Le coppie ideali

Stavo scrivendo questo articolo poche ore prima del Gran Premo di Baku, ma poi mi sono fermato perché era tardi, molto tardi di notte.

E la prima parte di questa mia “opinione” la mantengo tale e quale come la stavo scrivendo.

Non sapevo dunque quale sarebbe stato l’esito, o il decorso del Gran Premio. Temevo anche di apparire troppo polemico. Invece…. Questo era l’attacco dell’articolo:

La mia opinione è che le coppie di piloti nell’ambito di un team di Formula 1, specialmente se si tratta di un team che mira al Campionato, devono essere composte da un primo pilota in grado di puntare al successo e di un secondo pilota valido ma disponibile a sacrificare la propria personalità alle eventuali esigenze della competizione.

E’ pur vero che l’accoppiata di due big driver ’s stimolala la squadra ed i piloti stesi a superarsi cogliendo quindi una rapida maturazione del mezzo, ma l’esperienza insegna che nella storia le coabitazioni di due primi piloti hanno dato scarsi risultati e molti rischi.

Una coppia stonata fu certamente quella di Prost e Mansell in Ferrari. Due campioni che si danneggiarono a vicenda e non ottennero quel titolo che la Ferrari era in grado di conquistare.

In fondo anche Schumacher riuscì a battere ogni record anche perché aveva accanto piloti che mai gli diedero fastidio, pur potendolo fare a volte, come Irvine, Barrichello o Massa”.

Ho ripreso quell’articolo perché l’incidente catastrofico per la squadra dei due piloti Red Bull, Verstappen e Ricciardo, è stata domenica la migliore riprova di quanto potesse essere veritiera quell’opinione.

Mi ero fermato anche per poter andare a verificare situazioni di coppie di piloti di alto livello nella stessa squadra con risultati spesso a rischio e avvalorare quindi la mia opinione. Invece la gara di domenica a Baku mi ha confermato nella mia convinzione.

Il caso Prost – Senna a fine anni ’80 alla McLaren è forse l’unico che in parte ha funzionato: anche se fra contrasti ed incidenti mica da poco. Ma la McLaren di quegli anni era talmente forte che si poteva permettere certi rischi.

Potremmo ancora citare il caso di Piquet e Mansell alla Williams a metà anni ’80 che fece sobbalzare più di una volta il grande Franck pur nella sua costrizione di immobilità.

Per confortare la mia opinione basta andare a vedere come erano composte le squadre di piloti dei team di Flavio Briatore. Che sarà discutibile finché si vuole, ma la sua abilità nella gestione delle squadre è sempre stata impeccabile. E lui non ha mai messo due galli nello stesso pollaio.

Quindi un primo pilota con un secondo pilota abbastanza forte da impegnare la concorrenza, ma disponibile a qualche sacrificio per il bene del team. E magari potrà arrivare anche qualche bella soddisfazione. O addirittura il titolo, come è accaduto per Nico Rosberg nel 2016. Ma eravamo di nuovo in presenza di una macchina talmente forte da potersi permettere di rischiare.


Renato Ronco

giornalista, specializzato in motoring sportivo e commerciale dal 1963