Per fortuna che ha vinto Vettel

E per fortuna che ha vinto Vettel, con la Ferrari. Una vittoria senza difficoltà con pole position, gara sempre al comando, giro veloce, e successo finale. Per la gioia del popolo ferrarista, e non solo. Perchè una vittoria Ferrari vale di più: per i tifosi, per la gente comune, per il valore aggiunto che fornisce al business Formula1.

Ma non per lo spettacolo. Parliamoci chiaro. Una gara come il GP del Canada, tra l’altro immediatamente successiva a quella di Monaco del tutto similare nelle svolgimento, fornisce poco gusto allo spettatore della domenica, quello che non vanta la conoscenza della tecnologia, dello stress, della raffinatezza di gomme, motori, telai ed assetti da urlo. Roba da appassionati, da intenditori. Che però si assottigliano sempre di più.

Gli altri aspettano il via per la possibile ammucchiata e poi, con gare cosi monotone, si disperdono in mille rivoli con un’occhiata fugace a quel che succede in pista ( uffa! sempre uguale! ) specialmente quando hanno capito che di sorpassi, quelli tosti, fra campioni delle prime file, non ce ne saranno, e si occupano di altro. Salvo poi ammirare il podio e gonfiare il petto con gli amici per il successo della Rossa ( almeno si spera ).

Le cause di una situazione simile sono molteplici, ma se la Liberty Media, in collaborazione con la FIA, non trova rimedi radicali, lo spettacolo Formula 1 rischia di sgonfiarsi.

foto Massimo Bottazzi

Lo dice uno come me che ne ha fatto ragion di vita, ne ha fatto un mestiere, oltre che una passione che dura da 70 anni. Ma che vede affievolirsi sempre di più l’interesse , la partecipazione, l’affetto per questo sport che ormai non offre più sorpassi, ha ridotto fortunatamente i rischi, tenta di giocarsi tutto sulle strategie, NON LASCIA AI PILOTI LA GESTIONE DELLE PROPRIE GARE : sintomatica la frase di Hamilton che chiede al team :” Ma perché mi avete fatto fermare al cambio gomme così presto?”

Ma allora il pilota conta ancora qualcosa? E’ vero che lui non vede i dati, ma, cavolo!, è lui che sente la macchina col famoso fondo schiena alla Lauda, è lui che tiene il volante.

Certo, quel che accade in quei tre motori sotto il cofano è fantastico. Certo, tenere delle medie sul giro ed in gara di quei livelli è mostruoso. Certo, reggere un ritmo così forsennato per quasi due ore è psicologicamente da superuomini.

Ma se poi lo spettacolo resta povero, specialmente per chi sta a casa ( chi è in pista almeno gode del rumore e dell’atmosfera specialissima ), resta solo la gioia e la soddisfazione per la vittoria Ferrari: un nome che raccoglie da solo nel mondo il triplo della somma dei consensi degli altri team messi insieme. Ma quando non vince? Provate a vedere cosa succede nei bar dopo un quarto d’ora di gara se non c’è bagarre.

Non sarà che la Liberty Media ha volutamente fatto sventolare dalla vedètte di turno la bandiera a scacchi un giro prima, rischiando un caos tremendo, per animare un po’ il finale del Gran Premio?

Scherzi a parte per un momento c’è stato da pensarlo.

E meno male che c’è la Ferrari! Tutto il resto, il mercato, i commenti son bla,bla,bla!!


Renato Ronco

giornalista, specializzato in motoring sportivo e commerciale dal 1963