Piloti Manager: Successo o Flop ?

Sono parecchi i piloti di Formula 1 che hanno avuto la tentazione di passare dall’altra parte della barricata diventando costruttori o team manager dopo aver smesso l’attività al volante. O addirittura mentre ancora gareggiavano ancora in pista.

La curiosità di sondare questo aspetto della storia della F1 mi è venuta seguendo i primi test 2018 sul tracciato di Barcellona e vedendo la McLaren arancione di Alonso e Van Doorne: arancione come quella originaria del 1966 guidata proprio dallo stesso Bruce McLaren, pilota neozelandese.

LA BRABHAM

Ma procediamo con ordine. Il primo a cimentarsi in questa avventura è l’australiano Jack Brabham nel 1962. Quando decide di mettersi in proprio, fondare la scuderia e costruire anche la macchina, ha già vinto due titoli mondiali, nel 1959 e 1960, al volante della Cooper Climax. Prima con motori Climax e poi Repco lui stesso riuscirà a vincere 7 Gran Premi ed anche il suo terzo titolo iridato nel 1966, ed il titolo costruttori nel 1967, con motore Repco. Gareggerà fino al 1970. Dopo il suo ritiro come pilota la squadra continua l’attività con motori Ford e piloti del calibro di Graham Hill, Reutemann, Watson, Pace. La gestione del team passa a Bernie Ecclestone che utilizzerà motori Alfa Romeo con Lauda e Piquet e poi fornirà a Nelson Piquet il motore BMW per conquistare il mondiale piloti nel 1983. Dall’84 inizierà il declino della squadra che sparisce dalla scena nel 1991.

LA McLAREN

Nel 1966 il pilota neozelandese ecco Bruce McLaren che da vita ad un team con il proprio nome ed una propria macchina. Il motore è Serenissima per 4 gare. Poi adotta l’immancabile Ford. Con la sua macchina riuscirà a vincere un solo Gran Premio, in Belgio, ed otterrà qualche podio nel 1969. Purtroppo morirà durante una sessione di test privati nel 1970. Il team però gli sopravvive e dopo aver vinto con Emerson Fittipaldi il titolo iridato nel 1974, e con James Hunt nel 1976 – entrambi con motore Ford – mieterà successi di gran rilievo negli anni ’80 e ’90 e fino al 2001. Sotto la gestione di Ron Dennis – con motori Tag Porsche, Honda e Mercedes – conquista 10 mondiali piloti con Lauda, Prost, Senna, Hakkinen ed Hamilton, ed 8 titoli costruttori. E’ l’unica squadra tuttora in attività in F 1 che porta il nome del pilota di F1 ce l’ha fondata, e vedere quel lampo arancione mi ha riportato alla mente Bruce McLaren e la sua intuizione di 62 anni fa.

GLI ALTRI PILOTI MANAGER

In quello stesso 1966 anche il pilota americano Dan Gurney tenta l’avventura. La sua squadra si chiama Eagle ed avrà vita breve: 25 Gran Premi disputati tra il 1966 ed il 1967 con lo stesso Gurney che si toglie la soddisfazione di una vittoria nel 1967 in Belgio.

Nel 1970 è la volta di John Surtees, già campione del mondo con la Ferrari nel 1964 oltre che iridato nel motomondiale. Crea un team con il proprio nome, la Surtees, con cui correrà egli stesso ma senza grandi risultati. Il miglior piazzamento del team sarà il 2° posto al GP d’Italia del 1972 con il pilota Mike Hailwood, pure lui già campione delle due ruote. La Surtees durerà fino al 1978 dopo 118 gare. Con il team hanno corso anche Alan Jones e gli italiani De Adamich e Brambilla.

Nel 1975 il sacro fuoco colpisce anche Emerson Fittipaldi. Dopo aver conquistato 2 titoli mondiali da vita alla Copersucar-Fittipaldi, che nel 1979 diventa Fittipaldi tout court. Il team nasce sulla scia dell’entusiasmo suscitato in Brasile dai successi iridati. Sarà un fallimento economico e sportivo. Non bastano un secondo posto in Brasile nel 1978 ed un terzo posto in USA nel 1980 conquistato da Keke Rosberg che corre con il team anche nel 1981, poi la Fittipaldi chiude l’attività.

Nel 1976 ci prova anche il francese Guy Ligier, ex-pilota degli anni ’60 con una dozzina di GP disputati, a far nascere una scuderia con il proprio nome. All’inizio il team dispone dei motori Matra, diventa la culla dei piloti francesi e raccoglie 8 vittorie, sette con Laffite ed una con Pironi, ed anche un secondo posto fra i costruttori nella graduatoria mondiale del 1980. Poi, dopo un periodo di scarsi risultati, vince a sorpresa con Panis a Monaco nel 1996. E’ il canto del cigno.

Dal 1997 la squadra viene rilevata da Alain Prost che, dopo i suoi quattro titoli iridati, tenta la carta del team francese mettendo a frutto il suo carisma e la sua abilità tattica. Ma è una scelta sfortunata. La Prost durerà solo cinque anni e con risultati deludenti nonostante cospicui aiuti iniziali di importanti sponsor francesi. Prost dovrà ricorrere addirittura alla procedura fallimentare, ma gli va riconosciuto il merito di aver valorizzato l’italiano Trulli all’inizio della carriera.

Intanto nel 1978 ci ha provato anche jackie Oliver, pilota inglese con 50 GP disputati e pochi risultati. Il team si chiama Arrows e porta alla ribalta della Formula 1 Riccardo Patrese, ed anche Berger e Boutsen. Poi il team passerà di mano parecchie volte, dopo un quarto posto nella classifica costruttori nel 1988, fino al declino definitivo nel 2002.

Nel 1978 affronta l’ardua impresa Arturo Merzario. Con una splendida volontà, tanto entusiasmo e pochi finanziamenti si presenta alla guida di una vettura che porta il suo nome alla ribalta della F 1. La sua esperienza dura soltanto due anni. Nel primo riesce a qualificarsi 8 volte, nel secondo soltanto due. E l’avventura finisce lì.

Nel 1992 è ancora un francese, Gerard Larrouse che ha al suo attivo un solo GP disputato, ad inaugurare un team con il suo nome, forte del suo passato di Direttore Sportivo del team Renault ai tempi del turbo. Il team, con motori Lamborghini e Ford, resta in attività solo per tre anni senza lasciare un segno nella storia della Formula 1.

L’ultimo pilota in ordine di tempo ad aver dato vita ad una squadra con il proprio nome è Jackie Stewart. Lo scozzese tre volte Campione del mondo, che aveva smesso di correre alla fine del 1973, nel 1997 trova i capitali, la voglia e l’energia per creare il team. Il motore è il classico Ford. In tre anni di attività ottiene anche una vittoria, con Jonny Herbert, al Gran Premio d’Europa disputato al Nurburgring nel 1999. Dopo 49 Gran Premi ed un 4° posto nella classifica costruttori Stewart vende tutto alla Ford che farà correre il team con il marchio Jaguar. E’ interessante osservare che la Jaguar, dopo i risultati scarsi, smetterà l’attività dopo 5 anni per vendere tutto alla Red Bull. E sappiamo bene cos’è diventata.

Ancora una volta la sfortuna perseguita le iniziative nate dalle velleità di piloti o ex-piloti. A parte

la McLaren che sfreccia ancora sulle piste con le sue vetture arancione: come quella di Bruce!


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Renato Ronco

giornalista, specializzato in motoring sportivo e commerciale dal 1963

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