasciava spesso il posto alla pura volontà di umiliarsi in pista?

Dominata la stagione di F1, vittoria di Fangio e piazza d’onore dell’inglese, la Mercedes non poteva non chiedere a Moss di correre la Mille Miglia.
Stirling Moss, autentico animale da velocità, alla guida di una Mercedes 300slr fu protagonista di una folle gara da Brescia a Roma a una media intorno ai 160 kmh impegnando il tempo recordi di 10 ore 7 minuti 48 secondi. L’impresa gli valser il record di percorrenza, tutt’ora imbattuto, e la corona di re di questa gara.

Sulla sua testa mancava forse la più importante, di sicuro la più ambita, quella di sovrano della F1. Un eterno secondo che vale un primo, così si può riassumere la corse al titolo dell’inglese, battuto di volta in volta da panne meccaniche o da piloti in particolare stato di grazia, come capitò nel 1958 con Hawthorn, pilota che sapeva alternare a prestazioni eccezzionali gare opache ma col denominatore comune della regolarità, infatti l’inglese della Ferrari raramente non arrivava a punti.

Se dovessimo osservarlo con una certa prospettiva Hawthorn ha avuto dei comportamenti poco lontani da quelli di un altro ferrarista, Raikkonen, anch’egli capace di prestazioni eccezzionali intervallate da pure presenze in pista.

Ma Moss diventa il primo pilota a uscire dalla gloria degli autodromi: partecipa ad un cameo in un film di James Bond ed è il protagonista di una grafic novel. Nonostante un incidente occorso nel 1961 che obbligò Moss a ritirarsi, il suo stile di guida era ormai diventato mitico tanto che per molti anni i poliziotti che fermavano gli automobilisti indisciplinati usavano spesso la frase retorica: “Ma chi ti credi di essere Moss”.

Fu testimone di questo anche Mansell, gia pilota di F1, fermato per eccesso di velocità: il povero poliziotto, non riconoscendolo, gli ripetè l’aforisma, lasciando il britannico nello sconforto.

Unico pilota vivente ad aver partecipato al mondiale del 1951, fino a qualche anno fa non esitava a provare vecchie macchine storiche e non.
Di lui rimane vivo il ricordo del suo amore per le macchine inglesi i suoi record, battuti da Clark, ma soprattuto un fatto singolare, di essersi ritirato dall’attività agonistica solo nel …2011.


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