F1 | Renato Ronco: “Terrorismo mediatico il commento TV di Vanzini e Genè”

Il Gran Premio del Brasile 2018 passerà alla storia per due motivi fondamentali. Il primo positivo e l’altro negativo.

Il primo per la vivacità agonistica, con un finale talmente serrato da far chiudere i primi 4 in meno di 5 secondi. Ed è una buona notizia perché ultimamente la Formula 1 non offriva certo motivi spettacolari. Qui invece si sono visti duelli ravvicinati anche fra i due veri leoni della scena attuale: Hamilton e Verstappen, impegnati in un testa a testa che ha visto prevalere il giovane olandese nel confronto diretto, ma il saggio e maturo inglese nell’economia generale della corsa.

Scenari che non si vedevano da tempo, con una prestazione maiuscola di Ricciardo che partito undicesimo ha sfiorato il podio per il terzo posto conservato di misura da un coriaceo Raikkonen che ha salvato l’onore della Ferrari. Sulla gara di Vettel è meglio sorvolare. Come sulle ambizioni delle rosse che volevano contrastare il titolo costruttori: difesa naufragata.

E veniamo al secondo motivo: lo scontro fra Verstappen ed Ocon. Vicenda stigmatizzata dalla direzione di gara e indiscutibile. Un doppiato che provoca l’uscita del leader è raro. Anche se Verstappen si è mostrato ingenuo , o troppo convinto del “ Mo’ passiamo noi, fatevi da parte!”.

Ma l’aspetto più grave è stato il “terrorismo mediatico” del commento televisivo di Sky.

Io, per principio, non esprimo mai giudizi sulle prestazioni dei commentatori della Formula 1: ho fatto quel lavoro per tanto tempo, ne conosco difficoltà ed impegno, e quindi mi astengo sempre da valutazioni in proposito.

Ma questa volta trovo che l’aver immediatamente lanciato il sospetto che la manovra di Ocon fosse ispirata o addirittura comandata dalla Mercedes (per il solo fatto che la sua vettura fosse motorizzata Mercedes ) mi è sembrato un messaggio improprio e pericoloso. Anche perché il tema è stato cavalcato da Vanzini e da Genè a più riprese e con accenti pesanti. Soltanto il collega Chinchero ha cercato di ammorbidire leggermente l’accusa.

Ebbene, trovo pericoloso, oltre che negativo, questo commento perché instilla nella gente quel tarlo che poi si esplicita con quelle minacce che già costrinsero in passato Hamilton a dover ricorrere alla scorta (!) per timore di essere aggredito dai tifosi.

E poi a quale pro’? Per difendere la disfatta Ferrari ? Non ce n’era bisogno visto che la gara ne aveva dimostrato nettamente l’inferiorità perfino nei confronti di una imprevedibile Red Bull.

E allora? Un monito: non gettiamo messaggi di antisportività in uno sport che già è abbastanza viziato dagli interessi economici. E ricordiamoci che i piloti rischiano la pelle!


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Renato Ronco

giornalista, specializzato in motoring sportivo e commerciale dal 1963