Ferrari: reali le minacce di addio alla F1 secondo Ecclestone

Secondo Ecclestone le minacce di addio della Ferrari al grande circo della F1 sono più che reali e le conseguenze per tutto l’ambiente – non per la Ferrari – potrebbero essere molto gravi. 

 

di Oreste Sicilia

L’ex patron della F1 ha fatto rimbalzare, come solo lui sa fare, diverse polemiche sia con i nuovi proprietari della massima serie automobilistica che con i vari attori del circus, in particolare i team e nella fattispecie la Ferrari. Questo perché, oggettivamente, il primo anno di Liberty Media al comando di quel giochino che è la categoria regina del motorsport a quattro ruote, possiamo definirlo come assolutamente positivo.

Tra i fattori che hanno concorso a questo obbiettivo c’è da inserire sicuramente una rediviva Ferrari, che ha conteso il titolo per gran parte del campionato alla fortissima Mercedes che, almeno nel 2017, ha dovuto sudare parecchio rispetto ai tre anni precedenti in cui per avere un minimo di spettacolo bisognava sperare che i due alfieri della Stella a Tre Punte si scannassero come galli in un pollaio.

Su questo aspetto, Bernie Ecclestone si è così espresso: “Ho aspettato cinque anni perché la Ferrari si svegliasse. Questo è finalmente successo. Il duello Ferrari contro la Mercedes ha mobilitato i tifosi. Mi sono scusato ancora e ancora con gli organizzatori perché avevo venduto loro qualcosa per un sacco di soldi, che non soddisfacevano i requisiti. Avevano pagato per la vecchia F1 . Tutto ciò che hanno ottenuto è stato un ciclo di vittorie Mercedes!“.

Con queste parole, Mister E ha voluto un po’ rispondere alle critiche circa i contratti monstre sottoposti ai vari organizzatori del Gran Premi in calendario. Intendiamoci, Ecclestone faceva il suo mestiere, ovvero produrre soldi, così come vuole fare Liberty Media. Ma la strategia delle passate stagioni era quella di rendere la F1 sempre più come un ristorante stellato, elitario, creando circuiti ex novo in posti dove i soldi non erano e non sono un problema, a discapito di tracciati ricchi di storia, interessanti anche per i piloti, ma che non potevano sottostare a certe richieste economiche.

Ma paradossalmente, il vero problema degli ultimi anni di gestione del manager inglese, non è stato neanche questo. In realtà, la vera questione è da ricercare ancora nelle dichiarazioni dello stesso Ecclestone, e riguarda molto banalmente quanto accaduto in pista. La stipula di gran parte dei contratti con i vari organizzatori dei Gran Premi è avvenuta prima dell’era turbo-ibrida, quindi a monte di quell’epopea targata Mercedes che dura ancora oggi, con conseguente aumento della “noia” lì davanti e di disaffezione di chi, molto pragmaticamente, da becero tifoso si piazza davanti alla tv solo quando ha percezione che la “propria” squadra possa vincere qualcosa, con conseguente calo di ascolti e di interesse, con impatti negativi sia nei confronti delle varie emittenti che ai botteghini dei vari circuiti.

Ma Ecclestone non si è fermato qui, ed ha anche fornito la sua sulla paventata possibilità che la Scuderia di Maranello, attraverso il Presidente Sergio Marchionne, possa uscire dal campionato nel caso in cui non venisse “accontentata” su alcune richieste in ottica 2021, anno del nuovo Patto della Concordia che dovrà essere firmato nei prossimi mesi. Il manager inglese si è così espresso: “Se ci fosse stato Luca di Montezemolo, non avresti dovuto prenderlo sul serio. Il motorsport era la vita di Luca. Sergio può vivere senza la F1. È interessato solo al business. La cosa più importante per lui è che può offrire agli azionisti un buon risultato economico. Se a Marchionne non piace il percorso della F1, allora si fermerà. Temo che la Ferrari possa vivere senza la F1, non il contrario“.

In queste ultime parole di Mister E, si nota la crudezza del manager pragmatico che è sempre stato, come lo è l’attuale Presidente della Rossa. Sinceramente però, pensare che questo atteggiamento non fosse prerogativa anche di Montezemolo è come credere ancora a Babbo Natale che scende dal camino. Parliamoci chiaro, è stato l’Avvocato a contrattare proprio con Ecclestone il potere di veto nelle decisioni dello Strategy Group e l’inserimento di una norma che garantisse una certa somma di denaro alla Ferrari indipendentemente dalla classifica costruttori. Il motivo è presto derivabile dalle stesse dichiarazioni dell’ex Patron. Nell’azienda F1 la Ferrari è il primo venditore. Tradotto, è quel team che fa registrare più accessi al varco dei circuiti e fa accendere più televisori nel mondo. Quindi vuole che questo gli venga riconosciuto. Punto. Banale business.


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