Monza a marchio Ferrari: Schumacher, Vettel e la cabala del numero 8

Sebastian Vettel e la Ferrari a Monza hanno tutte le carte in regola per vincere, anche se fino al calare della bandiera a scacchi non si può mai dire. Ma quest’anno ricorrono due anniversari importanti, in terra italica: quello della prima vittoria del tedesco al volante della Toro Rosso, guarda caso motorizzata Ferrari, e il ventennale del trionfo di Schumacher e Irvine, che hanno approfittato dei clamorosi errori di Mika Hakkinen per cogliere una doppietta che ha fatto per un attimo dimenticare i fatti di Spa (sebbene – conti alla mano – quella vittoria netta avrebbe consegnato al Kaiser il suo terzo titolo mondiale).

Anche la cabala, dunque, è dalla parte della Ferrari, se si aggiunge che nel 1988 è stato Gerhard Berger a tagliare il traguardo davanti a Michele Alboreto e tributare il giusto doveroso omaggio al Drake, scomparso alcune settimane prima. Berger sarà al ponte di comando proprio di quella Toro Rosso, che ha rilevato le strutture della Minardi, che grazie all’asfalto bagnato dominerà la gara dall’inizio alla fine, dopo aver conquistato una pole position netta e quasi inequivocabile. Solo Kovalainen, con la seconda McLaren, è riuscito a tenergli testa, mentre per tutti gli altri i distacchi sono stati superiori al mezzo secondo.

Le condizioni del campo di gara suggeriscono la partenza dietro alla Safety Car, con Vettel che non si scompone minimamente. Dietro di lui succede un po’ di tutto, con un’iniziale ottima rimonta di Lewis Hamilton, ma i problemi alle gomme lo ricacceranno indietro di parecchie posizioni, fino a chiudere al settimo posto.

Poco male, perché Massa gli finirà subito davanti e non ci saranno grossi scossoni in classifica mondiale. Per Vettel, dunque, una vittoria perentoria davanti a Kovalainen, Kubica, Alonso, Heidfeld, Massa, Hamilton e Webber e mostra al mondo che Helmut Marko non si era sbagliato nello scommettere su di lui dopo la prima sorprendente gara di Indianapolis.

Vettel, si sa, ha come idolo Michael Schumacher. Il Kaiser, proprio nel 1998, arriva a Monza per riscattare il torto subito a Spa, gara che stava letteralmente dominando e che è terminata con l’incredibile incidente causato dalla McLaren di David Coulthard, che ha rallentato sollevando una nuvola d’acqua tale da provocare l’incidente del tedesco. La vendetta del tedesco non si è fatta attendere ed è stata servita calda, anzi bollente. Piazza la sua Ferrari in pole position, davanti alla ritrovata Williams di Jacques Villeneuve, ma al via le due McLaren sorprendono tutti e si prendono le prime due posizioni.

Il loro dominio però dura ben poco, nemmeno metà gara. Coulthard, in testa fino a quel momento, fa esplodere il motore della sua McLaren e Hakkinen viene sorpreso dal ritiro del compagno di squadra.

Della situazione confusa ne approfitta Schumacher, che alla variante della Roggia attacca e supera Hakkinen. E’ il primo boato del pubblico ferrarista, che però sa di avere di fronte un avversario quanto mai ostico. Hakkinen infatti non demorde e si avvicina al Kaiser, arrivando persino a insidiarlo dopo il pit-stop, ma un’altra insidia lo attende.

Nelle ultime tornate, infatti, la McLaren del finlandese gli tira un brutto scherzo dopo la rottura dei freni: al 46. giro va in testacoda alla Variante della Roggia e rischia un incidente spaventoso, evitato perchè riesce a recuperare la via della pista. Ma ormai il danno è fatto, Hakkinen gira diversi secondi più lento di Schumacher e viene ripreso anche da Irvine e Ralf Schumacher.

Se sul traguardo lo avesse superato anche Alesi, quinto, Schumacher avrebbe compiuto un clamoroso sorpasso in classifica, ma i due viaggiano appaiati, 80 a 80. Nelle gare successive il titolo, per pochi punti, andrà al finlandese, ma la vittoria di Monza è stata il segno netto della superiorità Ferrari, che contro tutti i pronostici è riuscita a ribaltare le previsioni tutte in favore della McLaren e, se non ci fosse stata la gara di Spa, i due titoli avrebbero preso la strada di Maranello.

Ora il testimone passa da Schumacher a Vettel, che dieci anni dopo la sua prima vittoria ha la possibilità concreta di centrare il bis, manifestando una volta di più che in questa stagione, se non ci fossero stati errori, episodi sfortunati e decisioni controverse, il dominio ferrarista sarebbe stato netto e inequivocabile.


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Cristian Buttazzoni

"Life is about passions. Thank you for sharing mine". (M. Schumacher) Una frase, una scelta di vita. Tutto simboleggiato da un numero, il 27 (rosso, ma non solo)

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