Stroll sostiene che Massa non lo ha aiutato nel suo esordio in F1
 

 


Stroll sostiene che Massa non lo ha aiutato nel suo esordio in F1

I piloti giovani appena arrivano in Formula 1 solitamente si dimostrano umili, ansiosi di imparare quello che un pilota più anziano di loro gli vuole insegnare. Di norma è il pilota più esperto che si occupa, insieme ai collaudatori, a insegnare i trucchi del mestiere a quello più giovane, che magari è appena entrato in scuderia. Di solito è così, a meno che non ti chiami Lance Stroll.

Il giovane canadese, forte del suo budget che gli permette di guadagnare il posto di prima guida in Williams e dal 2019 in Force India, ha lanciato parole avvelenate nei confronti di Felipe Massa. Secondo Stroll, il brasiliano non ha avuto alcun ruolo nella sua crescita in F1. La replica è arrivata a stretto giro di posta. Massa si è risentito per le parole appena pronunciate dall’ex-compagno di squadra, dicendo invece di averlo aiutato più di quanto non avesse fatto Michael Schumacher con lui in Ferrari, visto che aveva problemi di velocità.

Ma Stroll, nel sostenere che l’apporto di Massa è stato solamente di natura tecnica, infila in questo discorso anche Robert Kubica. Anche per il polacco, dunque, un giudizio che suona così: “Grazie per il tuo contributo, ma i piloti ufficiali siamo io e Sirotkin”. Solo che non appena il polacco scende in pista, i due giovani rampanti vengono stracciati…

Tutto questo fa riflettere, perchè i nuovi arrivati pare stiano soverchiando le regole sportive che reggono qualsiasi disciplina, tra cui anche l’automobilismo. Sembra, infatti, che laddove ci sia una valigia gonfia e un padre ingombrante tutto diventi possibile, anche mandare in pensione (anche in  senso figurativo) un compagno di squadra anziano, che di gare ne ha corse e vinte parecchie sfiorando anche un mondiale e fingere quasi che i due all’interno del box quasi non si parlassero.

E pure Sirotkin è arrivato in Formula 1 non solo per il suo talento, ma soprattutto per la munifica dotazione di sponsor che si portava dietro. Una valigia simile a quella che adesso Stroll si porta in Force India, rischiando seriamente di veder chiudere un team storico come la Williams.

Peccato che Lance Stroll non ha dimostrato la stoffa di un suo quasi coetaneo, che risponde al nome di Max Verstappen. L’olandese è un altro personaggio antipatico sia fuori che dentro dalla pista, ma che ha dato ampia dimostrazione con i fatti di meritare il sedile di un top team.

E a proposito di esordienti con un padre ingombrante, non regge nemmeno il paragone con Lewis Hamilton, che nonostante fosse considerato un “protetto” della McLaren nel 2007 non le mandò a dire (in pista) al Campone del mondo e compagno di squadra Fernando Alonso

Ah, proprio lui! Alonso, colui al quale di fatto tutti i team hanno chiuso la porta in faccia per il 2019 tanto da indurlo a ritirarsi dalla Formula 1, anche se probabilmente non lascerà del tutto il Circus (il comunicato stampa diffuso dallo spagnolo parla di un possibile ritorno).

Forse tra le motivazioni del suo ritiro c’è anche una certa insofferenza verso un ambiente che si sta troppo attaccando alla logica degli sponsor e, per questo motivo, sta mettendo sotto il tappeto i valori fondamentali di questo sport, tra cui la competizione e l’imprevedibilità delle gare (lo spagnolo ha dichiarato di aver lasciato la Formula 1 perchè troppo prevedibile).

Vi sono, però, soprattutto valori umani che dovrebbero formare il sale dello sport, come la lealtà e il rispetto per gli avversari e i compagni di squadra (pure all’interno della competizione), sacrificati sull’altare degli sponsor e di un crescente individualismo.

Ecco perchè quella del giovane compatriota di Villeneuve è stata – a parere di9 chi scrive – una caduta di stile, non solo per il trattamento riservato a Massa, ma anche perchè sottovaluta le difficoltà della Formula 1 moderna, una categoria diventata particolarmente selettiva nella quale i giovani che arrivano rischiano di bruciarsi troppo presto. Una selezione che Stroll, per le condizioni di cui sopra, è riuscito a evitare.


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Cristian Buttazzoni

"Life is about passions. Thank you for sharing mine". (M. Schumacher) Una frase, una scelta di vita. Tutto simboleggiato da un numero, il 27 (rosso, ma non solo)

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