L’importanza del cervello

Leggendo un interessante servizio su Sportwick sono venuto a conoscenza di un’iniziativa che la Pirelli ha condotto appoggiandosi alla struttura del dott. Riccardo Ceccarelli per analizzare quali sono le componenti di un pilota più impegnate nella guida di un’auto da corsa, Formula 1 in particolare.

La “Formula Medicina” , le cui capacità conosciamo bene grazie al valore ed alla grande esperienza del dott. Ceccarelli, ha dunque appurato che la componente umana più importante nella guida di un’auto, a livello di prestazioni molto elevate, è il cervello. Una serie di esami monitorati con attrezzature di avanguardia ha così sentenziato.

E mi fa molto piacere che questo sia il risultato dello studio di cui sopra. Perché non fa altro che confermare un’opinione che spesso ho espresso nel corso di incontri, discussioni, o interviste. Ma non perché io fossi arrivato prima per chissà quale intuizione a quel risultato.

No. Tutto risale ad un antefatto che racconto spesso e volentieri.

Nel 1988 mi capitò, insieme ad altri giornalisti, di essere invitato dalla Ford Italia ad un breve corso di guida veloce all’autodromo di Misano. Con un istruttore d’eccezione: Jackie Stewart, tre volte campione del mondo di Formula 1. Persona squisita oltre che pilota eccezionale.

Al di là dell’interessante sessione di test eseguiti con un metodo tutto suo, e di cui ho fatto tesoro nel corso degli anni, colsi l’occasione per porre a Stewart una domanda in particolare: “qual’è la dote principale per un pilota al fine di conquistare l’ambito titolo mondiale di Formula 1?”

E lui mi rispose con un gesto della mano. Indicando con il dito indice la testa disse proprio quella parola “ the brain”, il cervello.

E quella indicazione ho sempre tenuto in gran conto nel valutare le potenzialità di un pilota ogni volta che, nei trent’anni successivi e fino ad oggi, dovevo esprimere un giudizio. E non ho sbagliato.

In particolare: quando nel 2001 venne nello studio di CRONO Tempo di Motori un giovane pilota della Minardi, Fernando Alonso, al termine dell’intervista, prima di congedarlo nei corridoi degli studi, gli dissi: “Tu sarai Campione del Mondo”. E lui , un po’ sorpreso, mi chiese: “Perché dici questo?”. “Perché hai la testa giusta, il cervello adatto” gli risposi. Fui buon profeta: vinse due titoli mondiali, e ne avrebbe meritato almeno altri due. Ma non è detto che non ci riesca. Anche perché so che al terzo titolo terrebbe veramente molto. Il cervello giusto ce l’ha. E le conclusioni del dott. Ceccarelli giocano a suo favore. Deve solo sperare nella macchina giusta.

Renato Ronco

giornalista, specializzato in motoring sportivo e commerciale dal 1963

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