Ken Tyrrell, una leggenda della Formula 1 – seconda parte

Continuiamo a raccontare del team Tyrrell e del suo fondatore. Dopo le vittorie con Stewart ed il dramma di Cevert, inizia il lento ma inesorabile declino, pur lasciando il segno.

di Giulio Scaccia

– Leggi la prima parte –

Dopo l’abbandono di Jackie Stewart e la morte di Francois Cevert, Ken riparte. Ma il colpo non poteva essere indolore.

Tyrrell ingaggia il sudafricano Jody Scheckter ed il francese Patrick Depailler. Con il primo, la Tyrrell conquista il successo nei Gran Premi di Svezia e di Inghilterra, ed il terzo posto nella classifica riservata ai costruttori.

Nel 1975 Scheckter conquista l’unico successo stagionale in Sud Africa.

Con la Tyrrell P34, il “boscaiolo” intraprende una strada nuova, quella delle rivoluzioni. Progettata da Gardner, la vettura a sei ruote aveva l’ambizioso obiettivo di ridurre al minimo l’area frontale dell’auto, per renderla più aerodinamica. La P34 coglie una doppietta nel Gran Premio di Svezia, ad Anderstorp, con Scheckter primo davanti a Depailler. A fine 1976 Gardner, deluso per il fallimento del progetto e per la poca attenzione da parte della Goodyear, lascia il Team e la Formula 1. Al suo posto arriva Maurice Philippe, modificando la P34 ma senza risultati significativi.

Abbandonata la soluzione delle sei ruote, la Tyrrell 008 vince con Patrick Depailler il Gran Premio di Monaco del

1978.

La squadra, in ogni caso, attraversa un periodo difficile, anche dal punto di vista finanziario, soprattutto dopo che la Elf, nel 1979, decide di abbandonare il team inglese per concentrare i suoi sforzi vero el due squadre francesi: Ligier e Renault.

E’ Michele Alboreto, con la Tyrrell 011, a riportare nel 1982 il sorriso sul volto del “boscaiolo”, grazie al successo a Las Vegas. Questa vittoria è bissata da un’altra ottenuta dallo stesso Alboreto, a Detroit, nel 1983. In Formula 1 però stanno prendendo piede i motori turbo e Tyrrell incontra grossi problemi per trovare una fornitura competitiva.

L’anno peggiore però è il 1984, quando la scuderia viene squalificata dalla Federazione, con l’accusa di aver impiegato additivi al piombo proibiti nel sistema di iniezione dell’acqua dei motori Cosworth. In realtà, le Tyrrell venivano zavorrate con dei pezzi di piombo che venivano introdotti in un serbatoio grazie alla pressione dell’acqua. I commissari, tratti in inganno, fecero rapporto e la Federazione decise la squalifica.

È una macchina di Ken Tyrrell che apre una nuova strada nel modo di concepire una monoposto di Formula uno: grazie alla sua arguzia manageriale, seppur con un team in cattive acque, riesce a convincere ,offrendo loro quote della squadra, i due migliori tecnici sul mercato transfughi dalla rivoluzione Ferrari dei primi anni ’90,ovvero lo specialista in materiali compositi Sir Harvey Postlethwaite e il miglior esperto aerodinamico di quell’epoca, Jean Claude Migeot. I due danno vita alla prima monoposto della storia a muso rialzato, studiato per migliorare i flussi nel sottoscocca e nei diffusori posteriori. Questa configurazione avrebbe rivoluzionato dai primi anni ’90 fino ad oggi l’aerodinamica delle monoposto di Formula 1. Altra innovazione saranno i cosiddetti “candelabri”, dispositivi aerodinamici posti sulle fiancate della vettura.

Nel 1997, non trovando gli sponsor necessari per garantire la partecipazione della squadra al campionato, Tyrrell è costretto ad alzare bandiera bianca e cedere per 30 milioni di dollari le strutture della sua squadra alla British American Racing (BAR). E’ la fine.

Il Gran Premio del Giappone del 1998 èl’ultimo ad annoverare la Tyrrell tra i partecipanti .Dopo la chiusura del team, Ken si ritira a vita privata.

Verso la fine del 1999 è nominato presidente del British Racing Drivers’ Club. Muore sconfitto da un cancro il 25 agosto 2011, all’età 77 anni in quel di Est Horseley (Surrey). Ken fino alla fine rimane nel suo quartier generale.

Ken Tyrrell fu animato da una grande passione per questo sport e per il suo lavoro, dovette alla fine piegarsi alle sempre maggiori difficoltà che incontrava la sua scuderia a sopravvivere nella Formula 1 moderna. Molti lo consideravano un uomo burbero, forse troppo, per la Formula 1. Altri lo accusavano di assumere atteggiamenti troppo paternalistici nei confronti dei suoi giovani piloti. Invece, Ken Tyrrell, era un costruttore con le idee molto chiare e, soprattutto, con un gran fiuto per scoprire i talenti. Di lui disse Jackie Stewart: “E’ stato molto più di un manager ai suoi tempi era semplicemente il migliore”. Oltre alle grandi capacità manageriali, Ken fu anche scopritore di talenti: Jackie Stewart, Jacky ickx, Francois Cevert, Jody Scheckter, Patrick Depailler, Michele Alboreto, Ivan Capelli, Mike Tackwell, Martin Brundle, Stefan Bellof, Jonathan Palmer e Jean Alesi.

Ken Tyrrell, il boscaiolo: un pezzo di storia della Formula 1.


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Giulio Scaccia

Giornalista ed appassionato, seguo la Formula 1 dal 1978. Da Gilles Villeneuve a Michael Schumacher, sempre la Ferrari nel cuore. @GiulioScaccia - giulio.scaccia@f1sport.it

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