Ferrari, Tyrrell, March e Williams: quando le sei ruote aiutavano a sognare

Ferrari, Tyrrell e March tentarono opzioni innovative, ma senza successo.

Negl’anni 70, quando in Formula 1 l’effetto suolo non aveva ancora fatto capolino tra gli ingegneri, ma era solo un tentativo messo in atto da alcune scuderie tipo la McLaren M23, una delle prime scuderie di testa a provare le bandelle sigillanti, tra i vari tentativi di abbassare il baricentro delle vetture per aumentare la tenuta in curva ci fu quello di adottare 6 ruote nelle monoposto.

La più famosa fu sicuramente la Tyrrel p34: era emozionante vederla entrare in curva piu veloce delle altre monoposto ma uscirne di traverso per gestirne l’accellerazione. Il progetto P34 nacque da un’intuizione di Dereck Gardner e la filosofia trainante era quella di avere una minore resistenza aereodinamica grazie alle forme più tondeggianti e alle dimensioni ridotte degli pneumatici anteriori.
La multinazionale Elf finanziò in toto il progetto e il successo in Svezia, pole position e doppietta finale, aveva illuso tutti che una nuova frontiera tecnica era stata trovata. Ben presto tutti si resero conto che il successo fu un illusione: le difficoltà della Goodyear a produrre gli pneumatici anteriori di dimensioni più piccole, unite alle difficoltà ad adattarsi in toto a tutti i circuiti, obbligò la Tyrrel ad accantonare il progetto dopo poco più di un anno dal debutto.

Anche la March, incuriosita dall’esperimento Tyrrell, optò per una monoposto a 6 ruote. Gli ingegneri però optarono per tre assi, due al posteriore e uno all’anteriore.
La March ritenne di aver trovato la soluzione per far funzionare le sei ruote: infatti il doppo ponte posteriore procurava effettivi vantaggi in termini di trazione ma, nonostante i riscontri positivi, la scuderia scelse di non portare in pista la monoposto essendo troppo esoso svilupparla e al contempo troppa la fame di risultati per la scuderia.
Anche la Ferrari si fece attrarre dalla soluzione a sei ruote: Forghieri andò controcorrente e fece preparare un prototipo su base 312 denominata t6.
La macchina era caratterizzata da 4 ruote gemellate al posteriore e venne portata in pista dai piloti titolari Reutemann e Lauda, sia a Fiorano, sia sull’anello di Nardò.
I piloti ebbero pareri contraddittori ma a bloccarne lo sviluppo fu l’eccessiva larghezza posteriore non conforme al regolamento. Per ingannare ulteriormente la concorrenza, la Ferrari fece girare un fotomontaggio di un fantomatico prototipo a 8 ruote.
Ultima monoposto a 6 ruote fu la Williams. La scuderia di Grove optò per la soluzione della March alla quale unì l’effetto suolo.
Patrick Head, ingegnere capo Williams, era obiettivamente ottimista e aveva preparato il team a sviluppare il prototipo per prepararlo al meglio per la stagione 1983.
A bloccare il progetto ci pensò la federazione che, a causa dei numerosi incidenti occorsi nella stagione 82, vietò l’effetto suolo e, per rendere le macchine da corsa più coerenti con le macchine di tutti i giorni, vietò le 6 ruote di cui 4 motrici.
In pratica vennero messe fuori legge tutte le caratteristiche del prototipo Williams e in fu posta la parola fine alle 6 ruote.

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